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Per chi volesse... leggere.

Aperto da raffaele de martinis, Dicembre 23, 2012, 07:52:29 PM

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raffaele de martinis

Ci rileggerete dopo le feste, intanto buon ferragosto a tutti da Raffaele e Beatrice.
modestamente: [email protected]

madamen67

Auguri a voi ma per i miei gusti Ferragosto è un po' troppo in là... :icon_pidu:
Non invidiate. Applaudite e poi fate di meglio

raffaele de martinis

Ho scoperto di avere un piccolo gruppo di lettura che segue le opere del Generale.

In particolare, sta comparando alcuni brani della mia traduzione di Questioni con quella stampata attualmente in commercio.

Ho fatto un esperimento, ho messo a fronte un capitolo nelle due forme, chi lo volesse può chiedermi il link e visionarle.
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raffaele de martinis

Citazione da: raffaele de martinis - Dicembre 23, 2012, 07:52:29 PM
Ci rileggerete dopo le feste, intanto buon ferragosto a tutti da Raffaele e Beatrice.

E' Ferragosto, siamo tutti più buoni.  :icon_eek:

Perché il Natale deve avere l'esclusiva dell'incremento bontà ? Questa è una domanda che mi pongo da sempre non avendo mai riscontrato miei picchi di bontà in occasione delle feste natalitie.

In effetti, è difficile esser più buoni a Ferragosto, troppo caldo, troppa folla, troppo rincari ingiustificati dei prezzi.

Stamattina presto sono andato a comprare del pesce, c'era la fila...una fila all'itagliana, cioè un assembramento selvaggio, dove proprio mentre arrivavo è scoppiato un tafferuglio per quistioni di precedenza, sono arrivati i vigili urbani...così mentre i tutori dell'ordine ristabilivano la calma mi son fatto servire con cinica indifferenza.

Buon Natale a Tutti !
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alex

Citazione da: raffaele de martinis - Marzo 12, 2013, 02:25:51 AM
Ho fatto un esperimento, ho messo a fronte un capitolo nelle due forme, chi lo volesse può chiedermi il link e visionarle.

Occhio al copyright!
La nuda Verità è una donna difficile da amare. L'illusione invece è una donna seducente, amorevole, a cui è facilissimo restare fedeli.

milla

Raffaele hai fatto l'albero di Natale e il presepe con il bue,l'asinello e tutti i pastorelli?

raffaele de martinis

Domani provate a dire ai vostri vicini di tavolo al ristorante o di sdraio in spiaggia Buon Natale ...dovete farlo guardandoli bene negli occhi e vedete le reazioni, attenzione dovete avere la ribattuta pronta, altrimenti da falchi diventate conigli.
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alex

Be', se Questioni ha visto la luce, è o non è natale?   :chewyhorse:
La nuda Verità è una donna difficile da amare. L'illusione invece è una donna seducente, amorevole, a cui è facilissimo restare fedeli.

raffaele de martinis


La fortuna di esser cavallo.

Ma già s'è stancato di star ritto su le zampe e si piega con pena sui ginocchi per riposarsi a terra, sempre con la testa verso la porta.
Non può proprio pensare d'esser libero.
Ma già, un cavallo, anche quando l'abbia davvero, la libertà, gli è forse dato di farsene un'idea? L'ha, e ne gode senza pensarci. Quando gliela levano, dapprima per istinto si ribella; poi, addomesticato, si rassegna e adatta.
Forse quello, nato in qualche stalla, libero non è stato mai. Sì, da giovane in campagna probabilmente, lasciato a pascolare sui prati. Ma libertà per modo di dire: prati chiusi da staccionate. Se pure c'è stato, che ricordo può più averne?
Sta lì a terra finché la fame non lo spinge a rimettersi con maggiore stento in piedi; e poiché da quella porta, dopo una così lunga attesa, non spera più aiuto, volta la testa a guardar di lato, lungo la strada del sobborgo. Nitrisce. Raspa con uno zoccolo. Più di questo non sa fare. Ma dev'essere convinto che è inutile, perché poco dopo sbruffa e scuote il capo; poi, incerto, muove qualche passo.
C'è ormai più d'un curioso che sta a osservarlo.
Pure in campagna, dove sia coltivata, non s'ammette che un cavallo vada libero; figurarsi poi in mezzo a un abitato dove ci son donne e bambini.
Un cavallo non è come un cane che può restar senza padrone e, se va per via, nessun ci fa caso. Un cavallo è un cavallo: e se non lo sa, lo sanno gli altri che lo vedono, il corpo che ha, molto molto più grande di quello d'un cane, ingombrante; un corpo che non riesce mai a ispirare un'intera confidenza e da cui tutti ci si guarda perché tutta d'un tratto, non si sa mai, uno sfaglio imprevedibile; e poi con quegli occhi, con quel bianco che a volte si scopre feroce e insanguato; occhi così tutti specchianti, con un brio di guizzi e certi baleni, che nessuno comprende, d'una vita sempre in ansia, che può adombrarsi di nulla.
Non è per ingiustizia. Ma non sono gli occhi d'un cane, umani, che chiedono scusa o pietà, che sanno anche fingere, con certi sguardi a cui la nostra ipocrisia non ha più nulla da insegnare.
Gli occhi d'un cavallo, ci vedi tutto, ma non ci puoi legger nulla.
E' vero che questo, così mal ridotto com'è, non pare a nessuno che possa esser pericoloso. Ma, comunque, perché impicciarsene?
Vada pure; se qualcuno sarà molestato, ci penserà lui a scostarlo, a cacciarlo; o ci penseranno le guardie.
Ragazzi, non tirate sassi. Vedete che non ha più nulla addosso? Così libero e sciolto, se piglia la fuga, chi lo para?
Stiamo piuttosto a vedere tranquillamente dove va.
Ecco, prima da uno là che fabbrica pasta al tornio e la tiene stesa ad asciugare all'aperto su certi telaj di rete posati su cavalletti traballanti.
Oh Dio, se s'accosta, li fa cadere.
Ma il pastajo accorre in tempo a pararlo e lo spinge via. Sacr... di chi è questo cavallo?
I monelli non reggono più, gli corrono dietro, gridando, ridendo.
- Un cavallo scappato?
- No: abbandonato.
- Come, abbandonato?
- Ma così. Lasciato dal padrone. Libero.
- Ah sì? Allora un cavallo che se ne va a spasso per conto suo per le vie del paese?
Eh via, d'un uomo si vorrebbe sapere se non è pazzo. Ma d'un cavallo che volete sapere? Un cavallo sa soltanto che ha fame. Ora, più là, allunga il muso verso un bel cesto d'insalata esposto fra tanti altri davanti alla bottega d'un erbivendolo.
E' respinto malamente anche da lì.
Alle botte è avvezzo, e se le prenderebbe in pace, se poi con questo lo lasciassero mangiare. Ma proprio non vogliono che mangi. Più resiste per dimostrare che non gl'importa delle botte, e più gli storcono il collo per tenergli il muso lontano da quel bel cesto di insalata. E la sua ostinazione fa ridere. Ma ci vuol tanto a comprendere che quell'insalata è lì esposta per esser venduta a chi voglia mangiarsela? E' una cosa così semplice. E, perché il cavallo dimostra di non comprenderla, tutte quelle risa sguajate.
Bestia! non ha neppure un filo di paglia da mangiare, e vorrebbe l'insalata.
Nessuno s'immagina che una bestia, dal canto suo, può vedere in tutt'altro modo, veramente più semplice, la cosa. Ma nulla da fare.
E il cavallo se ne va, col seguito di tutti quei monelli, i quali, dopo la bella dimostrazione data, di sapersi pigliar le botte così in pace, chi li tiene più? Gli fanno attorno una gazzarra d'inferno. Tanto che il cavallo a un certo punto si ferma stordito, come per cercare il modo di farla finita. Accorre un vecchio ad ammonire i monelli che coi cavalli non si scherza.
- Ecco, vedete?
La prova giova per un momento. I monelli riprendono a seguire il cavallo tenendosi a distanza. Dove va?
Avanti. Senza più osare accostarsi ad altre botteghe, attraversa tutta la strada del sobborgo in cima al colle, e dove questa comincia a discendere, disabitata per un lungo tratto, si riferma indeciso.
E' chiaro che non sa più dove andare.
Spira, in quel tratto di strada, un po' di vento. E il cavallo alza la testa, come a berlo, e socchiude gli occhi, forse perché vi sente l'odore dell'erba lontana, dei campi.
Resta lì fermo a lungo, a lungo, così con gli occhi socchiusi e il ciuffo che, ai soffi di quel vento, gli si muove lieve sulla fronte dura.
Ma non commoviamoci. Non dimentichiamo la fortuna che ha quel cavallo, come ogni altro: la fortuna d'esser cavallo.
Se i primi monelli si sono alla fine stancati di starlo a guardare e se ne sono andati, altri e altri in più gran numero gli fanno allegro codazzo quando sul tardi, venendo chi sa di dove come nuovo, stranamente esaltato da una ebbra impazienza per la fame, ecco, a testa alta, si presenta in mezzo al corso principale del paese e si pianta lì grattando con uno zoccolo il duro lastricato, come per dire: comando che mi si porti subito da mangiare qua, qua, qua.
Fischi, applausi, risa, gridi d'ogni genere si levano a quel gesto imperioso; la gente accorre, lasciando i tavolini del Caffè, le botteghe; tutti vogliono sapere di quel cavallo - scappato - non scappato - abbandonato - finché due guardie si fanno largo tra la ressa; l'una afferra per la criniera il cavallo e lo trascina via, mentre l'altra impedisce ai monelli di seguirlo, ributtandoli indietro.
Condotto fuori dell'abitato, dopo le ultime case e le fabbriche, passato il ponte, il cavallo, che non s'è reso conto di nulla, una sola cosa avverte: l'odore dell'erba, questa volta vicina, là sulle prode della strada oltre il ponte, che conduce alla campagna.
Perché tra le tante disgrazie che gli possono occorrere, capitando sotto gli uomini, un cavallo ha almeno sempre questa fortuna: che non pensa a nulla. Nemmeno d'esser libero. Né dove o come andrà a finire. Nulla. Lo cacceranno da per tutto? Lo butteranno a sfragellarsi in un burrone?
Ora, per il momento, mangia l'erba della proda. La sera è mite. Il cielo è stellato. Domani sarà quel che sarà.
Non ci pensa.


Luigi Pirandello
Novelle per un anno.

                                                                                 
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raffaele de martinis

Tolstoj non era semplicemente un "femminista" che denunciava la società patriarcale, ma criticava fortemente anche la passività delle donne dell'epoca e le esortava ad agire. Di tutti i suoi eroici personaggi femminili ce n'è uno particolarmente degno di nota: Frou Frou, una cavalla.

Eccola.

Frou-Frou era una cavalla di media altezza e per conformazione non irreprensibile. Era tutta stretta di ossatura; quantunque il suo torace sporgesse fortemente in fuori, il petto era stretto. La groppa era un po' pendente, e le zampe anteriori e in particolare le posteriori erano fortemente sbilenche. I muscoli delle zampe posteriori e anteriori non erano molto grandi, ma in compenso il cavallo nel sottopancia era straordinariamente largo, cosa che stupiva specialmente adesso, col suo trattamento e col suo ventre incavato. Le ossa delle zampe sotto ai ginocchi sembravano non più grosse d'un dito, guardando da davanti, ma in compenso erano straordinariamente larghe guardando da un lato. Tutto il cavallo, eccettuate le costole, era come fosse stato compresso dai lati e allungato in profondità. Ma aveva in sommo grado una qualità che faceva dimenticare tutti i difetti; questa qualità era il sangue, quel sangue che si fa sentire, secondo l'espressione inglese.

I muscoli fortemente rilevati di sotto alla rete delle vene, distesa dentro la pelle sottile, mobile e liscia, come il raso, sembravano altrettanto forti come l'osso. La sua testa asciutta con gli occhi prominenti, brillanti, allegri si allargava al naso nelle narici sporgenti con la membrana iniettata dentro di sangue. In tutta la figura e particolarmente nella sua testa c'era un'espressione definita, energica e insieme tenera. Era una di quelle bestie che sembra non parlino solo perché la disposizione meccanica della loro bocca non glielo permette.

A Vrònskij, almeno, sembrò che essa avesse capito tutto quello che egli sentiva adesso, guardandola. Non appena Vrònskij entrò da lei, essa aspirò profondamente l'aria e, storcendo il suo occhio sporgente in modo che il bianco s'iniettò di sangue, guardava dalla parte opposta quelli che erano entrati, scotendo la museruola e appoggiandosi elasticamente ora su una zampa, ora su un'altra. — Su, ecco vedete com'è agitata, — disse l'inglese. — Oh, cara! Oh! — diceva Vrònskij avvicinandosi al cavallo ed esortandolo. Ma quanto più egli si accostava, tanto più essa s'agitava. Solo quando egli si avvicinò alla sua testa, si calmò a un tratto, e i muscoli si misero a tremare sotto il sottile, delicato pelame. Vrònskij accarezzò il suo collo forte, aggiustò sul garrese aguzzo un ciuffo della criniera ch'era caduto dall'altra parte e si avvicinò col viso alle sue narici allargate, sottili come l'ala d'un pipistrello.

Essa aspirò ed emise sonoramente l'aria dalle narici tese, rabbrividendo, appoggiò l'orecchio aguzzo e protese il forte labbro nero verso Vrònskij, come desiderando d'acchiapparlo per la manica. Ma, ricordatosi della museruola, la scosse, e cominciò di nuovo a far cambiar di posto una dopo l'altra alle sue zampette tornite. — Càlmati, cara, càlmati! — egli disse, dopo averla ancora accarezzata con la mano sulla groppa, e con la gioiosa coscienza che il cavallo era nelle condizioni migliori, uscì dallo scompartimento. L'agitazione del cavallo si era comunicata anche a Vrònskij; egli sentiva che il sangue gli affluiva al cuore, e che, nello stesso modo come il cavallo, aveva voglia di muoversi, di mordere; in lui c'era e timore e allegria. — Via, allora io spero in voi, — diss'egli all'inglese, — alle sei e mezzo sul posto.

— Tutto va bene, — disse l'inglese. — E voi dove andate, milord? — egli domandò inaspettatamente, adoperando questa denominazione my Lord, che non adoperava quasi mai. Vrònskij sollevò il capo con stupore e guardò, com'egli sapeva guardare, non negli occhi, ma in fronte all'inglese, meravigliandosi della temerarietà della sua domanda. Ma avendo capito che l'inglese, facendo quella domanda, guardava a lui non come al padrone, ma come al fantino, gli rispose: — Ho bisogno d'andar da Brjànskij, fra un'ora sarò a casa. «Quante volte mi fanno oggi questa domanda?» si disse egli e arrossì, il che gli accadeva di rado.

L'inglese lo guardò attentamente e, come avesse saputo dove andava Vrònskij, soggiunse: — La prima cosa è esser calmo prima di montare, — diss'egli, — non siate di malumore e non sconvolgetevi l'animo con niente. — All right, — rispose sorridendo Vrònskij e, saltato nella vetturetta, ordinò d'andare a Petergòf. Non appena s'era allontanato di qualche passo, una nube, che dalla mattina minacciava la pioggia, si avanzò e cadde un acquazzone. «Male, — pensò Vrònskij, alzando il mantice della vetturetta. — Già così era sporco, e ora sarà proprio una palude. Sedendo nella solitudine della vetturetta chiusa, tirò fuori la lettera della madre e il biglietto del fratello e li lesse. Sì, tutto questo era sempre lo stesso. Tutti, sua madre, suo fratello, tutti stimavano necessario immischiarsi nei suoi affari di cuore.


Continua...
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raffaele de martinis

Stavolta potete ascoltare la novella di Moupassant, dalla voce di Zanardi. Ho letto il testo in francese è... un cicinin più esplicito...

Trovate l'audionovella nel tubo: Walter Zanardi letture
Pazzo? - Racconto breve di Guy de Maupassant.


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raffaele de martinis

Stranamente, questa setione si noma: Sala di Lettura, sto leggendo - in versione kindle - Bestiario Nazista - Jan Mohnhaupt - Bollati e Boringhieri.  mi sento in dovere di suggerirVi la lettura.

In questi tempi di animalismo estremo, di veganesimo senza se e senza ma, e di ecologismo un tanto al kilo  e della loro PROPAGANDA, è un testo veramente sconvolgente...



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raffaele de martinis

Il "comunista".

giovedì 25 dicembre 2014

Oliveira, ha vissuto - quasi tutta la vita - sotto un regime dittatoriale; politicamente e culturalmente era senz'altro un "conservatore" ma con una indipendenza intellettuale e una integrità morale che lo estraniavano dagli ordini costituiti  tant'è che morì "povero".
Se avesse lisciato per il verso del pelo il potente di turno si sarebbe arricchito e sarebbe  "ufficialmente" assurto alla cattedra di "Cavallerizzo del XX Secolo" fin da giovane.
In quest'ottica, mi piace condividere questo suo breve ragionamento tratto da: Principi classici dell'Arte di Addestrare i Cavalli - Nuno Oliveira - ed. Equitare

Dopo aver trascorso più di mezzo secolo montando a cavallo e viaggiando per il mondo, spesso, mi pongo la domanda se ne è valsa la pena di dare tanto di me stesso, fare tanti sforzi e dedicare tanto tempo all'equitazione.
Oggigiorno, esistono enormi ricchezze e grandi miserie, il cavallo talvolta rappresenta un simbolo e un piedistallo della ricchezza.
Durante uno dei miei viaggi in un paese del cosidetto terzo mondo, stavo percorrendo una strada di campagna per esercitare un cavallo di una mia allieva ai cambi di galoppo.
Arrivato vicino un campo, ho visto una scena che mi ha profondamente rattristato: una donna indigena, sotto il sole rovente, vangava la terra con un bimbo attaccato sulla schiena.
Un'altra volta, in un paese tropicale  - dove davo lezioni - sono stato ospitato in una villa con tutti i comfort in un grande complesso edilizio con tanto di prati e di giardini circondato da alte mura con sopra del filo spinato.
Oltre quel muro, c'erano delle baracche dove vivevano persone che coltivavano il riso sfruttando le acque di scarico del "condominio".
L'Equitazione fa parte del bagaglio culturale dei popoli che l'hanno praticata e perfezionata nel corso dei secoli.
Bisogna cercare di pareggiare le differenze sociali sviluppando e facilitando l'educazione in modo che le differenti forme di cultura diventino accessibili a tutti, che l'equitazione possa essere praticata da tutti coloro veramente interessati e dotati.
La premessa a tutto ciò è che bisogna liberarsi della vanità e del senso di superiorità.
Se con l'età, il cavaliere perde parte del proprio vigore fisico - per contro - guadagna una più sana e più ampia visione della vita.


Preso atto dello sfogo del Maestro, guardiamo la realtà, la storia: il "piedistallo della ricchezza", una volta era l'emblema del capo, del condottiero, del duce, del Führer; il piedistallo del potere, della guerra, della distrutione, della morte...aita! aita! aita!

Ma meglio di ogni descritione puote l'immagine, eccola:



Vedete l'atteggiamento da superuomo?
Tutte noi sappiamo della leggenda del poliorchidismo del buon Burt, ora, quant'unque ne avesse "solo" due in dotazione, sembra dire: amico caro... io ce ne ho tre!
Ma torniamo a bomba  :icon_eek:.

Tempo fa si è svolto un convegno


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