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Il cavallo? Una donna come l'altre!

Aperto da raffaele de martinis, Gennaio 19, 2016, 11:36:35 AM

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raffaele de martinis

Come e perché la donna è attratta dal cavallo, ce lo spiega una donna, una scrittrice, una studiosa, Maria Franchini:

http://www.sgdl-auteurs.org/maria-franchini/index.php/post/Comment-la-Femme-vient-vers-le-Cheval

Come si vede è scritto in francese, a quelle due o tre utanti che hanno poca dimestichezza colla parlata di Voltaire, offro codesta modesta traductione:

Le statistiche parlano chiaro: proprietari, artieri, curatori, veterinari, scozzonatori, perfino maniscalchi, 80% degli "uomini di cavalli" sono femmine.

Per sincerarsene, basta che portiate i vostri culi negli ippodromi o nelle arene dei concorsi: le donne sono onnipresenti e assumono appassionatamente, avidamente, ferocemente i compiti più ingrati, a volte, perfino pericolosi.
Fanciulle in fiore, madri di famiglia, donne d'affari, nubili o sposate, vanno a passo di carica verso i cavalli, li coccolano coscienziosamente, si sporcano le manine così ben curate la mattina,  se piove, si rovinano allegramente le loro costose acconciature e si infangano lietamente i loro vestitini griffati.
Puccipucciano le loro bestie con tenerezza,
per loro rinunciano alle feste e ai giocondi aperitivi,
per loro bisticciano ferocemente coi mariti o con gli amanti,
per loro trascurano gli amici...

Proprietarie o amazzoni, arrivano in scuderia di corsa, trovando il tempo tra i due pasti, tra due impegni; le madri si trascinano dietro i loro piccoli che piangono e protestano, e, per questo, li accusano di esser troppo mammoni.
Ma, totalmente assorbite, obnubilate dall'animale che le ha stregate, non li sentono nemmeno, le imprenditrici, le manager, reduci dalle loro battaglie in consigli d'amministrazione, arrivano trafelate,  come le loro "sorelle" comuni,  con le carote messe  - nella preziosa borsa in pelle umana - assieme ai dossier ancora "caldi"; per far presto, si cominciano a togliere i loro tailleur di alta sartoria davanti ai garzoni di scuderia.
E quelle ninfette, che farebbero la gioia di tanti loro coetanei adolescenti, perché - dopo aver fatto i compiti - vengono a  sprecare il loro tempo libero a "lavare la testa all'asino" che,  dopo esser stato a lungo toelettato - felice - si rirotola nel fango e nel letame?
Qual'è quella forza che le fa ignorare le frecce di Cupido, le fa allontanare dai gentili pettegolezzi delle compagnette... perché i loro occhioni scintillano solo per la "bestia"?
Quale che sia il loro stato civile o la loro condizione sociale, le donne trovano sempre il tempo da consacrare al loro cavallo non foss'altro che per accudirlo, per accarezzarlo, per guardarselo.

Pertanto, in nome di questa passione, non esitano un solo istante ad accettare - risolutamente - problemi, rinunce e difficoltà di ogni genere.
Qual'è, dunque, quella pozione magica - o quel veleno - che il lallo distilla nel cuore delle donne che fa si che siano pronte a tutto per lui?
Quale potente droga le somministrano per farle raddoppiare le forze e calmare i bollenti spiriti?
Comunque, non si tratta di una volgare rivincita verso gli uomini "padroni del mondo".
Questo motivo non è sufficiente a spiegare un fenomeno di tale ampiezza.
Di donne camioniste o vigili del fuoco se ne vedono poche in giro, e se le rappresentanti del gentil sesso avessero voluto semplicemente dimostrare agli uomini di esser ugualmente abili in equitazione, sarebbe stato sufficiente vincere qualche competizione ad alto livelllo e le amazzoni sarebbero rimaste poche, rare, tal quale le camioniste e le vigilesse del fuoco.

Le ragioni di questa intensa attrazione delle donne per il lallo ha radici molto più profonde; madre natura le ha dotate di una riserva inesauribile d'amore e di tenerezza, perché sono destinate a metter al mondo dei figli, ad allevarli e curarli, dunque, sono predisposte geneticamente ad accudire gli altri con abnegazione e a prezzo di rinunce.
Sarà questa specie di istinto altruista a spingerle verso il lallo?
Ma certo che no!
Alla donna che vuol "fare la crocerossina", basta dare un'occhiata in giro per soddisfare il suo bisogno di esser caritatevole, assicurandosi, inoltre, la riconoscenza dei propri simili.
Il cavallo - si sa - rappresenta un mucchio di simboli: libertà, bellezza, forza della Natura, potere...
Ma questi sono valori che spiegano l'attrazione degli esseri umani verso quest'animale indipendentemente dal sesso, e nessuno di questi ideali può giustificare la passione per quest'animale che ha preso massicciamente le donne in particolare.
Certo, la capacità di curare ed elargire tenerezza possono esser una delle ragioni nel rapporto donna-lallo ma di certo non è la sola.

Sappiamo che il cavallo incarna una pleiade di simboli: la libertà, la bellezza, la forza della natura, il potere; questi valori possono essere altrettante ottime ragioni per spiegare l'attrazione che esercita quest'animale sugli esseri umani, ma nessuno di questi "miraggi" può giustificare l'infatuazione collettiva per il cavallo che ha colpito le donne.
Alle origini, la fuga verso la libertà è stata una prerogativa prettamente maschile indispensabile per esplorare nuovi territori alla ricerca di selvaggina o di terreni fertili, mentre la donna, attaccata alla prole e al focolare, non anelava ai grandi spazi, e, comunque una donna emancipata dei giorni nostri - forte del suo senso pratico - se è alla ricerca di libertà e di avventura sceglierà una potente automobile per andar più velocemente più lontano.
L'attrazione per la bellezza è sicuramente più marcata nell'uomo che è sollecitato da questa visivamente, pare che le donne siano meno sensibili alla bellezza e alla perfezione fisica tant'è che allevano con lo stesso amore un bambino brutto o malformato.
In quanto al gusto del potere, questa è una prerogativa maschile fin dalla notte dei tempi... possono le delicate femminucce voler dominare il cavallo forza della natura per eccellenza?
L'impresa su di un essere troppo spesso consenziente non può essere che troppo meschina per lasciare soddisfatte le donne che finalmente tirano - nell'ombra - le funicelle del potere?
Forse si èuò evocare la sindrome dell'abbandono, effettivamente, la donna vive delle eterne rotture: il bimbo che accudiva amorevolmente, una volta adulto, la lascia. L'uomo che l'adorava, una volta "sazio" la lascia, dunque, è vero, la donna si trova spesso in uno stato di "mendicante d'amore".
Il lallo è allora un surrogato, uno zimbello che sostituisce l'oggetto dell'amor perduto?
MA NO!
I cagnolini, i gatti, il volontariato sono delle scorciatoie molto più comode e accessibili per risolvere il problema, e la donna - pragmatica per natura - non accetterà mai di pagare a caro prezzo un succedaneo certamente così costoso come il cavallo.
Dunque, il cavallo deve soddisfare dei bisogni ben più intimi.
Non lo si può paragonare ad un bimbo al quale bisogna dar tutto senza chiedere nulla in cambio, né ad un uomo, e alla passione che brucia e consuma lasciando spesso dietro di se solo "macerie", non può essere un cane che si crogiola nella sua sottomissione e nella sua sete di compagnia; nemmeno un gatto silenzioso e fannullone, inquilino ideale di comode abitazioni col quale dividere poltrone e divani.
Il cavallo non è nemmeno un reietto bisognoso e miserabile, che colma di gratitudine i suoi benefattori ma che in realtà detesta profondamente.
Il cavallo non è vorace e, se accetta amore e dedizione, in cambio, restituisce dei tesori: valorizza, abbellisce, affascina; è presente senza soffocare, si impone senza essere invadente, si dona senza chieder nulla, stringe e costringe con delle corde che non fanno male.
Dunque, la donna imposta con lui una serie di scambi perfettamente equivalenti, alla pari. Lei lo può soffocare col suo amore senza che il cavallo si lamenti, senza che tenti la fuga.
Il cavallo digerisce tutto, accetta tutto, condivide tutto.
La donna trova in lui i tasselli mancanti del suo mosaico dell'armonia, trova in lui tutto ciò che la vita le ha sempre rifiutato.
Può darsi che il cavallo - a volte indipendente altre volte bisognoso di cure - sia il bimbo, l'adulto che non la lasceranno mai.
Può darsi che il cavallo, felice combinazione di virilità e di effeminatezza, sia il suo compagno ideale di vita.
Può darsi che il cavallo, anche lui vittima di tante ingiustizie, sia il reietto bisognoso ma non miserabile che appaga la sindrome della crocerossina della donna... e non
può darsi che sia il cavallo che bilanci, con la sua forza, la debolezza fisica femminile, che l'ha costretta ad esser sottomessa all'uomo?
Il cavallo porta la donna alla pari con l'uomo senza fare forzature, e chi, se non lui, prima le da tutta la sua libertà e poi se la prende in carico?
Lei, che ha sognato di abbracciare e cullare il suo bimbo e il suo uomo, può infine ritrovare sulla groppa del cavallo, la voluttà dell'abbraccio materno che conforta e che porta avanti il bimbo sfiancato dalla marcia.
Tuttavia, questa situazione, alla lunga, stancherà la donna, e così, ecco che il cavallo problematico le chiede il suo aiuto. E lei interviene con la sua dolcezza e la sua calma per canalizzare l'energia del cavallo spaventato, come una diga che trattiene le acque turbolente di un fiume tumultuoso.
L'ardore supremo della del cavallo da corsa lanciato in un galoppo furibondo la spaventa, ma questo è niente a confronto del terrore che prova di fronte ad altre forme di violenza avvilente come lo stupro, l'abbandono, la schiavitù.
Si tratta di una paura nobile come quella dell'eroe che sfida la morte, dalla quale lei ne esce fiera e confortata.
Madre e bambina, invincibile ribelle e dolce compagna, potente signora e indifesa creatura... magica alchimia di forza e dolcezza, di dedizione e di indipendenza.
Queste riflessioni - forse - possono dare la spiegazione del perché di questa "alleanza" tra la donna e il cavallo; ma un patto è sempre contratto da due parti, dunque, bisogna indovinare perché il cavallo è attratto dalla donna.
Creatura sensibile, adattata ad una società a predominanza matriarcale, il cavallo accetta più naturalmente l'autorità femminile meno bellicosa e più tollerante.
La donna e il cavallo si assomigliano, e, coloro che si assomigliano, si identificano più facilmente l'uno nell'altro.
Tutti e due portano il peso delle chimere e dei sogni decisi/inventati dall'uomo; tutt'e due sono da sempre prede ambite per soddisfare l'orgoglio degli uomini: il cavallo come un fiero simulacro di nobiltà invincibile, la donna come un idolo vestito d'oro e di seta.


Tutt'e due, utilizzati dal maschio per effimera apparenza, infatti cadono subito in disgrazia quando questo si stanca di loro e quando il tempo - implacabilmente - distrugge la loro bellezza.
Il cavallo e la donna si cercano e si trovano fianco a fianco... "LUI" sa che con lei non deve essere il migliore, il più forte, perché "LEI" accoglie con lo stesso calore  il guerriero ferito e quello trionfante.
Essendo ella stessa una prigioniera, esita fortemente a trasformarsi in carceriere, asservita, lei rinnega la tirannia... poco condizionata dall'aspetto fisico, privilegia i sentimenti, occupandosi anche di cavalli brutti, vecchi o malati.
Dunque, la donna accetta il cavallo per quello che è veramente, con le inevitabili debolezze e con l'evidente differenza tra il sogno e la realtà.
In cambio, il cavallo - riconoscente - le offre la sua fiducia e la sua dolcezza.
Quando l'ultimo eco dei rumori, confusi e fuorvianti, usciti dalle caverne dove c'è la memoria dell'uomo, avranno smesso di fuorviare l'animo della donna, non sussisteranno più ostacoli alla perfetta armonia tra due esseri fatti l'un per l'altro.
Non appena gli ultimi sfavillii di questa stella già scomparsa dal firmamento si saranno spenti, più nulla ostacolerà questa osmosi.
Bisogna sperare che gli uomini la smettano di voler portare con se il cavallo nel folle volo pindarico verso il sole, che brucerà le loro ali posticce ma risparmierà il cavallo del tutto innocente.
E l'uomo, ferito e caduto nell'arido deserto, vedrà il cavallo illeso scappare verso la donna che - coi piedi ben piantati per terra - non gli chiederà mai di volare.
Può darsi che, provato il dolore, l'uomo si riconcilierà con la donna,  e, col suo aiuto - finalmente - capirà cosa vuole il cavallo?
Se poi - una volta capito - avrà il coraggio di chiedere perdono a queste due meravigliose creature, allora - sereno - prenderà la mano della donna e la poggerà - assieme alla sua - sulla criniera del cavallo
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Maria Franchini.
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raffaele de martinis

 "... l'idea maliziosa, lussureggiante, lussuosa, bella come una donna stupendamente bella, bella come un cavallo senza difetti!".
Balzac - 1833

"È proprio vero quello che dicono, che non c'è niente di più bello di una fregata a vele spiegate, di un cavallo al galoppo e di una donna che balla".
Balzac - 1834
modestamente: [email protected]

raffaele de martinis


Come un appassionato di sport inglese immagina le Tre Grazie (Wie sich ein englischer Sportsman die drei Grazien vorstellt), in "Fliegende Blätter".

ovviamente ogniduno vede le tre grazie come vuole: Canova, Rubens, Botticelli e Raffaello ne dettero immagini immortali.
Per lo vero, queste tre figlie di Giove, così perfette sia fisicamente che moralmente hanno la incomparabilissima spocchia da primissime della classe.



E i napoletani, così scafati, le ribattezzarono subito: Grazia, Graziella e ....
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raffaele de martinis

#108
Cazze, cavalle e ddònne fanno chell' che vvònne  (tre categorie di indisciplinati che non si possono tenere a freno).
modestamente: [email protected]

raffaele de martinis

https://www.facebook.com/watch/?v=996037913753390

... d'altra parte i soldi li  ho  spesi bene, prufessò, come diceva una canzone degli anni 50: je ne regrette rien - io non rimpiango niente, donne e cavalli prufessò, cosa ci può essere di meglio di donne e cavalli... e poi è quasi la stessa cosa, perché ci sono delle donne che assomigliano a delle bellissime cavalle e ci sono delle cavalle che hanno l'anca paradisiaca della canzonettista...
modestamente: [email protected]