Benvenuto! Effettua l'accesso oppure registrati.
Hai perso l'e-mail di attivazione?

Nome utente: Password:

Autore Topic: La "Parola Contraria": la mia.  (Letto 1030938 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

raffaele de martinis

  • Moderator
  • Hero Member
  • ****
  • Offline Offline
  • Post: 5975
Re:La "Parola Contraria": la mia.
« Risposta #4110 il: Settembre 19, 2021, 04:26:30 am »

Oggi a quest'ora: le 4 del mattino circa... eh già è l'insonnia della senilità! , questo topicone ha raggiunto il miglione e duemilasettecento visite.
Il che significa che dal giorno dei morti del 2018 ad oggi , questo topico è stato visitato - in media - per oltre 300 volte al giorno.

Dato non documentato è che, nello stesso periodo, si sono iscritti alcune centinaia di nuovi utanti.

La hosa non ce ne può fregar di meno, se non fosse pel fatto che il foro è stato (giustamente) chiuso tre anni fa.

Rimane aperta agli utanti solo la sezione del ditionario, (l'ho scoperto poche settimane fa) mentre io posso scivere in questa sezione solo perché ero moderatore (l'ho scoperto con sorpresa solo pochi giorni fa).

Dunque, i complimenti vanno al foro... già, perché è evidente che se questo topico ha fatto "un miglione", nello stesso periodo, l'intero forum ne avrà fatto 50/100 milioni di visite... chissà!

Comunque, questa è una lieta occasione per porgere un giulivo saluto, all'Amministatore, ai moderatori globali ed ellittici e atutte le ragasse di ogni età, di qualunque sesso, di tutte le fedi lalline.

                                                                                          Picipacio.
Connesso
modestamente: [email protected]

raffaele de martinis

  • Moderator
  • Hero Member
  • ****
  • Offline Offline
  • Post: 5975
CARODUBBIO
« Risposta #4111 il: Ottobre 31, 2021, 09:59:08 am »

Leap of faith, atto di fede, è il titolo del libro che è uscito in Inghilterra, nel quale Dettori racconta Frankie.
Le sue forze e le sue debolezze, le vittorie e le cadute, vere le prime, metaforiche e no le seconde. ..

Ormai il suo “volo” è un marchio di fabbrica... sebbene sia figlio d'arte appartenente alla solida "fabbrica" di fantini sardi, dubito che il suo libro venga tradotto e pubblicato in Itaglia, ma spero di sbagliarmi.
Se Frankie (51 anni) dura ancora un po', straccerà ogni record nell'ippica, sarà il numero UNO assoluto di ogni luogo e di tutti i tempi.
Lester Piggot “la Mummia”, il suo principale concorrente, corse fino a 56 anni. Frankie ne ha "solo" 51... si può fare!

Confesso!

Dettori è solo una “scusa”, per salutare CARODUBBIO, un nostro utente storico, esperto di ippica, appassionato ricondizionatore di purosangue, che, per seguire la sua passione si è trasferito in Inghilterra a lavorare in un allevamento di cavalli da corsa.
Anch'io – in altro tempo - fui emigrante e conosco la situazione.
Per un certo periodo, il Nostro ha condiviso con noi la sua esperienza, è stato commovente.

Caro Marco, spero che ti sia sistemato come speravi, un caro affettuoso saluto.
                                                                        Con amicizia.
                                                                                        R.
Connesso
modestamente: [email protected]

raffaele de martinis

  • Moderator
  • Hero Member
  • ****
  • Offline Offline
  • Post: 5975
La questione.
« Risposta #4112 il: Novembre 16, 2021, 04:08:07 am »



Il prof. Barbero, qualche settimana fa, forse spinto dai suoi studi e dalla conoscenza che ha della Storia, ha posto la questione, ha fatto una lieta domanda:

Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, ma vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi
?

Successe l'iradiddio, Barbero – nel nome del politically correct - fu lapidato nelle pubbliche televisioni e nei lieti social minchiarum.

Ho lasciato passare un cicinin di tempo da quando scoppiò lo “scandalo” provocato dalle su riportate parole, perché quanto scriverò non sia un ulteriore contributo alla contesa “pro-contro Barbero”, ma sia valutato freddamente, si tenga conto dei fatti.

Vengo al dunque: l'equitazione, è uno dei pochi sport nel quale uomini e donne competono insieme, gli altri due, che io sappia, sono l'automobilismo e il motociclismo.                                                          Il criterio per ammettere queste eccezioni è stato questo: lo sforzo fisico del primate è irrilevante, quello lo fanno l'equino o il mezzo meccanico, dunque i due generi possono gareggiare nelle stesse competizioni .

Nel motorismo, benché in teoria possibile, nessuna donna ha mai partecipato assiduamente, men che mai primeggiato nelle categorie "regine": la formula uno e la motogp, ma neanche si sono avvicinate in maniera numericamente consistente a questi sport (PERIGLIOSISSIMI!). Quelle poche che, in oltre un secolo, lo hanno fatto, sono state viste come delle curiose eccentriche testimonianze senza alcuna seria velleità di vera competizione con gli uomini.

Nell'equitazione, negli sport equestri, è già avvenuto quello che molti auspicano nella società civile e nella politica: le donne competono ad armi pari con gli uomini, hanno le stesse possibilità, rispettano le stesse regole, sottostanno ai stessi metri di giudizio, accedono agli stessi premi.

Però l'equitazione ha avuto percorso particolare: da sempre, nel maneggio dei cavalli, le donne sono state una piccola ma solida minoranza, situazione che si è ricreata, un centinaio di anni fa, nella nascita degli sport equestri.
Per ragioni che non è il caso di analizzare in questa circostanza, negli ultimi anni, la presenza delle donne nel mondo equestre occidentale è diventata largamente maggioritaria, predominante: in Italia, le donne iscritte alla corrispondente federazione sportiva sono quasi il 70%, in Francia e Germania sono circa all'80%, in America e in Australia sono ormai al 90% .

In teoria, se non esistessero “differenze strutturali”, se i due sessi fossero veramente alla pari, avremmo dovuto avere una presenza prevalente femminile in tutte le competizioni equestri e un'alternanza, sia pure irregolare, di vittorie e di piazzamenti tra uomini e donne a livello di eccellenza.

Invece, alle Olimpiadi - il luogo della tradizione e della massima eccellenza sportiva - da oltre sessant'anni, le donne spadroneggiano nel dressage, mentre, nel salto ostacoli e nel completo, “non hanno quasi mai toccato palla”.

A vantaggio dei “non addetti ai lavori” spieghiamo sommariamente gli sport equestri olimpici.

Dicesi dressage : LEGGETEVI VIKI! Sintetizzo: si tratta di abituare delle povere bestie, tramite particolari esercizi, a fare una sorta di balletto, dei movimenti prestabiliti con grazia, tempismo e precisione. Dal 1968 ad oggi solo un atleta maschio ha vinto le Olimpiadi nel dressage individuale: Reiner Klimke. Ma quello che più ci interessa per il nostro argomento è che il dressage è diventato una specialità quasi esclusivamente femminile.
Guardiamo, i primi 10 posti nel dressage individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa.
Classificati: 8 donne e 2 uomini. Gli uomini si piazzano al 6 posto con Edward Gal e al 9 posto con Hans Peter Minderhound. Da notare: Gal si dichiara orgogliosamente omosessuale, Minderhound è il suo lieto compagno.

Dicesi salto ostacoli: LEGGETEVI VIKI! Aggiungo che a livello olimpico il percorso è composto di una ventina di ostacoli che vanno da un metro e quaranta a un metro e sessanta di altezza e i “larghi” sono larghi ben oltre due metri, appunto; un percorso del genere fa “cagare sotto” solo a passarci dentro a piedi, ad ispezionarlo da terra. Nel salto ostacoli, prima chiamato “concorso ippico”, la partecipazione delle donne si è certamente incrementata ma è rimasta sempre largamente minoritaria. Comunque, da quando esistono i Giochi mai una donna ha vinto le Olimpiadi nel s.o. Individuale.
Guardiamo, i primi 10 posti nel s.o. individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa.
Classificati: 8 uomini e 2 donne. Le donne si piazzano al 5 posto con Malin Baryard Johnson e al 10 posto con Luciana Diniz. Da notare: Jessica Springsteen (si, la figlia del Boss) manco si è qualificata per la finale, mentre ha conquistato la medaglia d'argento con la squadra degli USA.

Dicesi: completo di equitazione: LEGGETEVI VIKI! Originariamente era una competizione prettamente militare, era chiamato “military”, appunto, e prevedeva una gara di resistenza davvero massacrante. Guardiamo, i primi 10 posti nel completo individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa.
Classificati: 8 uomini e due donne. Le donne si piazzano al primo posto con Julia Krajewski, e al 9 posto con Laura Collett. Da notare: è la prima volta nella storia delle Olimpiadi che una donna vince in questa specialità.

Preparare un cavallo al dressage di alto livello richiede: pazienza, disciplina, costanza, sensibilità, ragionamento, tatto, rigore, cura... empatia perfino.
Ma sopratutto, in gara, rischi sono quasi azzerati, i pericoli praticamente inesistenti, per primeggiare valgono sopratutto la concentrazione, l'eleganza e la precisione.

Nel salto ostacoli, per affrontare i percossi grossi come quello olimpico, a parte la preparazione tecnico atletica del cavallo e del cavaliere, è richiesta aggressività, spavalderia e sicurezza di sé, bisogna gettare il cuore oltre l'ostacolo, appunto.
Ricordate Graziano Mancinelli, che partendo da fermo, fece entrare ed uscire il suo Ambassador (600 kg di potenza esplosiva ma anche matto come un cavallo) dalla doppia gabbia alle Olimpiadi di Monaco sotto la sferza della sua “terribil voce” OHP !... OHP ? ?
Ebbe lo stesso coraggio, lo stesso sprezzo del pericolo, la stessa “incoscienza” con la quale Valentino superò Stoner al “cavatappi” di Laguna Seca... ricordate?

A questo punto sembra evidente che le differenze strutturali esistano, sono chiare, lampanti e prevalgano, ora l'una ora l'altra, a seconda dell'ambiente, a seconda delle condizioni date.
Ora, qual'è il processo evolutivo e quali sono le ragioni filogenetiche che hanno fissato le differenze strutturali tra uomo e donna?
All'età di trent'anni, gli uomini sono quindici volte più soggetti a rischio di avere incidenti delle donne, questo perché i maschi sono portati ad affrontare il rischio in maniera sconsiderata rispetto alle donne.

Questa caratteristica che spesso mette nei guai noi maschietti, era preziosa quando era necessario andare a caccia di antilopi, cavalli, orsi, mammouth... eh si ! Pare che i nostri antenati cacciassero anche orsi e mammouth... dei tipetti non precisamente facilmente abbordabili, ma una pelle d'orso, ai tempi della grande glaciazione era preziosa, così come la carcassa di un mammuth bastava a placare la fame della intera tribù per settimane, mesi. A fronte di questi vantaggi, c'era la possibilità che qualcuno dei cacciatori venisse ucciso o gravemente ferito, ma l'evoluzione considera i maschi “spendibili” con un saggio “ragionamento”: normalmente le nascite tra maschi e femmine numericamente si equivalgono, ma lo sforzo per la procreazione e l'allevamento è fortemente sbilanciato, massimo nelle femmine minimo nei maschi, dunque la perdita dei maschi può essere facilmente sopportata senza che questa interferisca sul tasso di natalità delle piccole tribù primitive, mentre, se fossero morte delle donne il tasso di natalità sarebbe crollato drasticamente.                                                                                                           Va ricordato che nella preistoria, le popolazioni di ominidi erano numericamente esigue, dunque, un alto tasso di natalità era fondamentale, perciò la femmina era preziosa andava protetta e preservata dai pericoli della caccia, attività che – per le ragioni appena dette – fu riservata ai solo i maschi privilegiando i soggetti più forti, più coraggiosi, più aggressivi.                                                                                      Per contro, le femmine dovettero essere più caute, prudenti e riflessive dovendo gestire – a parte la caccia - quasi tutto delle loro comunità; questa divisione dei ruoli ha portato a radicali differenziazioni tra i due sessi.

Morfologiche: in media il corpo di una donna contiene il doppio di grasso di un uomo.
Fisiologiche: le donne sono – mediamente – più resistenti al dolore e alle malattie.
Sensoriali: le donne, generalmente, hanno udito, olfatto meglio sviluppati dell'uomo.
 Mentali: le donne, come tutti sanno, sono multi tasting, per contro, ci sono molti più inventori tra gli uomini, poche sono le inventrici, infatti, affrontare i rischi, non è questione solo fisica, è anche mentale, per cercare la novità, per innovare, per cambiare bisogna aver coraggio, saper affrontare il pericolo del fallimento, rischiare... avere per dirla alla Barbero: aggressività, spavalderia e sicurezza di sé.

Ora, stabiliamo che tutti gli animali agiscono seguendo due comportamenti: quello filogenetico che è scritto nel genoma della specie che potremmo definire istintivo e quello ontogenetico che è composto da azioni e tecniche apprese (generalmente per tentativi ed errori) e tramandate culturalmente nell’ambito del proprio gruppo di cospecifici.                                                                                                                 E’ evidente che i comportamenti ontogenetici (appresi) si innestano sopra quelli filogenetici (innati) plasmati dalla selezione naturale. Per fissare i comportamenti istintivi nel genoma delle varie specie ci son voluti centinaia di migliaia se non milioni d’anni, mentre, per l’acquisizione di una nuova cultura e di nuove tecniche bastano poche generazioni.
Allora deduciamo che i comportamenti sociali, la “civiltà”, la cultura, si siano radicati su un patrimonio comportamentale genetico ineludibile che ha condizionato pesantemente il pensiero, l'etica, le leggi umane in chiave misogena. Solo da settant'anni le donne – in Itaglia – hanno avuto il diritto al voto, e fino a poco più di 50 anni fa – nel Belpaese - l'adulterio femminile era punito penalmente da leggi di uno stato democratico.

Addirittura Lorenz individua/teorizza il periodo nel quale si fissarono dei valori che hanno condizionato tutta la storia umana: ... è più che probabile che l’intensità distruttiva della pulsione aggressiva, tuttora un male ereditario dell’umanità, sia la conseguenza di un processo di selezione intraspecifica che ha agito sui nostri avi per circa quarantamila anni, ossia per tutto il paleolitico superiore.  Quando l’uomo ebbe conquistato le armi, i vestiti, e un principio di organizzazione sociale, per cui potè superare i pericoli della fame, del freddo, e del venir divorato dai grossi animali feroci, e questi pericoli cessarono di essere i fattori essenziali a determinare la selezione, deve aver avuto inizio una maligna selezione intra-specifica. Il fattore che ora determinava la selezione era ora la guerra con le tribù vicine ostili. Essa deve aver prodotto una estrema fermentazione di tutte le cosiddette “virtù guerriere”, che purtroppo sono ancora oggi per molti uomini gli ideali veramente meritevoli d’essere perseguiti.

Purtroppo, fino a quando le democrazie occidentali si baseranno sul capitalismo, sul liberismo, sulla concorrenza spietata, sulla competizione senza esclusione di colpi, fino a quando i regimi totalitari imporranno le loro politiche apertamente maschiliste, fino a quando esisteranno degli stati governati da regimi teocratici, Vaticano in primis, le donne avranno ben poche possibilità di emergere.
Quelle che ci son riuscite (solo nel mondo occidentale) lo hanno fatto comportandosi come uomini, adottando politiche e atteggiamenti maschili o, per meglio dire, maschilisti.

Cosa aveva di femminile la politica della Tacher? Ha sistemato l'economia britannica a prezzo di lacrime e sangue, ancor oggi, i minatori del Galles al solo sentirla nominare sputano per terra. E la Merckel? Fino ad ieri si diceva, si dice ancora (per farle un complimento): L'unico politico con le palle in Europa è la signora Merckel!.
Forse le “differenze strutturali  tra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi”  sono una sola, almeno quella determinante è una sola: l’aggressività, il “cosiddetto male”, secondo la definizione di Lorenz, che ha radici biologiche, genetiche, dunque, cromosomatiche, su queste si spalmano le varie culture, le profonde tradizioni, le filosofie, le leggi, le religioni.

Lo so, mi son fatto prendere la mano, ho rispolverato i miei vecchi libri e potrei continuare a lungo sui vari aspetti dell’etologia umana concernenti l’aggressività, che, dati alla mano, è stata ed è il motore principale del progresso dei sapiens.

Ma, agli indubitabili successi, si sono accodati effetti collaterali devastanti sia dal punto di vista individuale che da quello collettivo, quì mi fermo. Le problematiche si ampliano, lascio ai veri studiosi, ai ricercatori, agli specialisti guardare nel "buio abisso", già Lorenz si accorse di quello che maneggiava per questo cita Shiller: 

Giù in fondo però è spaventoso
E l'uomo non osi tentare gli dei
E non aspiri mai e poi mai  a vedere
Ciò che essi coprono di notte e di terrore
.                                                                                                     

Ma voglio chiudere alla mia maniera ricordando una mia eroina, altro che Giovanna d’Arco, Madame Curie, Caterina de Medici o Indira Ghandi;  sto parlando di Johannes Anglicus un frate che in realtà era una intraprendente signora inglese che, nel Medioevo, riuscì a diventare Papa col nome di Giovanni VIII.                                                   Scoperta, fu lietamente lapidata dalla folla inferocita. Questo simpatico incidente rese necessaria una verifica: L'esame avveniva con il nuovo papa assiso su una sedia di porfido rosso, nella cui seduta era presente un foro. I più giovani tra i diaconi presenti avrebbero avuto il compito di tastare sotto la sedia per assicurarsi della presenza degli attributi virili del nuovo Papa, solo quando il manipolatore urlava a gran voce: “TESTICULOS HABET” si procedeva alla consacrazione del Papa eletto.
 
Non sappiamo se sta storia sia vera, e se non fosse, la fo passar per vera perché: se nessuna risata ci seppellì allora, possiamo esser sicuri che l’allegra sepoltura non accadrà mai.

.Bibliografia:                                                                                                                                         
Il Cosidetto Male - Konrad Lorenz - Garzanti
La Scimmia Nuda - Desmond Morris - Bompiani 
Etologia Umana -  Irenäus Eibl-Eibesfeldt - Bollati Boringhieri   
Storie Naturali - Danilo Mainardi - Sozogno   
Gli Animali nella Storia della Civiltà - Morus - Mondadori

105-061

« Ultima modifica: Dicembre 15, 2021, 11:25:32 am da raffaele de martinis »
Connesso
modestamente: [email protected]

raffaele de martinis

  • Moderator
  • Hero Member
  • ****
  • Offline Offline
  • Post: 5975
Amore sacro e amor profano.
« Risposta #4113 il: Dicembre 17, 2021, 03:46:24 am »

Il cavallo, per millenni, ha servito l'uomo per il lavoro, per la guerra, per coprire le distanze, e, in tutte le arti: pittura, letteratuura, cinema, da sempre, rappresenta la vitalità, la libertà, la forza, l'eleganza... l'istinto.
Qual'è l'istinto umano più forte, più celebrato, più vero ? Naturalmente è quello che move il sol e l'altre stelle.
Chi può negare che il cavallo è l'animale dell'amore, dell'eros in tutte le sue forme?
C'è un famosissimo dipinto di Tiziano Amor Sacro e Amor Profano, pensate che nell'800 uno dei Rothschild offrì 4 miglioni di lire per acquistarlo quando tutta Villa Borghese era valutata 3.600.000 lire.
Questo dipinto è da secoli oggetto di studio per carpirne i significati e le allegorie.
Nel dipinto sono raffigurate due donne: una sposa e un'amante:





A sx, dietro la sposa, si vede un cavallo che - sereno, attento agli aiuti del cavagliere - va per una salita probabilmente verso il castello.
A dx dietro l'amante, si vedono altri due cavalli che - sebbene anche loro montati - sono in atteggiamento aggressivo e ribelle...

Questo e altro troverete in un volumetto di Paola Amadesi, beccatevi sta recenzione: https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/utente/481178/affascinante-dilemma-tra-donna-vittima-della-bestia-o-affascinata-da-essa/

La Amadesi, oltre che scrittrice, deve essere una che di cavalli ne mastica  abbastanza visto che - tra l'altro - ha scritto: IL CAVALLO: ORIGINI, MORFOLOGIA, VIZI REDIBITORI, STORIA DELL’EQUITAZIONE, Comprendere il Cavallo, Viaggiare a Cavallo, Il cavallo nel poema cavalleresco.

Con pochi euri, potete scaricare il trattatello, se ne sconsiglia la lettura ai minori di 14 anni e alle bizoche.
« Ultima modifica: Dicembre 17, 2021, 03:48:24 am da raffaele de martinis »
Connesso
modestamente: [email protected]

raffaele de martinis

  • Moderator
  • Hero Member
  • ****
  • Offline Offline
  • Post: 5975
Spazio alla pubblicità.
« Risposta #4114 il: Gennaio 06, 2022, 07:53:22 pm »

ATTENZIONE... ATTENZIONE... questo inclito foro, ha un grandissimo difetto: non ha la pubblicità.
Come avete visto, il vostro affezionatissimo ha dato mandato al suo scudiero, al suo portaborse, al suo alterego di ovviare a questa grave mancanza.
Speriamo che la nostra reclame vi sollazzi, se voleete approfittatene per inserire le vostre inzerzioni...
Connesso
modestamente: [email protected]

raffaele de martinis

  • Moderator
  • Hero Member
  • ****
  • Offline Offline
  • Post: 5975
Scuola di Cavallareria.
« Risposta #4115 il: Gennaio 08, 2022, 03:28:22 am »

Avete letto bene: cavallareria: dicesi scuola di cavallareria la squola di apprendimento cavallaro.
In un certo senzo, i Roberts, i Parrrelli e la compagnia cantante a loro assimilabile, hanno basato i loro metodi sulla cultura cavallara e su quella circense, ma li hanno talmente infiocchettati da renderli irriconoscibili.
L'unico, che io sappia, che non ha mascherato la sua cavallareraggine è Buck Brennemann, (chapeau).

L'errore che si è fatto è che l'equitazione accademica e quella militare sono state e sono considerate le uniche fonti di apprendimento equestre e da queste sono derivati gli attuali metodi di istruzione.

Inoltre, l'ammansimento, la doma e la scozzonatura dei cavalli erano considerati delle attività non consone per un cavagliere, pertanto, la responsabilità di queste importantissime fasi erano delegate ai cassecou, agli scavezzacollo, ai cozzoni, ai piqueurs  agli scozzonatori, ai grooms, ai palafrenieri, ai cavalcanti, in una parola: ai cavallari, categoria alla quale mi pregio di appartenere, sia pure parzialmente "ripulito" da alcune buone letture.

Secondo me, se si fosse guardato anche all'equitazione cavallara tutto sarebbe stato più semplice con meno pena per i cavalli e più gioia del cuore per i cavalieri.
Attenzione, l'establishment ha considerato e - spesso - considera ancora "cavallaro" tutto ciò che non è in linea con le sue regole "ufficiali", con il suo comun sentire.

Secondo me, la maggior parte degli esercizi e dei precetti del dressage sono inutili se non dannosi per i nostri lalli quotidiani, questo è uno sport fine a se stesso e consiste in piccole e grandi torture fatte a bellissime bestie soltanto per vellicare il vacuo, umano esibizionismo, ricordate sempre che il dressage ha come madre nobile l'equitazione di corte, l'equitazione inutile, futile... si possono fare quasi tutti gli esercizi del dressage senza imporre grosse costrizione ai nostri amati bestii: lo vedremo.

Chiudo alla Fantozzi... Per me... Lo sport del dressage... è una cagata pazzesca!


« Ultima modifica: Gennaio 09, 2022, 07:50:47 pm da raffaele de martinis »
Connesso
modestamente: [email protected]

raffaele de martinis

  • Moderator
  • Hero Member
  • ****
  • Offline Offline
  • Post: 5975
Nietzsche: Il Cavallo di Torino.
« Risposta #4116 il: Gennaio 12, 2022, 10:33:12 am »

Ho scoperto quest'episodio leggiendo la biografia di Nietzsche fatta da Massimo Fini.
Non è certo se il fatto sia realmente accaduto, o, se è realemente avvenuto, fu in quei termini.
Comunque, il cavallo assurge ancora una volta a simbolo di un'umanità dolente, di vittima di sfruttamento e sopraffazione... di donna.
Vi consilio di fare una ricerca a riguardo, o, al limite acquistare - per pochi euri - l'ebook di Fini.
La disperata visione  della società occidentale, di una delle menti più lucide di tutti i tempi, cavallo o non cavallo, ha portato/porta alla follia.

P.S.

Se avete tiempo et patientia, potete visionar il film dove si immagina il prosieguo della vita del lallo di Torino: https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e2abcfc6-7e80-4637-ba0a-48a7f945673a-cinema.html



Connesso
modestamente: [email protected]