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Autore Topic: Il fantino e Caprilli  (Letto 4490 volte)

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alex

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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #15 il: Marzo 16, 2016, 08:44:05 am »

Certo, ma io sto parlando di una relazione buona, che è diversa dalla relazione cattiva proprio come l'equitazione buona è diversa dall'equitazione cattiva. Vogliamo dire che l'equitazione buona implica una relazione buona? Diciamolo pure; ma siccome, l'hai detto tu, esiste anche una relazione indipendente dall'equitazione, io propongo di distinguere i due momenti: prima si instaura una relazione buona, poi si monta e si cerca di imparare un'equitazione buona (con relativa relazione implicita).

Io non monto in sella se non sento il cavallo "con me" prima di montare. Se rileggete l'episodio di Rousselet e del cavallo infame scaricatore in mangiatoia, Rousselet faceva lo stesso (quindi io sono come Rousselet....  :blob3:)

Esempio: se entri in tondino e il cavallo si gira e ti tira una doppietta, c'è una intensa relazione fra umano ed equino.... ma non è propriamente la relazione che si cerca  :horse-wink:
« Ultima modifica: Marzo 16, 2016, 08:49:01 am da alex »
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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #16 il: Marzo 16, 2016, 09:50:25 am »

personalmente se il cavallo si gira in tondino io salto su lo stesso.
come si pone con me quando sono piedi a terra non ha nessuna influenza su come andremo insieme a sella.
ci sono cavalli che quando gli passi vicino abbassano le orecchie, che quando li pulisci si arrabbiano, che quando li giri fanno il diavolo a quattro. ciò non significa assolutamente che non saranno grandi e favolosi compagni di sport.
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alex

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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #17 il: Marzo 16, 2016, 10:46:45 am »

come si pone con me quando sono piedi a terra non ha nessuna influenza su come andremo insieme a sella.

Su questo di può discutere; è una rispettabile opinione, ma resta un'opinione. Rousselet non la pensava, ovviamente, come te. Ma in fondo, chi era Rousselet? Che importa cosa faceva - fra l'altro possiamo solo vagamente immaginarlo?
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raffaele de martinis

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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #18 il: Marzo 16, 2016, 10:48:33 am »

Il ploblema non è quello, stranamente, il lallo sente, sente se in sella ci è una ragassa alle prime armi, se ci è un vecchio marpione, se ci è un cagasotto, se ci è un fine cavallerizzo, se ci è una vecchia carampana... lo sentono anche i rassegnati lalli da squola!
Lo stesso da terra: il lallo sente vede se uno è deciso, se ha paura, se è amichevole, se è minaccioso, ecc. ecc.... i lalli - oltre a sentire pure una moschita che danza sul suo groppone - son maestri a leggiere il linguaggio del corpo dei loro simili, non maraviglia - dunque - che imparino anche facilissimamente quello humano... clever Hans docet.

Il ploblema è al contrario, siamo noi ragasse che - spessissimo - non sentiamo il lallo da sella e non capiamo quelo che vediamo da tierra, non abbiamo senzibilità equestre...
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alex

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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #19 il: Marzo 16, 2016, 11:01:25 am »

Siamo andati OT, anche se come al solito magari l'OT è più interessante dell'IT. Torniamo sulla statuetta: tenendo conto che il ragazzino monta a pelo, e quindi non può riprodurre esattamente la tecnica di Caprilli (mancava su per giù un millennio alla diffusione delle staffe), vedo bene o vedo male, in quell'assetto, molta caprillosità

Se approfitto per aprire un altro OT: letto il Caprilli originale, ho desunto che lui raccomandava la libertà di incollatura SEMPRE, e non solo sul salto; per la precisione, "ad ogni cambiamento di equilibrio". Ho desunto male?
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raffaele de martinis

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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #20 il: Marzo 16, 2016, 11:16:45 am »

Come ben zai, Xe 2400 anni fa descrive esattamente la ceduta nel salto del fosso, non avendo staffe, raccomanda di tenersi per la criniera... io credo che i ragassi, gli scavezzacollo abbiano sempre - istintivamente - seguito i dettami di Xe,  gli alambiccamenti militari - plobabilmente -  sono stati quelli che hanno dettato regole contrarie all'intelligenza, contrarie alla logica e ce ne è voluto affinché i marmittoni cedessero all'evidenza: loro - nella caccia - andavano per le terre e i civili passavano bellillamente i lieti ostacoli!

Ecco, la tua desunzione - non so se corretta - è stata la stessa dei caprillioni che prendendola alla lettera/alla letterissima hanno messo le basi per la distruzione dell'equitazione itagliana.
Oggi, nessuno segue le regole antiche di Caprilli (dei caprillioni), i lalli da salto ostacoli vanno lavorati come atleti, dunque, vanno allungati e riuniti e bellillamente "piegati".

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alex

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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #21 il: Marzo 16, 2016, 11:42:39 am »

Sarà vero senz'altro; eppure io mi accontenterei di montare e saltare come un bravo caprillione. Ho pretese limitate e il mio proverbio prediletto è "il meglio è nemico del bene".  :icon_rolleyes:

PS: la desunzione non è poi difficile, visto che Caprilli l'ha affermato più o meno testualmente.... c'è poco da interpretare; si sarà certamente sbagliato. L'errore di chi l'ha seguito sarà stato quello di credergli senza senso critico, abbacinati dai risultati; un errore che mi pare abbastanza frequente in equitazione, che ne dici?

« Ultima modifica: Marzo 16, 2016, 11:45:34 am da alex »
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raffaele de martinis

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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #22 il: Marzo 16, 2016, 02:47:10 pm »

Caprilli si rivolgeva a reclute analfabete che facevano equitazione da campagnia, non ebbe il tempo di specializzare il suo metodo per il s.o. come disciplina sportiva.
Siccome era un provetto cavallerizzo di squola, nonchè un allegro conoscitore di sollazzi,


avrebbe presto capito - era una personcina intelligente -  che basare tutto sulla libertà di incollatura era - per lo sport - assolutamente inzzuficiente.

Muselerer e Danloux subito capirono che l'equitazione di squola non doveva eser abbandonata e andava coltivata assieme al s.o. e alla equitazione di campagna, infatti le due squole si dedicarono anche al dressage, cosa che non fecero i marmittoni italioti che ebbero in mano l'equitazione itagliana fino a pochi lustri fa, che, oltre a restare inchiavardati al detto caprilliano nudo e puro, fecero morire il dressaggio e l'equitazione di squola.
Malgrado quest'evidenza, ci sono ancora dei nostalgici della cosidetta equitazione itagliana, nel mentre son cambiati i lalli, i metodi di allenamento, l'alimentazione, i percorsi e i cavaglieri...
« Ultima modifica: Marzo 16, 2016, 04:13:22 pm da raffaele de martinis »
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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #23 il: Marzo 16, 2016, 03:55:38 pm »

concordo COMPLETAMENTE.
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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #24 il: Marzo 16, 2016, 04:49:50 pm »

Anch'io concordo quasi completamente.

Con un piccolo distinguo: oltre all'equitazione sportivo-agonistica, e all'Equitazione "alta", esiste l'equitazione "bassa" e non sportiva; prima insegnamo bene quella, e poi - per quei pochissimi che hanno il talento - andiamo avanti. La caprilliana "libertà di incollatura" permette al cavallo di scegliere la postura più comoda; NON FA DANNO; fa danno invece cercare di fare quello che nè il cavallo, nè il cavaliere sa fare nè saprà fare mai, se non dopo aver martoriato cavalli per anni e anni. Per il 90% dei cavalieri, significa una sola cosa: buttare soldi al vento seguendo un'illusione..... e sono soldi che qualcuno volonterosamente e giulivamente raccoglie. Fanculo.  :horse-wink:
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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #25 il: Marzo 16, 2016, 05:18:18 pm »

mah, non so se è così o meno. Nel senso... ho praticato per molto tempo un'equitazione in cui lasciavo che il cavallo, per i primi 10 minuti, si muovesse a incollatura libera. Poi lo prendevo in mano e ci lavoravo.
Poi per un periodo (e non nego di farlo ancora, con alcuni cavalli) ho deciso che dal primo momento all'ultimo che ero in sella, il cavallo doveva fare quello che gli dicevo io, stare nella posizione da me scelta come migliore per lui ecc..
Poi ho scisso due tipi di cavalli. Con gli uni (cavalli da salto) ho adottato la seguente strategia: il cavallo, quando sarà fisicamente pronto, si metterà in posizione da solo. Con gli altri (cavalli da dressage) ho adottato la strategia: il cavallo sta in mano, rotondo, col posteriore nella gamba.
Adesso boh, vado un po' a sensazione. Mi sono accorto che i cavalli meno dotati morfologicamente se li monto con la strategia da cavalli da salto (quando sarai fisicamente pronto ti metterai in posizione da solo) staranno sempre in una posizione sbagliata e quindi sarà difficile per me poterli plasmare in modo che acquisiscano un fisico più idoneo ad essere bello e rotondo, con la schiena alzata e il posteriore impegnato. Coi cavalli dotati da madre natura non c'è problema, si mettono lì da soli con un po' di esercizio, senza metterceli. Faran tutto da sé. Quindi? Quindi boh, mah... la libertà di incollatura non fa sempre bene, specie se si ha a che fare con una morfologia un po sfigata. E' anche vero che, in teoria, piegare l'incollatura è solo piegare l'incollatura. Le ritorno, ad esempio, piegano l'incollatura ma la schiena può tranquillamente restare bassa, contratta, rigida e i posteriori lontani, bloccati. Però allo stesso modo è anche vero che l'incollatura, se indirizzata e piegata nel modo giusto, può avere ripercussioni su tutto il corpo, cambiare la muscolatura di addominali, psoas, groppa, allungare o raccorciare le falcate ecc... Quindi davvero... è vero tutto e il contrario di tutto, dipende da come si fa e dal cavallo con cui si ha a che fare... E ovviamente dalla sensibilità del cavaliere, da quello che sente attraverso le redini e la sella..  Non so dire cosa sia da fare in assoluto, perché gli assoluti non esistono. Io faccio quello che sento, quando lo sento. Stigmatizzare un metodo assoluto valido per tutti (cavalli e cavalieri) penso che non sia molto utile né molto saggio. E' qui che ha sbagliato Karl con la storia della decontrazione della mascella, dell'alzata di mano. Ha creato un metodo, spacciandolo come universale. Così tutti gli idioti karlisti (che essendo per lo piu cavalieri assai mediocri su cavalli mediocri) vanno in giro a mani alte, i cavalli non deglutiscono, non decontraggono, non capiscono assolutamente nulla. Va beh, che ci dobbiamo fare, è così. Io ho la fortuna di sentire qualcosa quando sono a cavallo, e mi fido centomila volte di più delle mie sensazioni rispetto che di quello che mi possono dire i libri o gli assiomi. L'esperienza non si può fare con gli errori raccontati dagli altri, si deve fare con i propri. Le idee, quelle si, che si possono prendere dai morti. Ma poi son solo idee, son solo pregiudizi se non riesci a trasportarle dalla carta ai fatti.
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« Risposta #26 il: Marzo 16, 2016, 08:54:42 pm »

C'è una parolina, semplice, banale ma rivoluzionaria, quella più temuta dal nostro folle sistema consumstico e autodistruttivo... noi siamo incatenati, o meglio: tentano di incatenarci e di ingabbiarci, con desideri costruiti a tavolino e condizionamenti di ogni genere... eppure basta pronunciarla e c'è di fronte a noi la strada per la libertà.

La parolina è: accontentarsi.  Strano ma vero: applicarla significa attuare una ribellione radicale, quasi violenta.... e sembra una parolina così innocente.
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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #27 il: Marzo 17, 2016, 09:44:10 am »

ma cosa dici?
questo forum praticamente è pieno di gente che si accontenta, altro che "ribelli".
c'è chi s'è preso il comtois (e quindi equitazione sportiva zero)
c'è chi s'è preso il trotter (e quindi equitazione sportiva poco niente)
c'è chi s'è preso il frisone (e quindi equitazione sportiva poco niente)
c'è chi fa solo passeggiate (e quindi equitazione sportiva zero)
c'è chi fa parelli e altri lavori da terra (e quindi equitazione sportiva poco niente)
c'è chi ha il cavallo a casa (e quindi equitazione sportiva zero)
c'è chi s'è messo a fattrice la cavalla perchè non andava (e quindi azzerata l'equitazione sportiva, sta a piedi per 3 anni)
ecc ecc

ma di cosa stiamo parlando?? credi che ci sia qualcosa di più nobile? ognuno fa quello che gli pare a cavallo e nessuno subisce desideri non suoi.
è anzi vero il contrario, che in molti decidono di abbandonare i sogni, gli obiettivi, perchè si rendono conto che non ce la fanno. non perchè non hanno quei desideri. continuano a desiderare di arrivare a fare certe cose, solo che smettono di provarci, per mille motivi.

io rispetto tutti ma non fare filosofie da cospirazione, nessuno ci inculca niente, nessuno ci mette in testa modelli o desideri che non ci appartengono. che credi, che il lavoro in maneggio e l'agonismo siano cose che si possono portare avanti solo così, perchè capitano? se non sei onassis credimi, ti devi svenare come soldi, come impegno, come capacità di inghiottire le umiliazioni e i fallimenti che incontrerai e che saranno sempre tanti, tantissimi. le sconfitte sono sempre piu numerose delle vittorie e solo una potente e intima motivazione può farti insistere, con quello che ci si spende in termini di soldi, tempo, amor proprio.
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alex

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Re:Il fantino e Caprilli
« Risposta #28 il: Marzo 17, 2016, 09:53:22 am »

Perchè ti irriti?

Non ho detto nulla contro chi ha talento ed è giusto che si faccia il mazzo e ne tragga le sue soddisfazioni. Vorrei solo che all'inizio venisse insegnata l'equitazione più semplice che c'è, e che impararla non fosse considerato un ripiego per negati o per ippotrasportati, ma un obiettivo del tutto dignitoso.

Dimmi ad esempio.... perchè a un principiante si fa usare l'imboccatura, che servirà solo ed esclusivamente per un'equitazione piuttosto fine?
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