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Autore Topic: LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.  (Letto 447 volte)

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alex

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #15 il: Novembre 08, 2018, 11:36:47 am »

La questione della femminizzazione dell'equitazione mi pare altrettanto interessante come quell'altra questione, se è nato primo l'uovo o la gallina. Oggi. l'equitazione è quello che è.

Piuttosto, un flash. Ho visitato anni fa il maneggio di un amico, e ho visto un campo pieno di ragazzini che praticavano horseball su piccoli pony. L'impressione è che si stessero divertendo, ragazzini e pony. Ed erano in gran parte maschietti. Ergo… volendo qualcosa si può fare.
« Ultima modifica: Novembre 08, 2018, 11:38:21 am da alex »
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La nuda Verità è una donna difficile da amare.

BigDream

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #16 il: Novembre 08, 2018, 12:19:21 pm »

Secondo me è anche una questione geografica. Scommetto che in Germania, Francia o Inghilterra le cose stanno diversamente. Credo che in altri Paesi ci sia una diversa visione del "figo, fighetto, maschio macho" ecc rispetto all'Italia o magari altri Paesi del Sud. Penso eh, è una mia opinione.
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raffaele de martinis

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #17 il: Novembre 08, 2018, 01:44:40 pm »

Tu "punto e basta" lo dici a tua sorella.

Ho chiesto di spostare la sezione al pari del Colonnello e degli arabi, perché non lo fate?
Esigo una spiegazione logica, chiedo troppo?

Perché non è ritenuto necessario. È una spiegazione logica e sufficiente.
la sezione si chiama sala di lettura e tanto basta.

Allora non ci siamo capiti, ho detto in tutti i modi che: QUESTO FORUM E' DIVENTATO UNA SPECIE DI SALA D'ATTESA DA PARRUCCHIERE... SON SPARITI TUTTI GLI UTENTI DI UN QUALCHE SPESSORE.

Sottolineo che non ho nulla contro le sale d'attessa, solo non le frequento, le evito come il noto morbo manzoniano.


Siccome credo che la"Sala di Lettura"  (che si è sempre chiamata "Sala di Lettura") nulla ha più a che fare col resto del forum, ritengo necessario - dato che ne sono stato l'ideatore e il promotore - che vada chiusa ed isolata al pari del Colonnello e degli arabi.

Allora, a questo punto, bisogna stabilire cosa prevale il diritto dell'autore giustificato ed argomentato, o la ingiustificata decisione d'imperio dell'ADM?

Il Tribunale lo sancirà!!!

Scherzo, scherzo... mi divertirò di più a frequantare - con la massima educazione e coerenza di argomenti - i vostri diarii et le vostre liete discussioni.

Con questo ho risposto pure a Maia...

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHHAHAH


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raffaele de martinis

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #18 il: Novembre 08, 2018, 02:15:35 pm »

Ho letto il pippone di Jampi, mi permetto di controppipponare  con un pippone di grande qualità, citando uno dei più grandi "novellieri" di tutti i tempi: Guy de Mauntpassant, che in questa novella: FOU? Estremizza le ragioni della femminil passion per i lalli:

Sono pazzo? O soltanto geloso?

Non lo so, ma, quello che è certo è che  ho sofferto orribilmente e ho compiuto - accecato dalla gelosia - una pazzia, una pazzia furiosa, è vero... ma, la gelosia lancinante, l'amore esaltato, tradito, condannato e il dolore abominevole che ho sopportato, tutto ciò non basta a giustificare la follia e l'atroce delitto senza esser dei veri criminali nel cuore e nel cervello.
Oh! Ho sofferto, sofferto, sofferto in modo continuo, acuto, spaventevole. Ho amato quella donna con uno slancio frenetico...
Ma... l'ho amata davvero?
No, no, no, mi ha posseduto anima corpo, invaso, incatenato, sono stato... sono cosa sua, il suo schiavo, il suo giocattolo, appartengo alla sua bocca, al suo sorriso, al suo sguardo, alle linee del suo corpo,  alla forma del suo viso; mi manca il fiato sotto il dominio della sua bellezza carnale; 
ma Lei, la donna, che abita quel corpo, la odio, la disprezzo, la esecro, l'ho sempre odiata disprezzata, esecrata.
Perché è perfida, bestiale, immonda, impura... ma lei è la donna della perdizione, animale  sensuale e falso, in cui non esiste l'anima, il cui pensiero non circola mai come l'aria libera e vivificatrice; lei è una bestia umana, anzi meno di ciò; ella non era che un grammo di una meravigliosa carne dolce e rotonda dove l'infamia si annida.
I primi tempi del nostro legame furono strani ma deliziosi, tra le braccia di lei sempre aperte mi esaurivo in una furia di insaziabile desiderio.
I suoi occhi, come se mi avessero fatto venire la sete, mi facevano aprire la bocca ed erano grigi a mezzogiorno, verdi al cader del giorno, turchini al levar del sole.
Io non sono pazzo, giuro che avevano questi questi tre colori, e nelle ore d'amore diventavano di un blu intenso... come occhi di teschio, lividi e lucenti con  pupille enormi e nervose.
Le sue labbra, scosse da un fremito, lasciavano intravedere la punta rosea e umida della lingua guizzante come quella di una serpe: e le palpebre pesanti si sollevavano lente lente scoprendo uno sguardo ardente di desiderio che mi faceva impazzire.
La stringevo forte tra le braccia, e sprofondavo nei suoi occhi e fremevo scosso dal bisogno di  uccidere quella bestia, come dalla necessità di  possederla  senza fine.
Quando camminava nella mia camera, già il rumore dei suoi passi faceva battere il mio cuore, e quando cominciava a svestirsi lasciando cadere gli abiti a terra e usciva, infame e radiosa, dalle  vesti che calpestava attorno a se, mi sentivo soffocare e mi correva nelle braccia e nelle gambe uno sfinimento infinito e vile.
Un giorno, mi accorsi che era stanca di me. Lo vidi scritto nei suoi occhi.
Al risveglio, curvo su di lei, attendevo ogni mattina,  il  suo primo sguardo, lo aspettavo, pieno di rabbia, di odio, di disprezzo per quella femmina addormentata di cui ero schiavo.
Ma quando l'azzurro pallido della sua pupilla, quel turchino liquido come l'acqua, appariva di nuovo ancora languido, ancora stanco, ancora sofferente per le recenti carezze d'amore, come una fiamma rapida attizzava violentemente i miei ardori.
Quel giorno, quando aprì le palpebre, ho visto uno sguardo indifferente e spento che non desiderava  più nulla.
Oh! Lo vidi, lo seppi, lo sentii, lo compresi subito. Era finita, finita, per sempre. Ebbi la prova ad ogni ora, ad ogni secondo.
Quando la chiamavo con le braccia e le labbra, lei mi si rivoltava contro infastidita sibilando: "Lasciatemi, via! " Oppure: "Siete odiosoo!" O ancora: "Fatemi star tranquilla!".
 Ero geloso, geloso come un cane,  ma scaltro, diffidente, dissimulatore. Sapevo che presto sarebbe venuto un altro uomo a far esultare i suoi sensi. Ero freneticamente geloso; ma non sono pazzo; No, certo che no, non sono pazzo.
Aspettavo che questo prima o poi accadesse, che cercasse qualcuno; oh! Mi son messo a spiarla con discrezione; certamente non mi avrebbe mai potuto ingannare; ma - contrariamente a quanto mi aspettassi  - rimase fredda, indifferente.
A volte diceva: "Gli uomini mi disgustano"... ed era vero.
 Allora diventai geloso di lei stessa, geloso della sua indifferenza, geloso della solitudine delle sue notti; geloso dei suoi gesti, geloso dei suoi pensieri infami, geloso di tutto quello che immaginavo vero o falso che fosse.
A volte, si alzava con quell'aspetto morbido che un tempo aveva dopo le nostre ardenti notti d'amore... certamente qualche sogno lascivo aveva tormentato la sua anima e risvegliato i suoi istinti lussuriosi.
Allora mi sentivo soffocare dalla collera, e tremante di rabbia, sentivo una voglia pazza di strangolarla, di mettermela sotto le ginocchia per farle confessare, stringendole la gola, tutti i segreti vergognosi del suo cuore. Sono pazzo? No, non sono pazzo!.
Voilà, una sera la sentii felice, era veramente felice e vibrava nuovamente di passione, ne ero certo, indubitabilmente certo
Si, pulsava come dopo i miei abbracci; gli occhi fiammeggianti, le mani calde, tutta la persona vibrante trasudava quell'odore di sesso che era stato la causa della mia rovina.
Finsi di nulla comprendere, ma la avvolsi in una ulteriore rete di controlli nascosti e di attenzioni discrete ma non scopersi niente, attesi una settimana, un mese, una stagione; ella si schiudeva in un quell'incomprensibile ardore, si placava nella felicità di una ineffabile una carezza.
D'un tratto indovinai! Non sono pazzo. Lo giuro, Non sono pazzo! Come dire? Come farmi capire? Come esprimere questa abominevole e incomprensibile cosa?
Ecco, in qual modo me ne accorsi: una sera, appena tornata da una lunga passeggiata a cavallo
 si lasciò cadere, ansimante, le guance rosse, le gambe fiacche, gli occhi appannati e lividi, sul divano di fronte a me,
L'avevo già vista così!
Godeva, aveva goduto!
Non potevo sbagliarmi!
Mi salì il sangue alla testa, e, per non guardarla più oltre, mi girai verso la finestra e vidi un domestico che portava per la briglia il suo grande cavallo che si impennava.
Anche lei seguiva con lo sguardo il suo grosso, focoso e scalpitante destriero.
Poi, quando sparì dalla visuale, si addormentò di colpo.
Rimasi a pensare tutta la notte; e mi addentrai in misteri che non avevo mai sospettati.
Chi approfondirà mai le perversioni della sensualità delle donne? Chi comprenderà i loro improbabili capricci e l'appagamento strano delle loro più strane fantasie?


Ogni mattina, all'alba, partiva di galoppo per campagne e nel boschi, e, ogni volta, ritornava sfatta e languida, come dopo una notte d'amore.

L'avevo capito finalmente! Ed ero geloso!
Ero geloso di quel cavallo muscoloso e veloce; geloso del vento che le accarezzava il viso quando si lanciava in quella folle corsa; geloso delle foglie che le baciavano le orecchie quando passava nella selva; geloso delle gocce di sole che - attraverso i rami - le cadevano sulla fronte ; geloso della sella che la portava e che stringeva con le cosce.
Ero geloso di tutto ciò; di tutto ciò che la rendeva felice, che la esaltava, la saziava, la esauriva, e  - dopo - me la restituiva insensibile, prostrata... quasi svenuta.


Decisi di vendicarmi. Diventai dolce e pieno di premure per lei, quando tornava dalle sue folli galoppate le tenevo la mano per farla smontare; la bestiaccia - furiosa - scalciava verso di me; ma lei lo tranquillizzava accarezzandogli il collo ricurvo e lo baciava, baciava le froge frementi e bagnate senza poi asciugarsi le labbra; e il profumo del suo corpo accaldato, come appena uscito dal tepore del letto, si mischiava - nelle mie narici - con l'odore acre e selvatico della bestia.

Pazientemente aspettai il mio giorno e la mia ora.
Lei passava, ogni mattina, per lo stesso stretto sentiero tra gli alberi di betulle che si perdeva nella  foresta.
Prima dell'alba, sono uscito con una lunga corda in mano e le mie due pistole infilate nella cintola, sembrava che andassi a battermi a duello.
Corsi verso il sentiero che preferiva e tesi la corda tra due alberi, poi mi nascosi tra le frasche e  attesi con l'orecchio per terra... intesi il galoppo lontano avvicinarsi, poi, li scorsi laggiù sotto le foglie, come in fondo a una volta, giungeva in un galoppo sfrenato.
Oh! Non mi ero ingannavo!
Era quello che avevo immaginato, sembrava al culmine del piacere, il sangue alla guance, folle lo sguardo, e il movimento convulso della corsa, la faceva vibrare i nervi di... une jouissance solitaire et furieuse .


L'animale cadde con le zampe anteriori nella mia trappola e ruzzolò, le ossa spezzate. Lei! La ricevetti tra le braccia. Sono tanto forte da sostenere un bue.

Poi, dopo averla deposta delicatamente per terra, mi sono avvicinato  all'altro che ci guardava, e, mentre tentava ancora una volta di mordermi, gli avvicinai la canna della pistola all'orecchio e..... l'ho ucciso, l'uccisi, come si uccide un uomo.
Ma caddi su me stesso, con il viso sferzato da due colpi di scudiscio, e poiché ella si avventava di nuovo verso di me, la colpii nel ventre con l'altra pallottola che restava.
Ditemi, sono forse pazzo?Sono pazzo? O soltanto geloso?

Non lo so, ma, quello che è certo è che  ho sofferto orribilmente e ho compiuto - accecato dalla gelosia - una pazzia, una pazzia furiosa, è vero... ma, la gelosia lancinante, l'amore esaltato, tradito, condannato e il dolore abominevole che ho sopportato, tutto ciò non basta a giustificare la follia e l'atroce delitto senza esser dei veri criminali nel cuore e nel cervello.
Oh! Ho sofferto, sofferto, sofferto in modo continuo, acuto, spaventevole. Ho amato quella donna con uno slancio frenetico...
Ma... l'ho amata davvero?
No, no, no, mi ha posseduto anima corpo, invaso, incatenato, sono stato... sono cosa sua, il suo schiavo, il suo giocattolo, appartengo alla sua bocca, al suo sorriso, al suo sguardo, alle linee del suo corpo,  alla forma del suo viso; mi manca il fiato sotto il dominio della sua bellezza carnale; 
ma Lei, la donna, che abita quel corpo, la odio, la disprezzo, la esecro, l'ho sempre odiata disprezzata, esecrata.
Perché è perfida, bestiale, immonda, impura... ma lei è la donna della perdizione, animale  sensuale e falso, in cui non esiste l'anima, il cui pensiero non circola mai come l'aria libera e vivificatrice; lei è una bestia umana, anzi meno di ciò; ella non era che un grammo di una meravigliosa carne dolce e rotonda dove l'infamia si annida.
I primi tempi del nostro legame furono strani ma deliziosi, tra le braccia di lei sempre aperte mi esaurivo in una furia di insaziabile desiderio.
I suoi occhi, come se mi avessero fatto venire la sete, mi facevano aprire la bocca ed erano grigi a mezzogiorno, verdi al cader del giorno, turchini al levar del sole.
Io non sono pazzo, giuro che avevano questi questi tre colori, e nelle ore d'amore diventavano di un blu intenso... come occhi di teschio, lividi e lucenti con  pupille enormi e nervose.
Le sue labbra, scosse da un fremito, lasciavano intravedere la punta rosea e umida della lingua guizzante come quella di una serpe: e le palpebre pesanti si sollevavano lente lente scoprendo uno sguardo ardente di desiderio che mi faceva impazzire.
La stringevo forte tra le braccia, e sprofondavo nei suoi occhi e fremevo scosso dal bisogno di  uccidere quella bestia, come dalla necessità di  possederla  senza fine.
Quando camminava nella mia camera, già il rumore dei suoi passi faceva battere il mio cuore, e quando cominciava a svestirsi lasciando cadere gli abiti a terra e usciva, infame e radiosa, dalle  vesti che calpestava attorno a se, mi sentivo soffocare e mi correva nelle braccia e nelle gambe uno sfinimento infinito e vile.
Un giorno, mi accorsi che era stanca di me. Lo vidi scritto nei suoi occhi.
Al risveglio, curvo su di lei, attendevo ogni mattina,  il  suo primo sguardo, lo aspettavo, pieno di rabbia, di odio, di disprezzo per quella femmina addormentata di cui ero schiavo.
Ma quando l'azzurro pallido della sua pupilla, quel turchino liquido come l'acqua, appariva di nuovo ancora languido, ancora stanco, ancora sofferente per le recenti carezze d'amore, come una fiamma rapida attizzava violentemente i miei ardori.
Quel giorno, quando aprì le palpebre, ho visto uno sguardo indifferente e spento che non desiderava  più nulla.
Oh! Lo vidi, lo seppi, lo sentii, lo compresi subito. Era finita, finita, per sempre. Ebbi la prova ad ogni ora, ad ogni secondo.
Quando la chiamavo con le braccia e le labbra, lei mi si rivoltava contro infastidita sibilando: "Lasciatemi, via! " Oppure: "Siete odiosoo!" O ancora: "Fatemi star tranquilla!".
 Ero geloso, geloso come un cane,  ma scaltro, diffidente, dissimulatore. Sapevo che presto sarebbe venuto un altro uomo a far esultare i suoi sensi. Ero freneticamente geloso; ma non sono pazzo; No, certo che no, non sono pazzo.
Aspettavo che questo prima o poi accadesse, che cercasse qualcuno; oh! Mi son messo a spiarla con discrezione; certamente non mi avrebbe mai potuto ingannare; ma - contrariamente a quanto mi aspettassi  - rimase fredda, indifferente.
A volte diceva: "Gli uomini mi disgustano"... ed era vero.
 Allora diventai geloso di lei stessa, geloso della sua indifferenza, geloso della solitudine delle sue notti; geloso dei suoi gesti, geloso dei suoi pensieri infami, geloso di tutto quello che immaginavo vero o falso che fosse.
A volte, si alzava con quell'aspetto morbido che un tempo aveva dopo le nostre ardenti notti d'amore... certamente qualche sogno lascivo aveva tormentato la sua anima e risvegliato i suoi istinti lussuriosi.
Allora mi sentivo soffocare dalla collera, e tremante di rabbia, sentivo una voglia pazza di strangolarla, di mettermela sotto le ginocchia per farle confessare, stringendole la gola, tutti i segreti vergognosi del suo cuore. Sono pazzo? No, non sono pazzo!.
Voilà, una sera la sentii felice, era veramente felice e vibrava nuovamente di passione, ne ero certo, indubitabilmente certo
Si, pulsava come dopo i miei abbracci; gli occhi fiammeggianti, le mani calde, tutta la persona vibrante trasudava quell'odore di sesso che era stato la causa della mia rovina.
Finsi di nulla comprendere, ma la avvolsi in una ulteriore rete di controlli nascosti e di attenzioni discrete ma non scopersi niente, attesi una settimana, un mese, una stagione; ella si schiudeva in un quell'incomprensibile ardore, si placava nella felicità di una ineffabile una carezza.
D'un tratto indovinai! Non sono pazzo. Lo giuro, Non sono pazzo! Come dire? Come farmi capire? Come esprimere questa abominevole e incomprensibile cosa?
Ecco, in qual modo me ne accorsi: una sera, appena tornata da una lunga passeggiata a cavallo
 si lasciò cadere, ansimante, le guance rosse, le gambe fiacche, gli occhi appannati e lividi, sul divano di fronte a me,
L'avevo già vista così!
Godeva, aveva goduto!
Non potevo sbagliarmi!
Mi salì il sangue alla testa, e, per non guardarla più oltre, mi girai verso la finestra e vidi un domestico che portava per la briglia il suo grande cavallo che si impennava.
Anche lei seguiva con lo sguardo il suo grosso, focoso e scalpitante destriero.
Poi, quando sparì dalla visuale, si addormentò di colpo.
Rimasi a pensare tutta la notte; e mi addentrai in misteri che non avevo mai sospettati.
Chi approfondirà mai le perversioni della sensualità delle donne? Chi comprenderà i loro improbabili capricci e l'appagamento strano delle loro più strane fantasie?


Ogni mattina, all'alba, partiva di galoppo per campagne e nel boschi, e, ogni volta, ritornava sfatta e languida, come dopo una notte d'amore.

L'avevo capito finalmente! Ed ero geloso!
Ero geloso di quel cavallo muscoloso e veloce; geloso del vento che le accarezzava il viso quando si lanciava in quella folle corsa; geloso delle foglie che le baciavano le orecchie quando passava nella selva; geloso delle gocce di sole che - attraverso i rami - le cadevano sulla fronte ; geloso della sella che la portava e che stringeva con le cosce.
Ero geloso di tutto ciò; di tutto ciò che la rendeva felice, che la esaltava, la saziava, la esauriva, e  - dopo - me la restituiva insensibile, prostrata... quasi svenuta.


Decisi di vendicarmi. Diventai dolce e pieno di premure per lei, quando tornava dalle sue folli galoppate le tenevo la mano per farla smontare; la bestiaccia - furiosa - scalciava verso di me; ma lei lo tranquillizzava accarezzandogli il collo ricurvo e lo baciava, baciava le froge frementi e bagnate senza poi asciugarsi le labbra; e il profumo del suo corpo accaldato, come appena uscito dal tepore del letto, si mischiava - nelle mie narici - con l'odore acre e selvatico della bestia.

Pazientemente aspettai il mio giorno e la mia ora.
Lei passava, ogni mattina, per lo stesso stretto sentiero tra gli alberi di betulle che si perdeva nella  foresta.
Prima dell'alba, sono uscito con una lunga corda in mano e le mie due pistole infilate nella cintola, sembrava che andassi a battermi a duello.
Corsi verso il sentiero che preferiva e tesi la corda tra due alberi, poi mi nascosi tra le frasche e  attesi con l'orecchio per terra... intesi il galoppo lontano avvicinarsi, poi, li scorsi laggiù sotto le foglie, come in fondo a una volta, giungeva in un galoppo sfrenato.
Oh! Non mi ero ingannavo!
Era quello che avevo immaginato, sembrava al culmine del piacere, il sangue alla guance, folle lo sguardo, e il movimento convulso della corsa, la faceva vibrare i nervi di... une jouissance solitaire et furieuse .


L'animale cadde con le zampe anteriori nella mia trappola e ruzzolò, le ossa spezzate. Lei! La ricevetti tra le braccia. Sono tanto forte da sostenere un bue.

Poi, dopo averla deposta delicatamente per terra, mi sono avvicinato  all'altro che ci guardava, e, mentre tentava ancora una volta di mordermi, gli avvicinai la canna della pistola all'orecchio e..... l'ho ucciso, l'uccisi, come si uccide un uomo.
Ma caddi su me stesso, con il viso sferzato da due colpi di scudiscio, e poiché ella si avventava di nuovo verso di me, la colpii nel ventre con l'altra pallottola che restava.
Ditemi, sono forse pazzo?

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BigDream

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #19 il: Novembre 08, 2018, 02:19:18 pm »

SON SPARITI TUTTI GLI UTENTI DI UN QUALCHE SPESSORE.


Boh, io vorrei sapere chi erano, secondo te, tutti questi professori.

Poker: ti assicuro che non è sparito. Diciamo che è tornato sotto altre vesti.

Altri??

Inoltre, non mi pare che utenti come Idunas, Max, Miky siano esattamente degli sprovveduti o clienti da parrucchiere.

E comunque, non vedo chi tu sia per poterti permettere di dare agli altri delle "persone di poco spessore". Io non sono nessuno e lo so: tu invece mi sembri un pochino sopravvalutato (da te stesso).
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Miky Estancia

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #20 il: Novembre 08, 2018, 03:03:22 pm »

Big Dream for president! :occasion14:
Tornando in topic....
Carampane a cavalluccio, femminizzazione dell'equitazione....bho, dipende dagli ambienti legati al cavallo che si frequentano....
Visto il mio lavoro, ho modo di toccare con mano diverse realtà: ad esempio nell'ambiente del cavallo da lavoro, frivolezze ed isterismi ed estremismi non ne ho visti (almeno per ora e mi auguro che si continui così ), la maggior parte dei frequentatori di questo ambiente è maschile, a volte coadiuvati dalle mogli/compagne/fidanzate (e che coppie....gente che piega la schiena e si sporca le mani di terra...scarpe antinfortunistica  e calli sulle mani, altro che stivalini lucidi e guantini a proteggere  la manicure).
Anche il settore cavalli da trek lo vedo sobrio....per lo meno quello dove si fa trek seriamente e non il giro dell'isolato intervallato da pause di tre ore al ristorante dell'agriturismo. La frequentazione è prevalentemente maschile...poche balle e tanti km in sella.
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La cosa che tollero meno al mondo, anche meno dell'ignoranza, è la maleducazione. Perché se avere il cervello piccolo è una disgrazia, essere cafoni è una scelta. A.P.

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #21 il: Novembre 08, 2018, 03:10:19 pm »

Raffaele ti stai ripetendo, il racconto di Maupassant l'avevi già postato ai tempi delle tue elucubrazioni ispirate dalla Ravello su donna ed equitazione come sostituta  di altro. ..
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Miky Estancia

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #22 il: Novembre 08, 2018, 03:25:22 pm »

La questione della femminizzazione dell'equitazione mi pare altrettanto interessante come quell'altra questione, se è nato primo l'uovo o la gallina. Oggi. l'equitazione è quello che è.



Concordo.
Mi sembrano più che altro seghe mentali.
Per carità,  ognuno si fa le seghe che vuole, però trovo più interessanti le discussioni dove si parla di cose pratiche....per me (ed è un mio parere personale, ognuno è  libero di  pensarla come gli pare), questo argomento è interessante al pari del coordinare cuffiette con paracolpi....su una scala da zero a 10 sta a 1.....sarà perché vado dal parrucchiere al massimo due volte all'anno?  :dontknow:
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raffaele de martinis

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #23 il: Novembre 08, 2018, 06:40:30 pm »

Raffaele ti stai ripetendo, il racconto di Maupassant l'avevi già postato ai tempi delle tue elucubrazioni ispirate dalla Ravello su donna ed equitazione come sostituta  di altro. ..

Per lo vero, questa è un'altra versione, migliore della mia traduzione, offerta in audio da Davide Zanardi, (https://www.youtube.com/watch?v=a2FfbWFSlNk&t=26s) eppoi, tante ragasse nuove come la Jumpi - forse - non la cognoscono.

L'equitazione è quella che è, ma perché è diventata quella che è?

Quelle mie elucubrazioni, hanno trovato conferme in una solida documentazione storica...



« Ultima modifica: Novembre 08, 2018, 06:43:19 pm da raffaele de martinis »
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raffaele de martinis

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #24 il: Novembre 09, 2018, 03:31:30 am »

La bellissima novella di Mauntpassant, ci introduce ad un altro brano, perfettamente coerente:

L’ivresse érotique du galop.

E' la "confessione" di una amazzone... attenzione, non si tratta di letteratura porno da 4 soldi, ma della esperienza diretta di JYLG l'ottimo cavallerizzo francocanadese, autore del libro che tanto è piaciuto - sia pur nella orrenda traduzione della Crimini - a Monique (già sparita?).
Sto affinando la mia traduzione per offrirvela al meglio....
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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #25 il: Novembre 09, 2018, 08:24:26 am »

 :ciao: eccomi qua.
Non sono sparita, mi sono un po' defilata, perchè faccio fatica a seguire la maggior parte dei post recenti non conoscendo gli antefatti  a cui vi riferite, tento di rimediare   leggendo vecchi argomenti e qualche diario! :horse-wink: ma non è affatto semplice,a volte ci vorrebbe un interprete, a volte un riassunto :horse-scared:

Sono arrivata su questo forum pensando di  confrontarmi sull'equitazione vera e propria! :firuu: , ho dovuto fare un passo indietro e resettarmi.

A parte questo, leggerò con piacere sul cavallerizzio francocanadese, perchè ho letto un suo libro e so di cosa andrete a discutere.
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raffaele de martinis

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #26 il: Novembre 09, 2018, 03:01:39 pm »

Sono arrivata su questo forum pensando di  confrontarmi sull'equitazione vera e propria! :firuu: , ho dovuto fare un passo indietro e resettarmi.

Mia cara, è dal 1922 che in questo foro non ci si confrontaa sull'equitazione vera e propria, per quanto riguarda JYLG, temo che tu non abbia capito.
Io mi riferivo alla sua pubblicazione:
L’Équitation respiratoire et angulaire. Jean-Yves Le Guillou  - Lavauzelle, Paris 1991. dove, in tempi non sospetti, il Nostro affronta l'argomento sessualità et lallo...  a seguito di una sua sensazionale scoperta: ... Le jeu du rein à cheval est le même que celui de l’amour physique entre la femme et l’homme...   :icon_eek:

Ho già tradotto il malloppone, devo adattarlo alla senzibbilité delle ragasse, poiché la prosa di JYLG è fin troppo esplicita, appena concluso lo pubblicherò per il sollazzo delle mie amiche "bizoche"...
« Ultima modifica: Novembre 09, 2018, 03:03:17 pm da raffaele de martinis »
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monique

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #27 il: Novembre 09, 2018, 03:17:14 pm »

Prima di iscrivermi avevo letto qualcosa su questo forum e mi era sembrato che venissero trattati anche gli aspetti tecnici.Va bene lo stesso, non e' un problema.

Avevo capito bene sul cavallerizzo franco canadese :horse-wink:
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raffaele de martinis

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #28 il: Novembre 09, 2018, 08:24:04 pm »

Bé, per prima hosa devi aprire un diario, dove ci informi dettagliatamente dei fatti tua, raccomandoti di allegare, nei giornalieri resoconti, delle liete fotine che son sempre graditissime, in questa maniera potrai entrar facilemente in sintonia con noi ragasse.

JYLG predica la morbidezza dell'assetto come base fondamentale della sua equitazione, e per ottenerla la maniera migliore - secondo lui - è lasciarsi andare al piacere sensuale dell'equitazione, è un piacere che tutti - chi più chi meno - dovremmo provare, purtroppo, i condizionamenti culturali e i relativi tabus sessuali impediscono quest'approccio o - quando esiste - viene negato dagli interessati.

Infatti, alla domanda: avete mai provato sensazioni erotiche a cavallo ?
Cosa rispondete?

JYLG pone questa stessa domanda a distanza di 15 anni alle sue aglieve e ottiene delle liete differenti risposte, per le ragioni sopraesposte,.
Siccome in Itaglia, a differenza della libertaria Francia, la culutura clericalfascista, volenti o nolenti, ci condiziona ancora, so già cossa risponderete/non risponderete...
« Ultima modifica: Novembre 09, 2018, 08:28:01 pm da raffaele de martinis »
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raffaele de martinis

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Re:LA MINACCIA DELLE "DIABOLICHE" CARAMPANE A CAVALLUCCIO.
« Risposta #29 il: Novembre 10, 2018, 02:36:59 am »

Dunque, avete mai provato sensazioni erotiche a cavallo ?
La prima volta che JYLG fece sta domanda, ani 80 del s.s. le risposte di amazzoni e cavalieri furono quasi tutte negative e le giustificazioni furono più o meno di questo tono:
“Io non ho mai provato niente del genere, è una sciocchezza” .
“Sono vent’anni che vado a cavallo, non mi è mai successo.
"Si tratta di costruzioni mentali, di frutto dell’immaginazione, è una legenda metropolitana”.
“Personalmente, al contrario, ho provato dolore, quello che dici è soltanto una fantasia, un mito”.

Eh si, ammesso ma non concesso che le risposte fossero sincere, potete credere a questi poareti, essi non sentono niente di sensuale, perché, in realtà, essi non sentono niente del tutto!

Eh oui, et ces cavalières et ces cavaliers ont raison. Ils ne sentent rien de sensuel, et, en réalité, ils ne sentent rien du tout.

Il mio manuale è dedicato a queste disgraziate, che, rigide sui loro cavalli non possono sentire niente, e, ignorano che ci possano essere delle donne che provano piacere a cavallo, non riescono neanche a concepire che possano addirittura sentire leur clitoris gonflé, raide, le gland sorti, et dans leur vagin qui se transforme en fontaine.
Esse ritrovano a cavallo la “posizione Andromaca”, a squola non ce lo dicono, ma Omero descrisse questa posizione 3000 ani fa, posizione che - stranamente - si appella anche "all'amazzone".

Volete che vi faccia un disegnino?

Attenzione, il più delle volte, nella maggioranza dei hasi, non si raggiunge l'orgasmo ma si mantiene - con diverse intensità - quella fase che gli scisciscienziati, i sessuologhi appellano "plateau" e questo vale anche per i maschietti, infatti, il perineo ha una sua sensiblità erotica, anche se è imparagonabile con quella della vulva.

Come che sia, andare a lallo ci fa stare bene, sono sensazioni piacevoli che vanno dalla leggera euforia, al "godimento solitario e furioso" gioornalmente ripetuto della protagonista di "FOU?".

Bene, siamo negli ani 2000, JYLG ripete la domanda ai suoi allievi... molto è cambiato (in Francia) ed ecco le risposte....
« Ultima modifica: Novembre 10, 2018, 02:42:29 am da raffaele de martinis »
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