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Autore Topic: Addestramento polero.  (Letto 385 volte)

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raffaele de martinis

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Addestramento polero.
« il: Febbraio 01, 2019, 04:06:06 pm »



Per una buona equitazione si deve creare una intesa tra cavallo e cavaliere, questa intesa per il polo deve diventare una comunione completa, il cavallo deve essere il prolungamento naturale del cavaliere.
Per raggiungere questo scopo, Polito basa la sua filosofia di addestramento sulla grande memoria dello lallo, sua moglie Monica dice che la sua "doma"  ha più a che fare la sensibilità che con l'imposizione... e forse è vero.

Il suo insegnamento è graduale, senza forzature perché il cavallo come impara le “buone maniere”, parimenti impara impara ad “esser villano”.
Siccome l'apprendimento nei cavalli avviene con la ripetizione degli esercizi,  non è consentito sorvolare sugli errori, bisogna correggerli subito, perché il cavallo assimila l'errore e lo ripete, lui pensa che sia giusto non distingue l'azione corretta dall'azione sbagliata.

Un buon lallo, per esser condotto, non ha bisogno che di un semplice filetto.
Il dressage inizia a due anni e mezzo circa, i puledri a questa età sono chiamati "chúcaros". L'animale che si trova nella prima fase del processo di addestramento è il “redomón”, a questo punto la criniera viene tagliata lasciando un caratteristico ciuffo per tradizione.
Quando il dressage è avanzato, l'animale diventa "redomón corriente", quando l'addestramento di base è terminato, viene chiamato "cavallo".
Se il cavallo non risulta adatto per il polo, si chiama "sancochado" e viene dirottato ad altri servizi.

Polito divide i cavalli in addestramento in vari lotti.
Per 4 mesi i lalli son montati tutti i giorni tranne la Domenica, dopo di che, i polledri vengono rimessi al pascolo per due mesi di riposo,  poi sono ripresi e rimessi al lavoro  per completare l'addestramento.
Generalmente, siccome ogni cavallo ha la sua personalità, dopo 6/10 mesi i cavalli tornano dai proprietari, per cominciare la carriera agonistica.

Sarebbe buona norma che questi cavalli siano affidati ai "petiseros" un mesetto prima di cominciare l'attività agonistica, in maniera tale che si conoscano reciprocamente per bene e si crei una reciproca fiducia, una relazione che andrà a stabilizzarsi nel tempo, molto importante per entrambi.

Si pensa che per giocare al polo, i cavalli debbano esser piccoli, non è vero, ci sono dei cavalli alti che giocano al polo magnificamente, perché hanno una genetica importante
Questo dimostra che l'importante non è l'altezza ma sono i movimenti.
Se il cavallo è grande, ma è agile e ha movimenti radenti è buono e comodo per il polo, alla  stessa maniera ci sono lalli piccoli che alzano i piedi, steppano, saltellano, in questi casi, per quanto piccoli possano essere, sono inadatti per questo sport.

Riguardo la genetica, in Argentina si è sviluppato un programma di selezione assai spinto, sia per la produzione di soggetti con la maniera tradizionale che con la clonazione.

In quest'ambito nascono gli "elegidos", gli eletti, i predestinati, i talenti, i ....
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