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Autore Topic: Un Ufficiale di Cavalleria - Capitolo I  (Letto 3615 volte)

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raffaele de martinis

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Un Ufficiale di Cavalleria - Capitolo I
« il: Novembre 28, 2012, 01:19:11 am »

CAPITOLO I
Mio nonno – I "Gendarmes Rouges” – I Carabinieri – Mio padre – La sua carriera militare – I suoi due fratelli.


Nipoti miei cari,  come ben sapete la nostra famiglia ha una consolidata tradizione militare:  mio nonno materno - il signor Brissonieres d’Alancourt -  e mio padre furono entrambi ufficiali di Cavalleria.

Il vostro bisnonno  prestava servizio presso un corpo ormai dimenticato: la “Gendarmeria di Francia”, detta anche “Gendarmeria Rossa” per le uniformi scarlatte o, più semplicemente, “Gendarmeria di Luneville” dal luogo del loro  acquartieramento. Nota 1)

A Luneville -  residenza del defunto re polacco Stanislao - nel novembre 1767 vennero radunate le dieci compagnie di Gendarmeria provenienti da tutto il Regno, e lì rimasero fino al loro definitivo scioglimento, avvenuto il 9 marzo 1788.

L’origine del corpo risale al 1427, quando venne istituita la compagnia dei gendarmi scozzesi, prima e più antica gendarmeria di Francia. In seguito, nel 1447, fu messa a capo delle 15 Compagnie d’Ordinanza create da Carlo VII con un’ordinanza, appunto.

Mi piace ricordare che Il vostro bisnonno prestò servizio nella "Compagnia dei Bourguignons".   

In Francia, la Gendarmeria ha sempre goduto del massimo prestigio. 
Così, quando Carlo V - al fine di respingere i turchi - chiese in prestito a Francesco I una somma di danaro e la Gendarmeria stessa, il "Re Cavaliere" rispose:  “Per il primo punto, non sono un banchiere; per l’altro:  siccome la Gendarmeria è il braccio che porta il mio scettro, non la espongo al pericolo a meno che non sia io che voglia andare a cercare la gloria con essa.”

Nel 1767, quando le dieci compagnie che componevano la Gendarmeria di Francia si radunarono a Luneville, vennero acquartierate parte nell’edificio del castello e parte nella vecchia Orangerie.

Il Re era il comandante in carica delle prime quattro compagnie, chiamate: “Compagnie dei Gendarmi del Re”.
Come testimoniano gli "Stati Generali" dell’epoca, la Gendarmeria faceva parte della Casa Reale: doveva gli onori militari solo al Re, agli Eroi di Francia e al Comandante del Corpo.

Quando la Gendarmeria fu sciolta, ai suoi membri fu concesso di mantenere per un decennio il grado e le prerogative  di sottotenente: in questo modo i più anziani, coloro che avevano già almeno dieci anni di servizio, poterono ricevere la Croce di Cavaliere di San Luigi.
Fu grazie a questo provvedimento che il vostro bisnonno poté ottenere tale onorificenza.


L'insediamento della Gendarmeria a Luneville fu portato a termine sotto la  direzione del Cavalier de Ray:  “colonnello brigadiere d’armata”. Era a capo dello Stato Maggiore del corpo, col titolo di "ispettore maggiore della Gendarmeria di Francia".
Nel suo libro, “Riflessioni e Ricordi”, il Cavalier de Ray, divenuto più tardi luogotenente generale, fu prodigo di elogi per Gendarmeria, che aveva diretto fino al 1770.

Il  3 Gennaio 1770, il Marchese de Castries, luogotente generale,  ricevette la nomina a Comandante Generale e Ispettore del Corpo della Gendarmeria, posizione che conserverà fino allo scioglimento del corpo.
Nel  museo di Versailles si trova un suo ritratto, in grande uniforme di "gendarme rosso".

Nello stesso periodo fu istituita la carica di Comandante in Seconda. Il Marchese di Autichamp, Generale di Corpo d’Armata, poi Maresciallo di Campo, ne fu il primo titolare, e ne mantenne le funzioni dal 1770 al 1785.
Reputato uno dei migliori ufficiali di cavalleria dell’epoca  il Marchese di Autichamp,  che aveva fissato la propria residenza a Luneville, fu di fatto - per quindici anni -  il vero comandante della Gendarmeria.

Mottin de la Balme si distinse in modo particolare tra gli ufficiali del suo tempo; dopo essersi arruolato come soldato semplice nel 1757, divenne "fourrier- major" Nota 2). della Gendarmeria dal 1766 al 1773.
Persino Warnery, critico  severo, riconosce l’alto valore di Mottin de la Balme e su lui scrive:   "quell’uomo sagace... vero soldato, eccellente ufficiale di cavalleria, che conosce a fondo la potenzialità e l'organizzazione di quell’arma....".

Il Barone de Bohan, famoso cavaliere, fu aiutante di campo nella Gendarmeria dal 1784 al 1788, prima di entrare in questo corpo ebbe il comando del reggimento dei Dragoni di Lorena.
Ricordo che i suoi precetti  equestri furono quasi tutti accolti nel nostro regolamento del 1829.

Gli ufficiali superiori sono stati il perno dell’istruzione del corpo.  Le loro funzioni principali erano molto simili a quelle dei nostri capitani istruttori che si occupano dell'insegnamento di tutte le materie ai reggimenti.

Gli ufficiali al comando della Gendarmeria, provenendo dalle migliori scuole e accademie militari di Francia, garantivano un ottimo livello qualitativo dei quadri di comando; alcuni, come Bohan, che si erano formati alla Scuola Militare, avevano ricevuto la loro istruzione equestre dal famoso cavallerizzo Jacques d’ Auvergne. Nota 3)

Altri provenivano dalla Grande o dalla Piccola Scuderia del Re, o dal maneggio - di grande reputazione - di Luneville, o ancora dalla Scuola dei Cavalleggeri della Guardia che aveva visto, come allievo, lo stesso d’Auvergne quando la scuola era diretta dal conte de Lubersac, che aveva messo Montfaucon Rogles  a capo del maneggio.

A detta del Bohan  la Gendarmeria e la sua scuola,  raggiunse un grado di perfezione nelle manovre equestri che ne fece:  "il corpo di cavalleria più preparato d’Europa".

Distaccamenti di vari reggimenti furono inviati a Luneville per essere addestrati alla Scuola della Gendarmeria.
Le richieste in tal senso provenienti da tutto il Regno divennero sempre più incalzanti, fino a quando il ministro Loménie Brienne - pressato da problemi economici, che purtroppo prevalsero sugli interessi della cavalleria - dovette sciogliere la Gendarmeria.

Il fratello di Federico il Grande, Prince Henry di Prussia - grande esperto militare -  in visita  a Luneville nel 1784 per controllare le manovre  della Gendarmeria, ne fu talmente entusiasta da esclamare:   "È troppo! "

Oltre all’equitazione, la scherma era tenuta in grande considerazione, infatti  i gendarmi erano anche dei formidabili spadaccini.
Però, bisogna dire che, oltre ad essere dei valorosi combattenti, erano anche dei famigerati attaccabrighe,  famosi per i loro duelli generati per un nonnulla; il  più celebre e sanguinoso si verificò nel 1774:
da tempo non “correva buon sangue” tra la Gendarmeria e gli ufficiali del Reggimento di Fanteria del Re, corpo di elite di stanza a Nancy.
Siccome nessun gendarme fu invitato ad un ballo organizzato dagli ufficiale del Re, i gendarmi li sfidarono a duello.
Il mattino dopo, dodici gendarmi si misurarono con dodici ufficiali del reggimento del re; il campo di battaglia – perché di questo si trattava – fu scelto alle porte di Nancy.
Lo scontro fu terribile :  due ufficiali del reggimento del re furono uccisi, e quasi tutti i gendarmi  subirono gravi ferite.
Lo scontro avrebbe potuto avere un esito ancora più letale se non fossero intervenuti il Marchese di Autichamp e il colonnello del Re che, informati del fatto, si precipitarono sul posto e fecero cessare il combattimento.

Questo scontro non fu dimenticato:  la rivalità tra i due corpi continuò ad ardere a  lungo e i duelli tra i gendarmi e i fanti del Re diventarono una simpatica consuetudine  anche se,  nel 1786, a causa di esigenze organizzative, alcuni ex ufficiali del Reggimento del Re vennero assegnati in servizio presso la Gendarmeria.

I gendarmi tendevano ad essere indisciplinati , r issosi e aggressivi, ma possedevano  un estremo spirito di corpo ed erano legati fortemente alle loro regole e alle loro tradizioni.

A tal proposito - quando ero ragazzo - ho sentito raccontare che Lotus XVIII ,  allora Conte di Provenza, dopo  avere preso il comando di uno squadrone della Gendarmeria sul campo di manovra di Luneville  aveva ordinato:  “sabre à la main !”, lasciando la sua spada alla cintura.

Nessun soldato obbedì all’ordine.

Il Marchese di Autichamp fece osservare rispettosamente al Principe che, una volta a cavallo, la Gendarmeria di Francia non sfoderava le sciabole fino a  quando colui che la comandava – quale fosse il suo rango -  non avesse la sua arma in pugno...il principe sguainò la spada e i gendarmi obbedirono immediatamente.

I cavalli della  Gendarmeria  erano quasi tutti bai,  fatta eccezione per i cavalli grigi dei tamburini e dei trombettieri, erano per lo più di razza  Limousin,  Auvergne  e Danese.

Su pressioni del Bohan, che aveva acquisito una posizione molto importante nel corpo, si stava cominciando a far uso di cavalli interi quando fu deciso il suo licenziamento.

                                                                               
Il grande maneggio di Luneville, ancor oggi  in funzione, è stato costruito dalla Gendarmeria nel 1786-1787. Questo impianto, ad andamento orizzontale, è stato a lungo citato come il più grande di Francia: era lungo 96 metri e largo 26. Nota 4)

Esistevano ottime relazioni tra i soldati della compagnia e i loro ufficiali, infatti ho trovato tra la corrispondenza di mio nonno una lettera di risposta alla  sua partecipazione di matrimonio: era scritta di suo pugno dal Barone de Bohan.

Nei documenti relativi alla Gendarmeria, lasciati dal vostro bisnonno, compaiono molti nomi che, in seguito, ho ritrovato nell’arma della Cavalleria: erano i discendenti di quei gendarmi.

Anche voi - cari nipoti - come loro avete avuto un avo nella Gendarmeria , per questo motivo mi sono dilungato su quest’argomento.
Devo dire che - spesso - la Gendarmeria è confusa col corpo di Polizia, benché non sia mai esistita una relazione tra questi due organismi.

Nel 1788, i Carabinieri, che erano di stanza a Saumur dal 1763, vennero trasferiti a Luneville per  sostituire la disciolta Gendarmeria, e vi rimasero fino al 1822.

Tra i documenti del vostro bisnonno si trovano lettere interessanti, indirizzate ai suoi ex compagni, che, tra le altre cose, testimoniano di come la "Gendarmeria Rossa" avesse allora considerato “vecchie” le  Guardie del Corpo del Re di Polonia, e di come i Gendarmi Rossi ritirati a Luneville godessero a loro volta - per inevitabile contrapasso - di analoga considerazione da parte dei giovani ufficiali dei carabinieri.
Ogni nuova generazione di ufficiali trova quella che l’ha preceduta assolutamente sorpassata. È nell’ordine delle cose:  a mia volta potrei dire altrettanto dei vecchi carabinieri rimossi da Luneville...ma non oserei parlare così dei gendarmi rossi, pur avendone conosciuto alcuni che già allora erano molto avanti negli anni.

Quando i Carabinieri sostituirono la Gendarmeria, Luneville rimase il loro presidio centrale per trentaquattro anni:  vi risiedevano i depositi di due reggimenti, mentre gli squadroni da guerra fecero numerose missioni e si distinsero sui campi di battaglia durante la Rivoluzione e durante le guerre dell’Impero.

La biblioteca di Luneville conserva un manoscritto tra i più interessanti di questa epoca, che mostra in dettaglio il ruolo svolto dai carabinieri.
Si intitola:  "Il Manoscritto dei Carabinieri”;  l’autore è il capitano Albert, ufficiale di collegamento del 1° Carabinieri. Si ritirò a Luneville e ricordo di averlo visto - tanto tempo fa -  recarsi spesso in una sua proprietà, nei paraggi del paese:  ci andava su un calesse, tirato da un cavallo assai tranquillo. Già allora, non passava un cavallo senza che io lo seguissi con lo sguardo.

Mio padre aveva un cognato capitano del 2° Carabinieri; pertanto, a diciotto anni - nel 1804 -  si arruolò in quel reggimento.
Suo padre, mancato da tempo, era stato assessore straordinario delle acque e delle foreste, e deputato al parlamento di Lorena.

Con il 2° Carabinieri, mio padre fece le campagne segnate dalle vittorie di Austerlitz, Jena, Eylau, Friedland. In questa ultima battaglia, una pallottola lo colpì all'anulare della mano sinistra per  poi deviare fino alla  placca di metallo della sua cintura: fu necessario amputargli il dito.

Quando - nel 1808 - si formò il 13° Corazzieri, lasciò i  carabinieri per entrare in questo reggimento che ben si distinse in Spagna.
Il Colonnello Gonneville, nel suo "Ricordi Militari" racconta delle prodezze del famoso 13° Corazzieri:
passava talvolta  da   Lunéville, dove risiedeva uno dei suoi parenti, ed era ben felice di intrattenersi con mio padre,  rievocando i comuni ricordi di guerra.

Tra la corrispondenza di vostro nonno si trova il rapporto di un episodio di guerra, relativo a quel periodo, che è riportato anche nel suo stato di servizio.
Il 26 Novembre 1810, durante uno scontro avvenuto nei pressi di Vinaros, mio padre e il tenente Pilau, del 4° Ussari, caricarono da soli - dopo esser passati sotto il loro fuoco -  una compagnia di fanteria del 2° Reggimento Cacciatori di Valencia, composta da una cinquantina di uomini che poco dopo si arresero.
Dal 13° mio padre passò al 8° Corazzieri e, dopo esser rimasto quattro anni in Spagna, fece con questo reggimento la campagna di Russia, durante la terribile ritirata fu aggregato allo “Squadrone Sacro”, composto dagli ufficiali che avevano perso tutti i loro uomini:  massacrati in battaglia, dispersi o fatti prigionieri .

Quando, dopo il disastro del 1812, l’esercito fu riorganizzato, mio padre fu destinato al reggimento dei granatieri a cavallo della Guardia Imperiale, con il quale fece la campagna di Sassonia e la campagna di Francia ; rimase in quel corpo fino alla prima abdicazione di Napoleone.

Gli sentii raccontare che, durante la battaglia di Hanau, nella quale i cosacchi di Czernischeff combattevano insieme alla cavalleria austro bavarese, aveva  visto un cosacco maneggiare la propria lancia con incredibile abilità.
Il figlio delle steppe era incalzato da un gruppo di cavalieri francesi armati di sciabole perché col suo cavallo, sfinito, era rimasto isolato. Ebbene costui riuscì, con la sola lancia, a tenere a bada i nemici e a raggiungere illeso i propri compagni.

Al rientro dei Borboni, mio padre passò al reale  corpo dei Cavalleggeri Lancieri di Francia, che, durante i “Cento Giorni”, fu chiamato:  il reggimento di “Cavalleggeri Lancieri Imperiali”.  Questo reggimento aveva già fatto parte della vecchia guardia imperiale e i suoi membri erano comunemente indicati come: “I Lancieri Rossi” dal colore di base delle loro uniformi.

Il 16 giugno 1815, giorno della battaglia di Ligny, durante il combattimento di Quatre-Bras la fanteria nemica, uscita improvvisamente da un bosco, sorprese e mise in fuga la divisione di fanteria comandata da re Girolamo, composta esclusivamente da reclute.

Mio padre, che stava di riserva - col suo plotone - tra Quatre Bras e Ligny, aveva l'incarico di riunire i fuggitivi :  durante questa operazione, trovò il re Girolamo che - sotto il fuoco dei tiratori scelti nemici - cercava invano di radunare i suoi uomini.
Immediatamente, partì alla carica con il suo esiguo drappello, disimpegnando il re e ricacciando la fanteria nemica nel bosco dal quale era uscita...sette dei suoi coraggiosi lancieri rimasero sul campo. Questo episodio mi fu raccontato da mio padre, ma lo si può leggere nel libro: "Ricordi di un aiutante di campo del Re Girolamo", scritto dal  barone du Casse. L’autore   era venuto a conoscenza del fatto attraverso  una lettera di mio padre, a proposito della quale scrive:  "Mi affrettai a mostrarla al principe Girolamo, che si ricordava perfettamente del valoroso ufficiale protagonista di quel glorioso episodio."

"Due giorni dopo la battaglia di Ligny, il 18 giugno, durante la battaglia di Waterloo, mio padre prestava servizio come ufficiale d’ordinanza presso il generale Lefebvre Desnoëttes , che comandava la divisione di cavalleria leggera della Guardia : nel combattimento ricevette un colpo di lancia in viso che gli frantumò la mascella superiore.

Dopo i Cento Giorni, fu aggregato al reggimento dei "Lancieri Rossi”.  Il Generale Edward Colbert, che comandò quel reggimento dalla sua costituzione fino a quando fu sciolto, teneva quel reparto nella sua più grande considerazione e, molti anni più tardi, ne parlava ancora entusiasticamente con mio padre quando - divenuto aiutante di campo del duca di Nemours - accompagnò il principe al campo di Luneville.

Circa due anni dopo il congedo, mio padre fu reintegrato nei Corazzieri di Orleans, diventato poi: “il 5° Corazzieri”, dove - dopo dieci anni di anzianità come tenente - fu promosso capitano.
Con questo reggimento fece la campagna di Spagna del 1823, che fu detta:  la
“passeggiata militare".

Dopo la Rivoluzione del 1830, lasciò il servizio col grado di capitano, Cavaliere della Legion d’Onore e Cavaliere di St. Louis. La prima di queste onorificienze gli era stata data durante le guerre dell’Impero, la seconda in occasione dell’incoronazione di re Carlo X.

Ormai in pensione, si dette alla letteratura, all’arte, alla storia. Era considerato una delle persone più erudite del paese:  ha lasciato una biblioteca molto ben fornita,  dei dipinti, incisioni e numerose opere d’arte.

Aveva due fratelli :  il primo, arruolatosi negli Ussari, morì durante le guerre di Germania ;  l’altro, all’uscita della scuola di St. Cyr, entrò nei Voltigeurs. Nota 5) della Giovane Guardia ; purtroppo ebbe una  carriera assai breve.   
Alla battaglia di Katzbach, era con la divisione Puthod, che capitolò dopo essersi valorosamente difesa.

Il ragazzo non volle arrendersi :  ottimo nuotatore provò, con uno dei suoi compagni, a fuggire tuffandosi nelle acque agitate del fiume Bober in piena; da allora non ne abbiamo saputo più nulla.
Con ogni probabilità - annegò in quelle rapide vorticose e il suo corpo non fu mai ritrovato.

Nota 1) La Gendarmeria di Francia costituiva l'elite della cavalleria.
Era prassi consolidata che in battaglia il   Re dovesse combattere alla testa dei reparti, quest’usanza venne codificata nel 15 dicembre 1665 nel Regolamento d’Ordinanza della Gendarmeria.
Nota 2) Non sapendo  a quale grado corrisponde in italiana: fourrier-major ho lasciato intradotto.
Nota 3) Jacques D'Auvergne: - 1729 - 1798.
Nominato a soli 27 anni primo istruttore di equitazione alla scuola militare di Parigi, la stessa che
sfornò - più tardi - un cadetto che poi divenne leggermente famoso:  Napoleone Bonaparte.
Fu allievo di due grandi maestri: - Lubersac e Drumond de Melfort.
Possiamo considerarlo un precursore di L'Hotte, nel dare semplificazione e  accessibilità all'equitazione militare.
I suoi principi furono trasmessi da due suoi allievi: - Bosidefre e - come vedremo - da Ducroc de Chabannes. 
Nota 4) L'autore sottolinea: - "ad andamento orizzontale" perchè, anticamente i maneggi non erano ben delineati e presentavano dislivellli e asperità, mentre la "cavallerizza" era - come diremmo oggi -  il rettangolo di addestramento.
Grisone ci parla dei suoi maneggi contro "pendino": che sono dislivelli  e nelle "maise": che sono terreni arati.
Il Corte parla di "aiuti di terreno" e di "aiuti dell'acqua", e gli "aiuti di terreno" erano proprio  discese, salite, fossi, dossi, conche e montagnuole  che "aiutavano" il cavallo a esprimere determinati movimenti soprattutto in fase di addestramento.
Nota 5) Corpo di fanteria leggera con compiti simili a quelli dei bersaglieri.   
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