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Autore Topic: Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo V  (Letto 3213 volte)

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raffaele de martinis

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Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo V
« il: Dicembre 23, 2012, 12:24:04 pm »

Capitolo V
Il mio corso di allievo ufficiale a Saumur – Il comandante della scuola: Généraux. -  Il colonnello Selve (Soliman-Pacha) . M. de Novital il Cavallerizzo Maggiore. -  L'insegnamento equestre.  Gli aiuto cavallerizzi. - I rapporti tra Rousselet e de Novital. -  "Ourphaly. - Invito alla vecchia terminologia. – Le passage - 1) Brifaut. Beucher de Saint-Ange. -  "Caravan" e "Karchàane” . - Jocard e Cravin. -   "Sauvage". - Il capitano Buraud. -  Teoria e pratica.  - Cordier. - Il mio primo vero dressage. -  Il "litteral". – La divisa dell’allievo ufficiale. - I generali d’Audenarde e Marbot. – Sono il primo del mio corso.


Alla fine delle vacanze, il primo Gennaio 1845, partii per Saumur, ammesso al corso per allievi ufficiali che allora durava due anni :  non erano previste licenze e pertanto, per tutto quel periodo, non andai a casa nemmeno una volta.

Dei quarantatrè allievi ufficiali che facevano parte della mia leva, 32 provenivano da Saint- Cyr, avendo ottenuto l’ammissione in base alla graduatoria ; 8 erano entrati in sostituzione, anche se fuori punteggio; 3 erano usciti da Saint-Cyr l’anno precedente e , per ragioni di salute, non avevano potuto frequentare il loro corso.

Quando arrivai a Saumur, la scuola era comandata dal generale de Prévost. Aveva cominciato  la carriera militare come Velite Nota 1) presso i Cacciatori a Cavallo della Guardia Imperiale, dove era stato decorato e nominato capitano durante le guerre dell’Impero. La sua direzione era ferma ma giusta.

Dopo qualche mese, fu sostituito dal generale Budan de Russé, che proveniva dalla scuola di Fontainebleu :  anch'egli era stato promosso capitano durante le guerre dell'Impero e,  con quel grado - fatto assai raro - ricevette la croce d'Ufficiale della Legion d'Onore. 
Il suo stato di servizio era tra i più brillanti, ma non si può dire lo  stesso delle sue attitudini equestri...  si sarebbe potuto sperare in qualcosa di meglio dal Comandante della Scuola di Cavalleria.

Da quel punto di vista il colonnello Deshayes - comandante in seconda - non offriva di più: alto e corpulento, era costantemente tormentato dalla gotta.

A questo proposito, ricordo un episodio che fece scalpore.

Nel 1846  ricevemmo la visita del colonnello Selve, che aveva preso il nome di  Soliman Pacha Nota 2) da quando era .diventato Comandante Generale delle truppe del re dell’Egitto Méhémet Alì.Nota 3)

Era un bel vegliardo, dalla lunga barba bianca, con una magnifica presenza:  l’ essere una vera celebrita’ in campo militare lo rendeva  oggetto  della nostra massima ammirazione.

Tra le esibizioni che avevamo preparato per lui, c’era una ripresa dei “sous-maitres de manege” Nota 4) nel "maneggio dei cavallerizzi".
Per poter meglio giudicare, Soliman-Pacha era entrato in campo e si era messo accanto ai pilieri; il colonnello Deshayes, che lo accompagnava - dolorante per la gotta - si era accomodato su una sedia accanto a lui.

C’erano molte mogli di ufficiali sulle tribune, tra le quali la signora Deshayes.
La ripresa andò molto bene fino alla evoluzione di chiusura:  i cavalieri - allineati in fondo al maneggio - dovevano partire alla carica, per poi fermarsi a pochi passi dai pilieri.

Disgraziatamente, il portone del maneggio - dietro i pilieri - era rimasto aperto ed alcuni cavalli, nonostante gli sforzi dei loro cavalieri, oltrepassarono il  punto stabilito continuando a galoppare furiosamente verso l'uscita. Nota 5)


Soliman-Pacha evitò di esser travolto riparandosi dietro un piliere; ma  il colonnello Deshayes ,  che era pesante ed evidentemente impedito dalla gotta,  sfasciò la sedia nel goffo tentativo di alzarsi,  finendo gambe all’aria nella polvere del maneggio.

Il tombolone, unito al rumore della sedia andata in frantumi, fece temere per un momento che il povero colonnello si fosse fracassato di brutto...confusione sugli spalti, la signora Deshayes svenuta, gran parapiglia per soccorrere il panzuto colonnello che - penosamente - tentava di rimettersi in piedi e che – per fortuna – non si era fatto tanto male: solo dei lividi - immaginiamo - "là dove non batte il sole".

Il comandante di squadrone Delherm de Novital , Cavallerizzo Capo, era bassino, molto più a suo agio a cavallo che a piedi, pertanto lo descriverò nella sua posizione in sella :  essendo largo di bacino, portava le cosce ben discese, le gambe perfettamente piazzate e ben ferme; inoltre stava bene con gli stivali e calzava elegantemente la staffa...e quì finiscono i pregi, vediamo i difettii:  aveva il collo corto, la schiena curva e quando montava tendeva a portare il busto in avanti ;  la mano della briglia era ferma, ma presentava una mancanza di morbidezza che si rifletteva nell’insieme della sua posizione: rigida, come il suo carattere.
In definitiva, il comandante de Novital  rappresentava il tipico esempio del cavallerizzo militare del tempo.

La sua sella inglese, fatta su misura, aveva una forma particolare che favoriva la discesa di gambe ma costringeva il busto a spostarsi in avanti;  era ben imbottita dietro, con la paletta molto alta e i quartieri arretrati: costituiva una sorta di esasperazione della sella chiamata a quel tempo «sella Baucher».

A mio parere, dava troppa importanza al lavoro nella cavallerizza, Nota 6) trascurando il lavoro all'aperto; da principio aveva addirittura vietato il trotto leggero "all'inglese", poi lo aveva - in qualche maniera - sopportato perchè gli allievi lo prendevano istintivamente.

"Il Regolamento di Equitazione Militare", ad uso del corpo delle truppe a cavallo, approvato dal ministero della guerra e applicato a Saumur dal 1825, prescriveva per il lavoro ordinario l’uso della sella inglese, conservando tuttavia i principi dell’equitazione francese, cioè si trottava seduti :  il trotto sollevato, detto "all'inglese" era proibito.

Così, per vedere le prime timide aperture dei militari verso il trotto leggero, si dovette aspettare che un civile, il conte d'Aure, scrivesse il  suo "Corso di Equitazione".

In quell’opera, d’ Aure afferma:  "Il trotto sollevato sarà un'innovazione da introdurre nella istruzione equestre militare".

A quei tempi gli ostacoli in campo si limitavano ad una barriera mobile e un fossato;  nel programma di insegnamento non erano previsti i metodi per  portare in piena condizione fisica il cavallo:   lo steeple,  l’allenamento razionale e le corse in piano.
Il lavoro al di fuori dello Chardonnet, che era il nostro unico campo di manovra, si limitava a passeggiate e a sporadici esercizi nella brughiera.

Bisogna dire che la qualità dei cavalli di servizio era in generale piuttosto mediocre, di molto inferiore a quella dei cavalli impiegati nell’ equitazione accademica.

Vi furono notevoli miglioramenti  quando il generale Oudinot riusci' ad importare una rimonta dall’Inghilterra; ho visto l’ultimo superstite di quella rimonta - quanto meno  era indicato come tale - : si chiamava Bred e  morfologicamente somigliava molto all’hunter.

La pratica dell’ addestramento  dei puledri era esclusa  dal nostro programma di istruzione, che affrontava l’argomento solo teoricamente. Nota 7)

Nel lavoro in campagna il nostro comandante esigeva una disciplina e degli schematismi troppo rigidi, inconciliabili  con la necessità di adattamento costante al territorio,  tipica  di  questo genere di esercizio.

Cavaliere intrepido, non sembrava interessato a trasmettere quella qualità ai suoi allievi, anche se con noi non era precisamente una mammoletta. Ecco una testimonianza:

Sauvage, un cavallo da scuola dal pessimo carattere, aveva disarcionato il tenente Heina, si era inginocchiato su di lui e gli aveva brutalmente morso il braccio.
In seguito a questo incidente, fu richiesto al comandante de Novital di poter utilizzare  una museruola;  la risposta fu:  “sì, se lo farà ancora”...soltanto di fronte all'evidenza che il cavallo era un "morsicatore inguaribile",  il comandante concesse di aggiungere  una museruola alla briglia di Sauvage.

Posso dire che le lezioni di de Novital erano rivolte soprattutto agli  aiuto cavallerizzi, ecco la ragione:  il comandante de Novital non riusciva a correggere gli allievi mantenendo la calma , ogni occasione era buona per andare in bestia ed elargire enormi "cazziatoni" a dritta e a manca. 
Questo suo atteggiamento  causava grossi problemi con gli ufficiali , molti dei quali, non accettando toni bruschi,  rispondevano per le rime a volte mandandolo a quel paese; gli aspiranti istruttori - invece - giovani sottufficiali, si contenevano sapendo bene che il loro futuro era in gran parte nelle mani del  comandante il quale, oltretutto, incuteva rispetto sia a causa del grado, di molto superiore al loro, che del notevole talento.

In quel periodo, il più autorevole Maestro di Equitazione a Saumur era Rousselet;  quando diventai Comandante Generale della Scuola feci mettere - nel maneggio degli allievi - delle targhe di marmo con incisi i nomi dei più grandi cavallerizzi francesi:  Rousselet era - con ottime ragioni - tra questi.

Più avanti mi soffermerò  a lungo su di lui ; per ora mi limiterò a paragonarlo al comandante de Novital, con l’intento di  evidenziare il pessimo  carattere di quest'ultimo.

Il Rousselet era stato comandante di squadrone di cavalleria sotto l’Impero, titolo col quale veniva ancora chiamato, pur essendo un maestro d'equitazione civile.
Ufficiale della Legione d'Onore, Cavaliere di Saint-Louis, aveva riportato in battaglia molte gloriose ferite.

Alla lunga esperienza e al raro talento equestre univa una bontà di carattere ed una signorile cortesia che lo avevano gratificato del rispetto di tutti.
Tuttavia, nelle relazioni di servizio con de Novital , incontrò grosse  difficoltà ed ebbe talmente  tanti screzi  da essere costretto a dimettersi, andando prematuramente in pensione.

Lo testimoniano i suoi manoscritti, che ho avuto occasione di leggere e dai quali ho tratto numerosi appunti.

Quando Baucher venne a Saumur fu l’occasione di ulteriori deterioramenti del loro rapporto.

Novital, sedotto dal “grande innovatore”, faceva pressioni perchè venissero adottate le tecniche di dressage  di Baucher – in particolare le flessioni dell’incollatura –  allora portate cosi' all'estremo che oggi non sarebbero più accettabili; Rousselet, saggio e gentile, si mostrava convinto conservatore dei precetti che aveva appreso a Versailles dai suoi maestri, in particolare dal marchese Ducroc de Chabannes, del quale era stato aiutante di maneggio.

Dalle sue carte, si comprende bene come fosse  in disaccordo con molte delle teorie di Baucher e con alcune delle sue pratiche...le stesse che de Novital  raccomandava con tanto ardore.

La diversita' di carattere dei due personaggi si rifletteva sui loro cavalli.

Ourphaly, il cavallo personale del comandante de Novital, presentava nel lavoro una rigida obbedienza – oserei dire - tutta militare ;  invece sia Effendi che  Arc-en-ciel , i
cavalli del comandante Rousselet, sembravano  addestrati senza costrizione.
Si maneggiavano come se si stesse giocando con loro, con la grazia e l’allegria di un cavallo in libertà. Nota 8)

Comunque, l’addestramento di Ourphaly influì enormemente sulla reputazione di de Novital :  il cavallo era di razza navarrina, dal mantello grigio, come tutti i cavalli degli "Ecuyers en Chef" dell’epoca.

Non troppo alto ma possente, dorso e reni perfetti, posteriore che denotava una grande potenza, ben fatto, piazzato su arti asciutti e ben conformati.

Il portamento arcuato della coda era molto elegante. Aveva una  testa  un po’ pesante ma ben attaccata ed espressiva; tuttavia peccava un po’ nella parte anteriore:  l’incollatura avrebbe dovuto essere più leggera e  arcuata più in alto;  soprattutto, il garrese avrebbe dovuto essere meglio innestato.

A causa di queste imperfezioni, il cavallo aveva difficoltà a sviluppare un galoppo sufficientemente rilevato e staccato da terra; d’altro canto,  gli stessi difetti lo avvantaggiavano nella regolarità del “passeggio”.Nota 9)

In effetti in quest’aria, le sue anche – molto potenti – restavano ben dritte, il loro movimento era libero, energico,  perfettamente equilibrato con l’azione delle spalle.

Mi sono conformato al linguaggio equestre - a mio parere molto giusto - in uso un tempo, quando si prendeva una parte per il tutto.

Quindi quando dico “spalle”, intendo l’insieme delle parti anteriori , mentre il termine  “anche”  va esteso a tutte le parti che vi sono collegate.

Oggi si dice molto comunemente: “groppa” al posto di “anche”.
Quest’ultima espressione, anche se può sembrare desueta, dovrebbe essere conservata nel nostro linguaggio.

Essa è più precisa, e ha il vantaggio di permettere  una distinzione tra la parte destra e quella  sinistra del posteriore, cosa impossibile  utilizzando il più  generico termine groppa, che le comprende entrambe.

Farò un altro richiamo alla vecchia terminologia, questa volta relativa al cavaliere. Una volta si diceva:  “talloni” per indicare gli aiuti inferiori.

Anche questo termine dovrebbe essere conservato , in quanto permette  di indicare tutto il complesso “gambe- speroni”, col vantaggio di abbreviare le descrizioni ed  evitare ogni possibile confusione, poiche' la parola «gambe» sara' riferita esclusivamente a quelle del cavallo. Nota 10)
Il passeggio di Ourphaly era pieno di vita, non come il passeggio meccanico che vediamo in tanti cavalli: in alcuni sono le spalle ad avere l'impegno maggiore , perciò li vediamo trascinare le anche, che seguono "svogliate"; in altri, le spalle non si distendono in avanti, le
ginocchia appena appena piegate rimangono sotto e sembrano  tirate
indietro dal movimento delle anche, le quali  agiscono solo in elevazione:
questo caso evidenzia l’incapacita' del cavaliere di far distendere il  movimento dei garretti in avanti.

In Ourphaly, al contrario, le anche, con la loro spinta energica , mandavano
avanti le spalle, le sollevavano, le aprivano e le distendevano , dando all’insieme del movimento una perfetta armonia.

Tuttavia,il passeggio di Ourphaly aveva una pecca:  mancava di progressione, non
aveva quella qualità che gli avrebbe permesso di passare – in una scala
invisibile – dal passeggio morbido e rallentato, al piaffo, al passeggio disteso ed energico per poi ritornare al piaffo, eseguendo tutte le transizioni, sia in "crescendo" che in "diminuendo", senza
alterazioni brusche del movimento.

Questa perfezione la si può ottenere solo mantenendo  un movimento che sia allo stesso tempo scattante e morbido; questa perfezione richiede che,  nel momento della massima estensione,  le articolazioni , per quanto allungate, mantengano una buona elasticità e che, nel momento della massima compressione, come nel piaffo, i garretti, anche se fortemente compressi sotto la massa, conservino spinta e impegno, e che le articolazioni anteriori - benché si aprano di meno - agiscano come se il cavallo volesse portarsi volenterosamente in avanti.

Ourphaly  aveva un galoppo molto radente perciò, quando gli si chiedeva di
rallentare quell'andatura oltre certi limiti, il movimento si spegneva
perdendo brillantezza : tuttavia,  condizionato da un addestramento molto avanzato, il cavallo poteva comunque continuare a galoppare.

Non era la stessa cosa coi cavalli di Rousselet, molto meno condizionati,
molto più liberi nei movimenti : per loro un galoppo cosi' lento non sarebbe stato nemmeno concepibile.

Un giorno , mentre seguivo dalle tribune – come mia abitudine – la ripresa dei cavallerizzi comandata da de Novital, questi prese un galoppo talmente lento che il comandante Rousselet non riusci' più a mantenere quella cadenza; ad un certo punto il vecchio gentiluomo abbandono' la ripresa dicendo: “ma questo non è più un galoppo, è un "minuetto"!...Era vero!

Ourphaly aveva un carattere eccellente:  lo testimoniavano i suoi fianchi , che portavano i segni degli speroni usati per quell'addestramento così duro.
Ma "ogni pazienza ha un limite":  ne ebbi la prova durante un carosello, al quale presi parte anch'io.

L’entrata si faceva seguendo la linea mediana del maneggio : il Cavallerizzo Maggiore marciava in testa agli ufficiali, poi ciascuno, in successione, doveva eseguire un’appoggiata, in modo da collocarsi di fronte alla tribuna d’onore, per fare il saluto con la lancia alle autorità presenti.

Durante una prova di quel movimento, non so per qual motivo, il comandante de
Novital andò su tutte le furie e scaricò delle terribili speronate al
povero animale : da allora in poi fu impossibile far avvicinare Ourphaly alla tribuna d'onore.

Ad ogni modo, ammiravo molto il mio comandante, che  identificavo con Ourphaly.
Colgo l'occasione per mettervi in guardia dalle  impressioni giovanili, così profonde, così difficili da sradicare, ma spesso sbagliate e lontane dalla  realta'. Eccone la prova.

Molti anni piu' tardi, de Novital, divenuto colonnello del 2° Cacciatori,  era di guarnigione a Luneville, dove io mi trovavo in licenza. Il colonnello mi invitò a vederlo montare un cavallo, che mi disse essere un fratello di Ourphaly:  la somiglianza era invero notevole.
Lo vidi montare e l'impressione che mi lasciò non corrispondeva a quella che avevo conservato.

Dopo la scuola di allievo ufficiale, avevo acquisito esperienza e ampliato le mie conoscenze: per esempio avevo potuto ammirare Lorenzo Franconi Nota11), magnifico cavaliere quando si presentava in sella alla sua giumenta Norma lo chiamavano: “sua maestà a cavallo”.
E grande era stata l’influenza dei miei due illustri maestri, Baucher e D’Aure; dunque, avevo delle importanti pietre di paragone e, pur riconoscendo al signor de Novital un vero talento, mi rendevo conto che non era assolutamente all'altezza dei personaggi che ho citato.

Comunque,l’impressione giovanile è talmente durevole che,  ancor oggi,  devo fare uno
sforzo per giudicare in modo non troppo lusinghero le capacità  del mio comandante alla scuola di cavalleria, .

Oltre al comandante Rousselet, come istruttore di Equitazione, c'era anche il capitano Brifaut, una vita passata in maneggio; aveva cominciato a Versailles, nei ranghi inferiori della cavalleria, e si era trasferito a Saumur nel 1825, insieme alla scuola di equitazione.

Per intercessione del generale Oudinot, era entrato nell’arma in eta' avanzata rispetto alla
regola :  pertanto, quando fu promosso ufficiale , era già piuttosto maturo.

Occupava un alloggio vicino le scuderie e, poichè conosceva a fondo tutti i cavalli, rappresentava  il perno attorno al quale girava tutto il servizio del maneggio.

Brifaut aveva una grande esperienza, era un buon maestro per i principianti e dedicava un'attenzione particolare alla posizione in sella dei suoi allievi.
Tuttavia il suo assetto mancava di naturalezza  e presentava l'atteggiamento
che si suppone avessero – anticamente - i cavallerizzi di professione.

Non aveva una mano leggera:  ne ebbi la prova quando, durante il secondo
corso a Saumur, mi fece montare Brillant e Neron, i suo cavalli da maneggio; usava poco le gambe, era staffato molto lungo, con la staffa appena calzata in punta del piede...amava ripetere: “la staffa è l’ornamento del piede, non  un'ancora di salvezza.”

Si era specializzato nell’addestramento dei saltatori, Nota 12) sia ai pilieri che in libertà; si dice che sia stato il primo a montare i saltatori con la sella piatta. Nota 13)
Durante il primo carosello dato a Saumur nel 1828, in onore della duchessa de Berrì, Brifaut montò – con grande successo – il saltatore Guerrier, uno dei migliori.
Aubert, vecchio cavallerizzo, che ho conosciuto personalmente e del quale avrò modo di parlarvi piu' avanti, assisteva allo spettacolo e rimase impressionato dalla sua straordinaria esibizione.

Quando Baucher venne a Saumur per illustrare il suo metodo, Brifaut aveva nelle scuderie un cavallo chiamato Roulston, molto restio ai cambiamenti di piede e a rallentare il galoppo.

Brifaut, assai scettico sul "metodo Baucher", disse che poteva ricredersi se Baucher avesse rallentato il galoppo di Roulston e fosse riuscito a fargli eseguire dei cambi di piede con facilita'.
Il cavallo fu montato da Henri , figlio di Baucher :  dopo qualche lezione, le problematicità di Roulston erano diminuite, ma  Brifaut continuò imperterrito ad insegnare ed a montare alla sua maniera.
Ammesso che avesse voluto cambiare...sarebbe stato in grado ?
Le abitudini - specialmente in Equitazione - sono molto difficili da sradicare.

Brifaut  passò dal maneggio di Saumur alla direzione del maneggio della scuola
di Stato Maggiore, prima col grado di capitano e poi con quello di comandante di squadrone.

Quest’uomo eccellente e coscienzioso, a causa della sua tardiva entrata
nell’esercito e dei molti e meritati favori conquistati,  rimase in servizio fino a 65 anni.

“Sono andato in pensione alla stessa età dei generali di divisione”, mi disse l’ultima volta che lo incontrai: a Parigi durante un congresso.

Infine, oltre al  comandante Rousselet e al capitano Brifaut, il maneggio di Saumur
comprendeva, come istruttore di carriera,  il signor Beucher de Saint-Ange, che non montava più a causa di un'ernia.

Tra i suoi compiti, vi era anche la direzione della stazione di monta ; a quel tempo operavano due stalloni di grande valore:  Caravan, purosangue inglese,e Karchààne, che era il modello esemplare del cavallo arabo...diceva il signor de Saint-Ange:  "Karchàane è uno soggetto super-tipico".

Karchàane aveva un carattere dolcissimo, movimenti molto eleganti e  una meravigliosa armonia. Veniva montato solo in via eccezionale e, quando sudava, il suo mantello di uno splendente bianco porcellana  diventava rosato.

Un giorno lo vidi montato, molto bene, dal generale Oudinot, che era di passaggio a Saumur.
Karchàane, secondo i canoni della sua razza, era di piccola taglia; produsse ottimi soggetti da maneggio, tra i quali Tripolien e Ultimatum.

Caravan, alto e molto robusto, era baio scuro, brutto carattere: Laurent, l’aiuto sorvegliante degli stallieri della stazione di monta, aveva due profonde cicatrici lasciate dai suoi denti.

Fin dalla nascita, i prodotti di questi due stalloni riflettevano il carattere del padre: tanto i figli di Karchàane si mostravano docili e socievoli con l’uomo, tanto i figli di Caravan erano di carattere selvatico e ritrosi verso i visitatori.

Oltre alle cavalle della scuola, potevano essere presentate ai due stalloni anche le giumente del paese.
Caravan trasmetteva ai suoi figli eccezionali qualità di fondo. Lasciò una numerosa discendenza ad Anjou. Il suo sangue lo ritroviamo particolarmente nella scuderia di cavalli da corsa del signor de Baracè.

Caravan era stato acquistato in Inghilterra, per conto del Ministero della Guerra , dal signor des Carrière, che fu a lungo a capo del servizio di rimonta come generale di divisione.
Karcàane venne importato dall'oriente con una rimonta fatta dal signor Reyau, che divenne generale di divisione e presidente del Comitato Equestre.

Erano entrambi grandi esperti  di cavalli :  il generale des Carrières ricordava nei minimi particolari ogni cavallo che aveva esaminato; ne ebbi una prova diretta quando gli presentai i cavalli della rimonta del reggimento dove ero capitano istruttore.

Karchàane mi fa  ricordare che, tra le mie carte, si trova una lettera di partecipazione davvero singolare. L’ho conservata perché è l’unica del genere che abbia mai ricevuto. Si vede una grande vignetta che rappresenta una giumenta col puledro, corredata da un testo che partecipa la  nascita di Jenny, figlia di Karchàane.

Il proprietario della giumenta, che mi invio' la partecipazione al lieto evento, si chiamava Béral ed era un mio eccentrico collega di Saumur famoso per le sue stranezze.

Il nome del signor de Baracé, che ho appena citato, mi ricorda una sua frase che penso meriti la vostra attenzione.

Dopo le corse a Bordeaux, alle quali avevano partecipato alcuni suoi cavalli, il generale Daumas, autore di “Cavalli del Sahara” e comandante militare in questa città, aveva  riuniti al suo tavolo vari allevatori.

Durante il pasto, si parlava dei cavalli che avevano corso all’ippodromo e dei possibili
pronostici,  basati sulla struttura fisica di ognuno.

Il signor de Baracé rimase silenzioso, al ché, il generale Daumas  chiese gentilmente  il suo parere.  De Baracé prese allora due coltelli, uno a lama curva  per sbucciare la frutta,  l'altro da tavola a lama dritta, e rispose: “Se mi si domandasse quale dei due coltelli taglia meglio, risponderei che il coltello a lama curva mi sembra il migliore. E’ pero'  solo una supposizione, perche'  sara' il più  affilato dei due coltelli a tagliare meglio.  Riguardo ai  cavalli è la stessa cosa:  tra  costituzione fisica e  percentuale di sangue, sarà  sempre quest'ultima a fare la differenza.”

Tornando al signor de Saint-Ange, il suo compito non si limitava alla direzione della stazione di monta. Si occupava, insieme al comandante Rousselet, dell'istruzione degli ufficiali della stessa sezione: Rousselet seguiva esclusivamente la parte pratica, lui curava l'insegnamento teorico.

Questa divisione di ruolo era un fatto insolito: di norma,  gli altri istruttori si occupavano sia della teoria che della pratica equestre.

Il signor de Saint-Ange era stato un militare di grado superiore, ma nel suo modo di fare non era rimasto molto dei  trascorsi sotto le armi : sembrava piu' un artista, e spesso era con "la testa tra le nuvole".
Si dice che, quando faceva l’appello, in caso di assenza prendesse per buona qualsiasi giustificazione, persino una  mendace dichiarazione di decesso dell’assente...lui continuava l'appello tranquillo senza preoccuparsi ulteriormente del presuntp defunto:  senza dubbio la sua mente vagava altrove.

Quando portava in campagna gli allievi erboristi, la sua classe man mano si disperdeva.
Soltanto i più volenterosi continuavano a seguirlo e a prestargli attenzione.
Questo accadeva perche' lui si rivolgeva al suo auditorio solo quando pensava che la lezione fosse giunta al termine... allora, rendendosi conto dello sparuto numero di allievi che gli era rimasto intorno, si limitava a dire:  “L’ora deve essere già finita...non è rimasto quasi nessuno!”

Aldilà di questi comportamenti eccentrici, Saint Ange possedeva alcune doti rare: aveva un’ottima preparazione, scriveva molto bene,  parlava ancora meglio ed era abile nel disegno e nella pittura.

Raffinato e distinto, si esprimeva con un  linguaggio e aveva un comportamento caratteristici del perfetto gentiluomo. Avrò occasione di scrivere ancora di lui quando parlerò del mio corso di tenente istruttore.
I tenenti aiuto-cavallerizzo Jocard e Cravin furono in seguito i miei insegnati accreditati di equitazione. Nota 14)

Il primo, pochi mesi dopo il mio arrivo a Saumur, passò nell’Intendenza; il secondo, ottimo ufficiale, notevole per la sua energia, non aveva un particolare talento equestre.  Tuttavia,  nello svolgere le mansioni che gli erano state assegnate dal cavallerizzo maggiore, faceva il possibile per infondere negli allievi entusiasmo ed audacia.

In seguito, a causa di un incidente, venne sostituito dal capitano-istruttore Jourdan, che sarebbe morto di colera in Crimea, dove era al comando - col grado di colonnello - di un reggimento di Cacciatori d'Africa.

Costui era istruttore della classe di sottotenenti parallela alla nostra:   fu protagonista dell’episodio,  già descritto, di Sauvage ,  il cavallo che aveva attaccato ferocemente il sottotenente Heina.

Quel  giorno, contravvenendo alle disposizioni vigenti, il capitano Jourdan aveva tenuto lezione stando a cavallo:  se fosse stato a piedi , con il frustone in mano - come da regolamento -  sarebbe  potuto intervenire in aiuto delll’ufficiale disarcionato.
A causa di questa sua negligenza aveva ricevuto  pesanti  rimproveri dal comandante: sono convinto che serbasse rancore nei confronti di Sauvage.
Vediamo perchè. Pochi giorni dopo il fatto , mi capito' di montare quel cavallo  sotto la sua direzione. Mentre stavamo galoppando, Sauvage toccò coi piedi il paracolpi della cavallerizza, cosa che era l’abituale preludio alle sue difese; il capitano de Jourdan urlò:  “attaccalo” e io immediatamente  lo aggredii di  speroni e di frusta.
Dopodiche', ogni volta che il cavallo gli passava vicino, il capitano ne approfittava per dargli una scudisciata: quando feci piede a terra il cavallo era davvero molto maltconcio.

Riuscì quella brutale lezione a portare il cavallo all'obbedienza ?...Giudicate voi!
Non so se la sua malignità fosse aumentata, tuttavia rammento che quando un allievo,  per fare una bravata, entrò nel suo box, fu costretto a  uscire  scavalcando la rastrelliera del fieno perche' il cavallo lo aspettava,  minaccioso, davanti la porta.

Non riusciro' mai a rendere abbastanza merito al capitano Buraud, il nostro ufficiale istruttore, il nostro vero educatore militare.  Non ho mai conosciuto nessuno migliore di lui: era dotato di un temperamento generoso e  sapeva sempre come prenderci, di modo che gli eravamo veramente affezionati.

Aveva tutta la nostra fiducia  e così riusciva a controllare la  classe molto meglio dei suoi colleghi.

Noi allievi ci affezionammo a lui sin dall’inizio del corso e, almeno nel mio caso, tale sentimento  rimase inalterato anche dopo il termine della sua carriera attiva,  che si concluse, con il grado di colonnello, alla direzione dell'incremento ippico in Algeria.

Avro' ancora occasione di parlare di lui, perche' fu per sua iniziativa e dietro sua richiesta che entrai nelle Guide dello Stato Maggiore.
Il mio rapporto con questo eccellente superiore, cosi' intelligente, rimase sempre vivo e fresco, fino al giorno della sua scomparsa.

Il nostro insegnamento teorico e pratico comprendeva:  il corso di equitazione militare; i regolamenti reali sulle evoluzioni e gli esercizi della cavalleria ;  le ordinanze per i servizi interni, quelle di piazza e quelle di campagna.

Bisogna sottolineare che, nel linguaggio corrente, i vari regolamenti reali erano indicati con il loro oggetto, tranne quello di base che era designato semplicemente con la parola:   "Regolamento".

Questa  consuetudine è cosi' radicata da essere in uso anche ai giorni nostri, benché il regime sia cambiato e le ordinanze reali siano state sostituite dai decreti repubblicani.

Il capitano istruttore era incaricato dell'insegnamento dei vari regolamenti, eccetto quello relativo al servizio di campagna, che era competenza del comandante di squadrone, in particolar modo per quanto concerneva le manovre di cavalleria,  vera base dell'equitazione militare.

Devo dire che il nostro comandante di squadrone non sembrava interessato ad approfondire particolarmente l'argomento; in ogni caso, le sue lezioni non erano assolutamente paragonabili, per attenzione suscitata, a quelle di  Jacquinot de Presle: - Jacquemin.

Il corso di equitazione militare era diretto da un cavallerizzo, sia in maneggio che all’aperto, ed era cosi' strutturato: studio della struttura anatomica , della fisiologia , della biomeccanica e
della locomozione del cavallo, con particolare attenzione  alle  problematiche legate all'equitazione.

I  vari impieghi del cavallo da sella e i corrispondenti metodi di addestramento ; storia dell’equitazione;  storia della bardatura e della imboccatura; studio dell'anatomia umana, per quello che riguarda l' esercizio dell'equitazione; nozioni sul cavallo da tiro e da soma. Nozioni
di veterinaria ; indicazioni sul corretto governo del cavallo;  indice delle principali malattie equine e  interventi di pronto soccorso;   trattamento delle fiaccature ; riconoscimento delle tare.
La conoscenza delle razze; nozioni sulla produzione e il miglioramento delle razze; istruzione sull’acquisto dei cavalli da rimonta,  loro addestramento, motivazioni per la loro riforma.
L'uso dei saltatori e le figure da carosello facevano parte anch'essi dell’istruzione data dalla figura del Maestro di Equitazione.

L'istruzione pratica era completata dalle esercitazioni in sala d’armi e dal nostro
inserimento operativo negli squadroni,  composti da cavalieri allievi sottoufficiali, allievi maresciallo
ed allievi trombettieri.

In questi squadroni, noi ricoprivamo - a turno - tutti i ruoli, facendo funzioni di ufficiale di plotone, di ufficiale di picchetto e d’istruttore.

Ho fornito tutti questi ragguagli  sui corsi di equitazione militare per evidenziare l'importanza  data al cavallo e a tutto ciò' che gli ruotava intorno: era il punto focale dei nostri studi, il nostro interesse quotidiano,  praticamente l'unico argomento delle nostre conversazioni e delle nostre liti.

Mi piaceva molto la parte teorica del nostro corso di studi :  in questo, ero supportato dai libri in mio possesso, e da quelli disponibili nella biblioteca scolastica.

Per quanto riguarda la pratica, non perdevo occasione per avvicinarmi ai cavalli, vederli montare, e ogni cavallo che passava era per me un oggetto di studio.

Oltre agli esercizi di ordinanza, ero sempre pronto a montare i cavalli da maneggio o da servizio  disponibili a causa dell’assenza di qualcuno dei miei colleghi.

Appena potevo mi recavo alle tribune del maneggio, specialmente nelle  ore che sapevo riservate al lavoro dei cavallerizzi.

L’anziano comandante Rousselet era cavallerizzo civile emerito ; spesso lo seguivo dalla tribuna mentre dava lezione : parlava poco, molto poco, al contrario del capitano Brifaud – che conoscete –  il quale era fin troppo loquace...a mio parere, a volte addirittura prolisso.

Incontravo di tanto in tanto il signor Cordier; era molto anziano, fu lui  - nel 1825 - il primo comandante del maneggio di Saumur.

Da quando era andato in pensione – il 1 Aprile del 1835 -  si era stabilito in paese. Morì nel 1849. Quando lo incontravo, coglievo l’occasione per tempestarlo di domande,  alle quali lui rispondeva sempre con molta gentilezza.

Devo  dire  tuttavia  che , durante i miei due anni di allievo ufficiale, ho imparato di più osservando e facendo pratica di mia iniziativa che ascoltando lezioni e consigli. Ma forse questo è quello che succede di norma.

Prima di potersi definire un esperto di equitazione, affermando di conoscerne tutti i principi  e di saperli mettere in  pratica, bisogna diventare cavaliere :  questo significa avere una sicura tenuta in sella,  montare con naturalezza, coraggio ed energia pur conservando un'assetto corretto e
non dimenticando di usare la giusta dose di giudizio e di prudenza.

Per diventare cavaliere - ed e' questo l’obbiettivo di un allievo ufficiale -  bisogna cambiare spesso cavallo, montarne più possibile.

Queste saranno le esperienze piu' fruttuose per l'aspirante cavaliere - anche se fatte soltanto seguendo l'istinto - e non potranno essere eguagliate dalle parole del maestro piu' sapiente, nè dai consigli del cavallerizzo piu' esperto...niente e nessuno le può sostituire.

Tra i  sistemi impiegati per insegnarci a stare a cavallo, c’era quello di farci montare in una ripresa composta da giumente molto insanguate, rese abbastanza problematiche dalla  loro nevrilita' :  non sopportavano un abuso di gambe e  speroni,  le loro difese erano frequenti e decise.  Occorrevano  un assetto più che confermato e buone mani , discrete e delicate,  per ottenere dei risultati accettabili da quelle nature così nervose e sensibili.

Facemmo un buon lavoro:  alla fine - terminata la preparazione in maneggio - riuscimmo a
portare quelle cavalle al lavoro di ordinanza in campagna.
Il primo cavallo che ho addestrato da solo senza direttive altrui, mi fu affidato - durante il secondo anno di corso – da un mio parente che abitava non lontano da Saumur.

Era un cavallo intero di cattivo carattere: una volta morse con forza il mio palafreniere all’altezza dell’anca, e per due volte cercò di attaccarmi.

La prima volta lo respinsi vigorosamente con la frusta, la seconda volta ando' così.
Ero appena smontato, il mio palafreniere non c'era e quindi l’avevo dissellato e scapezzato da solo; tolta la bardatura, volendo  uscire dal box, mi abbassai per passare sotto la sbarra che lo chiudeva:  il cavallo si lanciò su di me, sbagliando   le misure e colpendo con i denti la sbarra, che mi rimbalzo' in testa. Fortunatamente  indossavo il  cappello da maneggio, che mi protesse un po'.

Con quel puledro commisi delle imprudenze che non avrei mai fatto se avessi avuto più esperienza...gli facevo prendere una zolletta di zucchero tenendola tra i denti.

Una volta il comandante Rousselet entrò in maneggio mentre io - da solo - stavo arrangiandomi a lavorare quel cavallo...mi vedeva girare e rigirare,  farlo andare su due piste,  appoggiare e girare ancora.

Il signor Rousselet disse:  “la natura non ha fatto il cavallo per andare sempre in tondo e di traverso, lo ha fatto soprattutto per andare dritto e in avanti :  bisogna che lei tenga il suo puledro di piu' sulla linea retta.”...sagge parole alle quali mi adeguai  immediatamente.! Nota 15)

Questo cavallo, in seguito, fu venduto alla scuola , dove lo ritrovai quando feci il mio corso di tenente. Era stato castrato ed era diventato molto docile. Il conte D’Aure l’aveva preso nei suoi ranghi e lo aveva reso un perfetto cavallo da campagna.

Era uno dei suoi cavalli preferiti : aveva acquisito – sotto l’abile guida del Maestro – un trotto di una velocita' eccezionale.
Va detto che il cavallo  era predisposto: suo padre, Marcellus, del quale portava il nome, era uno buon trottatore, che operava come stallone al deposito di Angers.

Sua madre, Tamisé, proveniva dalle scuderie di caccia del principe di Condé, ed aveva movimenti brillanti, davvero notevoli.
Non pensate che dica questo per sminuire il valore del risultato ottenuto dal conte d'Aure : d’altronde una delle sue specialita' era proprio quella di sviluppare la velocita' del trotto. Al   momento di parlare di questo famoso cavallerizzo, approfondiro' questo aspetto.

A parte le questioni relative all'equitazione e al cavallo in generale, certamente molto interessanti per un ufficiale di cavalleria, gran parte del nostro tempo era occupato dallo studio del  Regolamento.

Tale studio era reso particolarmente noioso dalle esigenze del «litteral», allora
applicato in maniera molto rigorosa. Tuttavia, il mio amore per il "mestiere" era tale che finii con l'interessarmi anche a quella materia, nonostante l'aridità dell’ apprendimento , esclusivamente  mnemonico.

Il "terribile litteral” era richiesto sia sul campo che in aula: per tutti quelli che non ne avevano una buona padronanza , era diventato motivo di angoscia al  momento di sostenere un’interrogazione o  dare una dimostrazione.

Almeno a quel tempo, quando facevamo scuola di pattuglia a cavallo, c’era un modo, messo in atto con successo più volte, per sottrarsi alla prova..

Tra i nostri cavalli d’arma ce n’era uno, chiamato Jonas, che aveva il vizio di coricarsi nelle  numerose pozzanghere presenti nell’  unico campo di manovra nello Chardonnet,  prima che i lavori di drenaggio ne migliorassero il fondo.

L’allievo che temeva l’interrogazione cercava di farsi affidare Jonas  e, se non era interrogato per primo, i colleghi compiacenti si avvicinavano ad una pozzanghera: Jonas si coricava, il suo cavaliere prendeva parte al bagno e, tra l'andare all'alloggio, cambiarsi d'abito e tornare sul campo, faceva in modo di arrivare  a fine sessione.

Ho già parlato del servizio di campagna, della maniera grossolana con la quale veniva insegnato :  sull'argomento mi pare che non ci sia nient'altro da aggiungere.

Il primo anno si alloggiava tutti alla scuola. Ognuno aveva la sua stanza : le camere più grandi, che  erano  più numerose, ospitavano due allievi ufficiali.

Il nostro unico mobilio di lusso consisteva in una “poltrona Voltaire”... per il resto, ci accontentavamo dei mobili regolamentari. Ma non fu sempre così : in seguito, si aggiunsero altre comodità alla "voltaire".
A causa  degli alloggi insufficienti,  gli allievi ufficiali del secondo anno e quelli usciti da Saint-Cyr coi voti migliori furono alloggiati in città :  io ero tra quelli ; condividevo  l’alloggio che mi era stato assegnato col  signor Clemente de La Rochelle, tenente dei Lancieri.

In  quel periodo  si verifico' un evento che ebbe un grande impatto su di me: il 16 Marzo del secondo anno morì mia nonna. Di lei vi ho parlato a lungo nelle prime pagine di questo libro, e potrete capire il profondo dolore che mi causò quella perdita.

Avevamo una divisa molto elegante:  giacca blu scuro con bordini rosso cremisi, con i risvolti abbottonati a destra,  spalline e cordoni  d’argento.
Il nostro sciaccò da gran gala era rosso cremisi, cilindrico, con un pennacchio di piume dello stesso colore ricadenti di lato ,  di notevole altezza come tutti i vecchi copricapo militari.
La divisione che venne costituita subito dopo la nostra avrebbe adottato – per la prima volta – un copricapo più basso e di dimensioni più piccole.

La nostra tenuta da maneggio consisteva nella giacca -  della quale ho parlato-  coi pantaloni dello stesso colore blu scuro, stivali flosci e cappello "lampion" Nota 16)

Da segnalare che quel tipo di cappello era l’unico copricapo dei cavallerizzi: in piccola come in grande uniforme.
Il mio primo ispettore.generale fu il generale d’Audernarde  che era alto, magro e prestante:  quando era ancora comandante di squadrone era stato tra gli “ecuyers cavalcadours” Nota 17) dell’imperatrice Giuseppina.

Il mio secondo ispettore fu il generale Marbot, che sembrava non avesse molta attitudine equestre. Era grosso e basso. Interessanti i suoi scritti, da leggere almeno le sue Memorie, pubblicate pochi anni fa.

Una volta lasciata Saint-Cyr, venivamo assegnati a destinazioni provvisorie. La mia fu il 2° Lancieri. La scelta definitiva del reggimento si faceva all’uscita da Saumur,  privilegiando  l’ordine di graduatoria della scuola di cavalleria.
Essendomi classificato primo, potevo esercitare la mia scelta su tutti i reggimenti:  decisi per il 7° Lancieri.

Tutto ciò che racconto dei miei trascorsi “sancirini” e di allievo ufficiale risalgono a più di mezzo secolo fa.
Alcuni dettagli, alcuni particolari di quell'epoca li avrete già  conosciuti e senza dubbio sono entrati a far parte della tradizione.
Ma la tradizione si può perdere, si può dimenticare :  per tenerla viva, a volte, bastano poche righe scritte da chi quei tempi li ha vissuti...è quello che sto facendo.

Nota 1) Velites - corpo di fanteria leggera dell'antica Roma, si distinguevano  nel combattimento, per indossare una pelle di lupo sopra l'elmo; Napoleone ripristinò quel nome quando organizzò la sua guardia imperiale.
Nota 2) Fatto ricorrente...ci viene in mente Amedeo Guillet, ufficiale dell'esercito italiano e grande cavaliere, che, deposta la divisa, continuò la sua guerra personale contro gli inglesi in Africa Orientale al comando di ribelli locali...che lo chiamavano  Cummandar es Sciaitan: Comandante Diavolo.
Nota 3) Méhémet Alì, prese il potere nel 1805, la sua dinastia durò in Egitto fino al 1953 fino alla cacciata di re Farouk.
Nota 4) Ho lasciato intradotto sous-maitres de manege, probabilmente erano degli “aspiranti cavallerizzi”.
Nota 5) E’ curioso rimarcare come in un ambiente così professionale non si sia tenuto conto di questo dettaglio, o di aver preparato tutti i cavalli a dovere.
Nota 6) Maneggio:  a parte l'indicazione - oggi prevalente - del luogo ove si lavorano i
cavalli, in italiano significa anche "addestramento equestre":  "prova di dressage", in un bell' italiano non più attuale, andrebbe tradotto:  "prova di maneggio".
Nota 7) Probabilmente all’epoca l’ammansimento e la doma era ancora considerata una faccenda da cavallari, scozzoni, cavalcatori di bardella come li chiamava de La Guerriniere.
Il cavaliere, tantomeno il cavallerizzo si abbassava a queste incombenze.
Nota 8) Voilà, duecento anni fa, qualcuno già "maneggiava"  i cavalli con gli "innovativi" metodi oggi tanto in voga.
Nota 9) Si tratta del passage: dall'antico italiano: - "spasseggio", "passeggio", “passeggiata”: è un trotto assai rilevato e  cadenzato, con un piccolo tempo di sospensione tra  il movimento di un diagonale e l’altro.
Nota 10) Il linguaggio equestre italiano odierno non ha recepito i suggerimenti di L’Hotte
Nota 11) Lauurent Franconi,  figlio di Antonio Franconi: (1737-1836), da molti considerato l'inventore del circo moderno, di origine veneta riparò in Francia a seguito di un fatto di sangue, la sua dinastia circense durò oltre 120 anni.
Lorenzo: - volteggiatore a cavallo, acrobata, ottimo addestratore di cavalli e grande cavallerizzo di fede "baucherista", godeva di una popolarità incondizionata anche tra i grandi "ecuyers" militari del suo tempo; nel 1845, passando con la sua troupe da Saumur, ebbe messo a sua
disposizione il maneggio piccolo dal generale comandante della scuola, naturalmente Laurent andò a rendere omaggio al Cavallerizzo Maggiore che era il nostro de Novital, anch'egli baucherista convinto.
Saputo l'orario in cui montava i suoi cavall, de Novital pensò di rendergli la visita e si presentò al maneggio in sella ad Ourphaly, dopo i convenevoli, Franconi lo invitò a montare la sua cavalla: Norma, naturalmente de Novital - come padrone di casa -  rifiuta e lo prega di provare Ourphaly...Lorenzo non se lo fa dire due volte, salta in sella e si esibisce in un saggio di "altissima scuola" sotto gli occhi esterefatti di de Novital.(Da "Cadre Noir" colonel de Saint-André).
Nota 12) "saltatori" - termine equestre classico - sono quei cavalli specializzati nelle
arie alte: - la capriola, la groppata. la ballottata, i corvetti, cioè esercizi nei quali il cavallo si stacca più o meno violentemente dal suolo.
Nota 13) Probabilmente, questa specificazione: "sella piatta" è dovuta perchè abitualmente si
montavano/si montano quei cavalli con la "sella a piquer", sella assai simile alla "portoghese".
Nota 14) Probabilmente erano, detto in linguaggio moderno:  “tutori”.
Nota 15) Allora ill famoso motto di L'Hotte: - "Calmo, diritto in avanti." dobbiamo ascriverlo a Rousselet infatti il signor Rousselet disse:  “la natura non ha fatto il cavallo per andare sempre in tondo e di traverso, lo ha fatto soprattutto per andare dritto e in avanti”...che il cavallo dovesse essere calmo sicuramente lo dava per scontato.
Nota 16) Il “lampione” era il bicorno cappello d’ordinanza - a quei tempi - dei cavallerizzi.
Nota 17) Erano dei cavalieri addetti  all'addestramento e al movimento dei cavalli personali di personaggi di alto lignaggio, in altre occasioni tradurremo con:  "cavallerizzi cavalcanti", o ancora più semplicemente: "cavalcanti". 

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