Benvenuto! Effettua l'accesso oppure registrati.
Hai perso l'e-mail di attivazione?

Nome utente: Password:

Autore Topic: Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo VI  (Letto 2963 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

raffaele de martinis

  • Moderator
  • Hero Member
  • ****
  • Offline Offline
  • Post: 5956
Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo VI
« il: Gennaio 16, 2013, 06:25:15 pm »

CAPITOLO VI

Il 7° Lancieri – Il distaccamento di Bourbon-Vendee. - Il primo trasporto di
cavalleria per via ferroviaria. -  Un ufficiale che dette le dimissioni. – La
mia prima intuizione di far usare il trotto sollevato alla truppa. – La
capacità di memoria del cavallo. – L’accoglienza a Echarbot. -  Il
generale de Brack. – Lo studio dei cavalli. – La mia nomina a tenente.


Alla fine del corso ci fu concessa una licenza di tre mesi, che  trascorsi a Luneville; alla scadenza, raggiunsi il 7° Lancieri di  guarnigione a Valenciennes, dove arrivai durante il mese di Gennaio del 1847.

Il reggimento era comandato dal colonnello de Bougainville, uomo molto affabile e di buone maniere. Il capitano Gresley, che un giorno sarebbe diventato ministro della guerra, era il suo ufficiale di collegamento : un buon collega, di modi affascinanti e di notevole esperienza.

Fui accolto molto affettuosamente dal maggiore Auzière, che aveva prestato servizio nel 5° Corazzieri con mio padre.

La moderazione non era il motto di  quel reggimento:  un certo numero di ufficiali aveva  formato un gruppo chiamato  “la Società dei rompicoglioni”.

Di certo, quello non era il genere di compagnia che gradissi e lo  manifestai chiaramente fin dal mio arrivo, evitando così ogni tentativo di essere arruolato in quella masnada di buontemponi.

Il mio soggiorno a Valenciennes fu assai breve, solo qualche settimana.

Il rincaro del prezzo del grano aveva suscitato dei gravi disordini in alcune parti del paese, e per  controllarli furono inviati in quelle zone alcuni nostri distaccamenti.

Il 7 ° Lancieri mandò uno squadrone a Bourbon Vendee, oggi La Roche-sur-Yon. Lo squadrone designato non era il mio,  ma ricevetti l’offerta di sostituire  un ufficiale del reparto in partenza e la accettai con entusiasmo.

La possibilità di partecipare alla mia prima missione operativa mi riempì di  entusiasmo, malgrado quel Febbraio fosse talmente gelido che: gli orsi bianchi - venuti eccezionalmente a svernare da noi - battevano i denti e ululavano dal freddo.

D’altronde,  una volta a cavallo, per farmi dimenticare i rigori dell'inverno. fu sufficiente sentire il clicchettio - che trovavo così armonioso - del fodero della sciabola che batteva contro gli speroni.

Lo spostamento dello squadrone del 7 ° Lancieri fu per me una nuova esperienza: il trasporto di cavalli dell'esercito per via ferroviaria.
Il viaggio consisteva nella tratta da Valenciennes a Parigi, poi quella da da Parigi a Tours , dove allora terminava la strada ferrata di Orleans.

Al nostro arrivo a Parigi fummo accolti da molti ufficiali di stato maggiore, venuti a verificare  l’esito dell’esperimento:  infatti quello era il primo spostamento di cavalleria su rotaia.

Dunque da Parigi a Tours viaggiammo in treno, la strada restante la facemmo a tappe.

In alcuni dei villaggi della Vandea che attraversammo la gente, al nostro passaggio, si chiuse nelle case e sentii alcuni bambini gridare: "Ecco i gendarmi! "
Probabilmente  la gendarmeria era  la sola truppa a cavallo che si fosse mai vista da quelle parti.

La cavalleria era così estranea a queste regioni che,  anche a Bourbon Vendée, certi abitanti credevano che tutti cavalli della truppa appartenessero agli ufficiali.

A Bourbon Vendée, i nostri cavalli furono stabulati nelle scuderie del deposito stalloni e i soldati accasermati in un edificio affittato a questo scopo.

Pochi giorni dopo il nostro arrivo, un ex ufficiale del 7 ° Lancieri, da tempo in congedo, venne a colazione invitato dal nostro capitano, il signor Guillin, con il quale aveva prestato servizio.

Durante il pranzo il capitano Guillin, che aveva tredici anni di anzianità, si lamentò amaramente per la lentezza dell'avanzamento di carriera, esprimendo l’intenzione di lasciare il servizio.

Al ché il suo vecchio commilitone esclamò:   "Ah! Non lo faccia. Lei sa che mi sono dimesso nel 1830 per motivi politici  e che, non avendo fortune di famiglia, perdendo la mia posizione avrei perso tutto.
Ma a quel tempo, dare le dimissioni per un simile motivo costituiva una specie di dote per chi non aveva nè arte nè parte;  infatti  con quelle "credenziali"  ho fatto un ricco matrimonio e oggi ho quarantamila franchi di rendita annuali.
Ebbene! Sa cosa le dico ? Se potessi scegliere tra i miei soldi e il suo grado di capitano, sceglierei senz'altro le spalline !"


Non ho mai dimenticato quelle parole; esse mi son rimaste impresse nella memoria e altre volte mi è capitato di constatare l'amarezza di coloro che - volontariamente ma improvvidamente -  hanno lasciato la carriera militare!

Quando il mestiere delle armi è fatto con passione,  com’ è giusto che sia, ed è onorato per come merita,  non c'è fortuna al mondo in grado di eguagliarlo per soddisfazioni e  prestigio.

Mi viene in mente un'altro anneddoto, collegato al capitano Guillin.
Quando cominciò la sua carriera nell'esercito, i soldati di truppa dormivano ancora due per letto.
Per sua sfortuna ebbe, come compagno di talamo, un vecchio lanciere polacco che passava parte delle notte a masticare tabacco.

"Se almeno mi avesse risparmiato le sputacchiate !! - diceva il capitano Guillin - ma no ! - Il polacco sputava sempre dalla mia parte e sopra la mia testa  !"

Tornando a me, Il  capitano mi aveva dato il permesso di montare i cavalli dello squadrone e io ne approfittavo ogni volta che potevo.

Durante il tragitto avevo notato un bel cavallo grigio che , quando lo si mandava al trotto prendeva spontaneamente il trapasso Nota.
Lo montai con la speranza di aggiustare quell'andatura:  grande fu la mia sorpresa nel vedere con quanta facilità ottenni da quel soggetto un trotto brillante e regolare.

Tornato alle scuderie, fiero del mio successo, chiamai il lanciere al quale apparteneva il cavallo e lo misi al trotto davanti a lui.
L'uomo mi guardò schifato e disse che il suo cavallo aveva un trotto assai duro, scomodissimo, e che lui faceva di tutto perché non  lo prendesse; se malgrado tutto il cavallo trottava invece di trapassare,  cercava di attutire i contraccolpi con dei tentativi di trotto sollevato.


Il mio successo fu di molto ridimensionato, ma le parole del lanciere mi colpirono :  il suo modo di attenuare le reazioni del trotto doveva essere molto diffuso nel reggimento, ed era messo in atto  proprio coi cavalli che, a causa di un’ azione al trotto più brillante, provocavano i contraccolpi  più vivaci.


Da quel giorno pensai di far adottare l'uso del trotto leggero anche agli uomini di truppa ma, come vedrete, potei realizzare il mio progetto solo quando raggiunsi il grado di “Generale di Stato Maggiore”. Nota

Dopo aver trascorso sei mesi in Bourbon Vendee, tornammo a Valenciennes senza utilizzare la linea ferroviaria.

Le nostre prime tappe furono le stesse dell’ andata;   durante una di queste ebbi una sorprendente prova della bontà della memoria del cavallo.

Arrivando nella piccola città di Herbiers, il maresciallo disse di non avere l'alloggio per me e che ero atteso nella stessa casa di Bourbon-Vandee dove ero stato alloggiato all'andata .

La cosa mi fece piacere perché i padroni di casa mi avevano trattato molto bene e avevano governato accuratamente il mio cavallo;  questa casa si trovava in centro,  in una via assai stretta. Ma quale?

Sapevo dell’ottima memoria del cavallo, ma non pensavo che potesse aiutarmi in quella circostanza.
Tuttavia, dopo aver preso la strada principale, mi resi  conto di essere  completamente spaesato;  allora abbandonai le redini sul collo del cavallo che - con mio grande stupore - mi condusse senza esitare fino alla stalla in cui aveva trascorso due notti sei mesi prima
.
Durante quel viaggio lo squadrone fu oggetto di un ospitalità assai particolare , che non ho più visto durante tutta la mia lunga carriera.

Lasciando Angers, passammo nei pressi del castello Écharbot , di proprietà del cognato di mio cugino: ve ne  ho già parlato a proposito dell'addestramento di Marcellus, il cavallo che mi aveva affidato.

I padroni di casa vollero offrire un pranzo allo  squadrone di passaggio: i  lancieri furono sistemati in un viale del giardino ,  dove fecero onore alla colazione e al vino bianco Coteaux de Saumur, mentre gli ufficiali furono ricevuti a castello.

Arrivati a Evreux  il generale de Brack, che comandava il dipartimento dell' Eure, passò in rivista il nostro squadrone.

Il generale lo conosceva bene:  era stato comandante a Saumur fino al  1840 quando, a seguito di un "coccolone", aveva dovuto lasciare l'incarico; camminava con qualche difficoltà, appoggiandosi ad un bastone, ma aveva mantenuto la sua marziale eleganza;
rimasi inoltre molto colpito dal suo volto espressivo.

Invitò a cena il mio capitano e in quella  circostanza fu fatto il mio nome :  quando seppe che  ero il figlio dell'ufficiale dei Lancieri Rossi con il quale aveva fatto servizio ed al quale era rimasto molto legato , il generale mi mandò a cercare.

Purtroppo non riuscirono a trovarmi. Mi dispiacque molto di aver perso l'opportunità di ascoltare le parole del brillante ufficiale di cavalleria che aveva scritto -  con uno stile così personale e con una così profonda conoscenza della materia -  "Avamposti della cavalleria leggera":  avevo letto e riletto quel "libro d'oro del cavaliere", del quale - più tardi - mi sarei servito.

Al rientro a Valenciennes, fui incaricato dell'istruzione a piedi e a cavallo alla scuola sottoufficiali.

A quel tempo, l'avanzamento fino a grado di capitano si conseguiva all’interno dello stesso reggimento ;  le nomine di tenente, come quelle di capitano, si ottenevano per anzianità e  merito.

Io ero l'ottavo sottotenente per anzianità, ma il primo posto vacante di tenente era assegnato per merito:  dunque doveva esser mio di diritto , essendo stato  il primo in graduatoria a Saumur.

Probabilmente è per aver primeggiato al corso, che sono sempre stato utilizzato al meglio:  dovunque andassi a insegnare per me era un piacere.
Ma ero un po imbarazzato perché il programma era cambiato, del tutto nuovo, differente da quello che avevo imparato.

Mi venne in aiuto il più anziano dei sottotenenti del reggimento,  un vecchio ufficiale, già  brigadiere dei Cacciatori della Guardia Reale.

Si chiamava Dumont:  mi fu di preziosissimo aiuto e mise a mia disposizione la sua esperienza, malgrado il mio arrivo avesse di fatto ritardato la sua promozione a tenente.

Aveva tante qualità e un punto debole, quello di non aver potuto ricevere un'istruzione di base adeguata.I cavalli della rimonta erano affidati al tenente Leconte che aveva - meritandola pienamente - tutta la fiducia del colonnello.

Era stato aiutante di maneggio a Saumur e parlava di Brifaud - sul quale mi sono già soffermato - con una specie di venerazione.

Mi offrì di montare i puledri :  io accettai immediatamente con entusiasmo, sapendo di poter contare sulla sua esperienza, che mi fu molto utile quando presi ad addestrare  una piccola giumenta il cui nome, "La Folle", era fin troppo giustificato dai fatti.

Un'altra giumenta  chiamata Diane - una purosangue - mi dette filo da torcere.
Era di proprietà del mio comandante che non aveva mai provato a montarla.
La mia pazienza fu messa a dura prova dalla sua indole impressionabile, dal fatto che trottignava quando si prendeva la strada del ritorno alle scuderie e dalla paura che aveva della sciabola.

Il mio capitano  dette una prova di grande fiducia nell'affidarmi Diane : a quel tempo, gli ufficiali - da capitano in poi - si procuravano i cavalli a proprie spese.

Il mio amore per i cavalli rendeva meno lunghe le ore di servizio passate a controllare il loro governo.
Conoscevo tutti i cavalli del mio squadrone, li avevo visto montare o li avevo montati io stesso, ed ero in condizione di giudicare le loro doti.

Il controllo della strigliatura mi aveva facilitato in questo :  comparavo le differenti conformazioni cercando di scoprire le analogie che si presentavano nei soggetti simili per  qualità o  difetti.

Questo studio - che mi interessava tanto - cominciò a formare la mia capacità
di valutazione, in maniera tale che al primo colpo d'occhio potevo giudicare un cavallo e dare una valutazione ragionata.

La divisa degli uomini per il servizio interno era - allora - oggetto della massima cura, la dignità del reggimento era consideratissima.

Così, quando arrivava una nuova leva di reclute, gli uomini che la componevano non potevano uscire dalla caserma prima di aver dimostrato un comportamento  tale da fare onore al reggimento.

Le prime Domeniche che avevano il permesso di uscire da soli, il sottufficiale di picchetto di servizio al portone aveva l'ordine  non solo di controllare che la loro divisa fosse in perfette condizioni,  ma anche di farli camminare davanti a lui, trattenendo quelli il cui  atteggiamento non mostrasse la disinvoltura richiesta all'immagine marziale che si aveva allora di un soldato di cavalleria.

Da Valenciennes il 7 Lancieri fu inviato a Thionville, poi  il mio squadrone fu distaccato a Longwy e fu qui che,  l'undici Aprile del 1848, ricevetti la mia nomina a tenente.

Nessun posto vacante s'era reso disponibile prima di quella data, e un buon numero di miei colleghi - che avevano un'anzianità più lunga della mia - dovette aspettare: sono gli incerti che capitano in carriera,  dei quali vi farò altri esempi.

Nota: Traquenard - trapasso: - Andatura difettosa del trotto nella quale l'appoggio dei bipedi diagonali non è simultaneo ma si svolge in 4 tempi, è altrimenti detto ambio rotto o portante dove l'appoggio dei bipedi laterali si succedono isolatamente in 4 tempi.
Esiste - come andatura difetosa - anche il travalco o trafalco dove il cavallo trotta con gli anteriori e galoppa coi posteriori.

Se questa nota è inesatta fatemelo sapere.
Connesso
modestamente: [email protected]