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Autore Topic: Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo VII  (Letto 3038 volte)

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raffaele de martinis

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Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo VII
« il: Gennaio 31, 2013, 07:35:55 pm »

CAPITOLO VII
Il mio trasferimento al 1° Squadrone delle Guide dello Stato Maggiore  -
Costituzione delle Guide e loro organizzazione. -  I colonnelli: Jacquemin ed Ambert.  -  Il capitano Buraud. -  I miei commilitoni: Verly, Châteaubriand.  - Ho visto il conte D'Aure a cavallo.   -   La Buneratte.  -  Il mio amico Paul de Courtivron. -  Il trotto sollevato; la  sua storia.  - Lyon, le giornate del Giugno 1849.


Il 17 Aprile,  pochi giorni dopo essere stato nominato  tenente  nei quadri del 7° Lancieri , passai alle Guide di Stato Maggiore.
Il dispiacere di lasciare il mio reggimento fu addolcito dal pensiero che la mia partenza  avrebbe consentito la promozione a tenente del mio collega, che mi aveva veramente aiutato e il cui avanzamento di grado era  slittato a causa del mio arrivo al 7°Lancieri.

La creazione delle Guide dello Stato Maggiore fu necessaria per formare l'armata detta  "Armata delle Alpi", dislocata dalla Francia  lungo la frontiera del sud-est al momento delll’apertura  delle ostilità tra l'Austria ed il Piemonte.

All’inizio della  campagna del 1832 il servizio  prevedeva la formazione di    un reparto speciale , destinato alla scorta degli ufficiali dell'alto comando e alla distribuzione dei loro ordini.
Le Guide dello Stato Maggiore costituirono questo reparto, creato dal  generale Oudinot  quando venne nominato Comandante in Capo della "Armata delle Alpi".

Gli squadroni erano gestiti separatamente e non avevano alcun legame tra di loro.
I quadri ufficiali di uno squadrone erano composti da:  un capitano, due tenenti e due  sottotenenti.

Il mio squadrone era ben consistente, così come il mio plotone che contava trentacinque cavalli nei ranghi.
Gli uomini erano stati scelti con cura particolare: tutti sapevano leggere e scrivere, una buona   parte parlava anche italiano o tedesco.
I cavalli erano eccellenti.

La divisa era leggera, elegante  per gli ufficiali:  giacca blu reale con piccoli risvolti,   abbottonatura dritta, pantaloni dello stesso colore; sciaccò, bordature e fodere amaranto; anche le spalline e i cordoni erano amaranto per la truppa, dorate per gli ufficiali.

Avevamo come armi, pistola e sciabola. Le Guide furono le prime truppe  di cavalleria francese a portare i pantaloni rinforzati in pelle soltanto  sotto invece che per tutta la loro lunghezza; era la conseguenza dell'adozione della sella in pelle  grezza.

Questi pantaloni erano impropriamente chiamati: "pantaloni alla Lasalle".
Il ritratto dipinto da Gros infatti mostra che i pantaloni adottati da Lasalle erano dei veri "pantalon a pieds" : in pratica  stivali a pantaloni formavano un tutt'uno.

Le bardature dei nostri cavalli erano state allegerite il più possibile : niente gualdrappa ,   un telo blu scuro nascondeva la coperta.

Tutto era pensato nell'ottica di rendere l'equipaggiamento il più leggero possibile :  perfino il    fodero della sciabola - così utile alle Guide per conservare i dispacci – fu oggetto di alleggerimento , riducendo da  tre a due le corregge che lo fissavano al cinturone; solo in seguito  si vide che la terza stringa era necessaria a non far girare su se stesso il fodero della sciabola.

Il capitano Buraud, mio istruttore a Saumur e del quale ho già parlato, ebbe un ruolo importante per mettere a punto i dettagli dell'organizzazione delle Guide.
Per questo scopo era stato distaccato da Saumur alla scuola di tiro di Vincennes.
Fu messo in contatto col generale Oudinot dal colonnello Jacquemin, allora comandante seconda della scuola di cavalleria.

Il nome del colonnello Jacquemine mi fa ricordare  una imbarazzante
discussione tra il  capitano Buraud e il colonnello  Ambert , nella quale quest’ultimo  espresse  giudizi  assai negativi ed astiosi  sul colonnello Jacquemin. Essendo molto legato al suo colonnello, il capitano Buraud disse al signor Ambert che si   riteneva obbligato a riferire al signor Jacquemin quelle parole assai sgradevoli.
Quando il colonnello Jacquemin seppe da Buraud di quegli apprezzamenti replicò:  " Se  incontrerà di nuovo Ambert gli dica che ho a sua disposizione a sua scelta: dell'inchiostro, del ferro e del piombo,”
Credo che l'animosità tra i due colonnelli risalisse al processo La Roncière, nel quale erano stati entrambi chiamati a deporre:  Jacquemin come superiore e Ambert come collega dell'accusato.

Torno al capitano Buraud.
Le sue qualità , unite a una  notevole esperienza militare e alla  conoscenza dettagliata dell'organizzazione dell'arma,  furono tratti assai apprezzati dal generale Oudinot, che gli riservò il comando del primo squadrone, lasciandogli la possibilità di  scegliere un ufficiale di sua fiducia.

Fu allora che il capitano Buraud mi scrisse per chiedermi se volessi esser io quell'ufficiale.
Accettai immediatamente con entusiasmo, sia per il grande attaccamento che avevo per il  capitano Buraud che e per la possibilità di entrare in un reparto operativo.

Arrivai  il primo Maggio a Saumur, dove si stava organizzando il mio squadrone,   assumendo il ruolo di secondo-tenente:  il primo-tenente era Verly, un eccellente ufficiale che un giorno avrebbe comandato le "Cento Guardie".

Con Chateaubriand ,  uno dei due sotto-tenenti,  instaurai un profondo rapporto di  amicizia,   

A quel tempo, il conte d'Aure era il Cavallerizzo Comandante del maneggio della scuola di cavalleria.
La prima volta che lo vidi a cavallo montava Syrien, che era stato il cavallo di punta del tenente Martin.

Questi aveva lasciato Saumur  per prendere il comando del maneggio della Scuola di Stato Maggiore, in sostituzione del tenente Montlaur.

Fino a quel giorno non avevo mai incontrato il conte d'Aure che - ovviamente - conoscevo di fama...quando lo vidi a cavallo, me lo “divorai con gli occhi". Desideravo ardentemente seguire le sue lezioni : questa fu la principale ragione del mio ritorno a Saumur.

Parlerò a lungo del celebre cavallerizzo quando - più avanti - diventerò suo allievo.

Dopo tre mesi di preparativi, all'inizio di Agosto, lasciammo Saumur.
Il 6 Settembre giungemmo a Grenoble, quartier generale della Armata della Alpi e residenza del generale Oudinot.
Il nostro arrivo fu preceduto da un ordine del generale, nel quale si ribadiva il motivo   dell'istituzione delle Guide dello Stato Maggiore, insistendo sul fatto che - in nessun caso - le guide potessero essere distratte dal loro servizio per montare cavalli da maneggio.

A Grenoble  fummo solo di  passaggio perchè - quasi subito - venni distaccato a Buneratte, al  comando del terzo e quarto plotone.
Buneratte è un piccolo  villaggio, a pochi chilometri da Grenoble, sovrastato da  una enorme  rupe chiamata "l'elmo di Nerone".

Seppi che - nel 1888 - una frana aveva seppellito la casa dove avevo vissuto, posta alle pendici dello "Elmo di Nerone".

Benchè molto modesto, quell'edificio era chiamato il "castello" a causa di una piccola torre che la sormontava.
Durante il mio acquartieramento a Buneratte un sotto-ufficiale di collegamento, chiamato Roth, approfittando della vicinanza alla frontierà disertò, rubando il cavallo e la bardatura all'inglese del comandante del suo plotone, che era Chateaubriand.

Il disertore dovette condurre una vita assai avventurosa.
Dopo essersi unito alle bande di  Garibaldi, finì per rientrare in Francia dove fu catturato e giustiziato.

Poco dopo la mia sistemazione a Buneratte, arrivò il 2° Squadrone.
Fu messo di stanza a Saint Robert, un villaggio vicino.
Naturalmente ci incontravamo  spesso ed è a quell'epoca che nacque la mia amicizia con Couvriton,  primo-tenente di quello squadrone.

Vi ho parlato spesso di lui come del mio migliore amico.
In seguito dovevo ritrovarlo nel 1 ° Corazzieri , dove la nostra sincera amicizia si rinnovò per continuare - senza  mai essere offuscata da nessuna ombra - fino alla sua morte,  avvenuta il 31 Marzo 1891.

Il mio capitano mi dette “carta bianca” riguardo  all’organizzazione del distaccamento.
Egli condivideva la mia opinione sui vantaggi offerti dal trotto sollevato, in   particolare per i servizi speciali dei nostri uomini : pertanto mi affrettai a far adottare alle mie Guide questa maniera di trottare fuori ordinanza.   

Il mio capitano ne parlò al generale Oudinot - vero uomo di cavalli - il quale approvò a sua volta.

Un giorno il generale Oudinot mi fece l'onore di invitarmi a pranzo: mentre eravamo a tavola udimmo  passare in strada dei cavalieri al trotto, ma senza  sentire il rumore delle armi .
Il generale Oudinot aveva dato l'ordine di portare sempre la sciabola durante il servizio: di conseguenza,  chiese al capitano Reille , futuro generale di divisione e al momento suo aiutante di campo, di affacciarsi per controllare  il corpo di appartenenza di  quegli uomini.
Il capitano Reille rispose che erano delle Guide e che tutti portavano la sciabola... "Allora  sono le Guide di L'Hotte" commentò il generale.

Infatti, tra le altre cose, il trotto all'inglese riduce notevolmente il rumore delle armi; tuttavia era stato condannato dal regolamento di equitazione militare  applicato a Saumur fin dal 1825.
Quelle direttive  prescrivevano per il lavoro d'ordinanza l'uso della "sella inglese"  secondo  i principi dell'equitazione “francese", cioè trottando seduti.

Questa questione è completamente ignorata nella "Ordinanza del 1849 sugli: -   "Esercizi e le Evoluzioni della Cavalleria".

Parlando  del trotto sollevato per la truppa cercherò di tratteggiare,  almeno per quello che mi riguarda, la sua storia completa.

Ricordate che ebbi - per la prima volta - l'idea di adottarlo in seguito al mio primo viaggio  con il 7 ° Lancieri ?
Bene, in seguito lo feci applicare dalle mie Guide e da allora in poi , per molti anni, ho   continuato a elencare i suoi vantaggi, senza per questo riuscire  a farlo adottare ufficialmente nel regolamento per i soldati di truppa.

Cercavo tutte le occasioni per promuoverlo.
Eccone una delle tante: quando ero  comandante di squadrone a Saint Cyr, un giorno che il maresciallo Randon,ministro della guerra, mi aveva fatto chiamare nel suo ufficio, affrontai la questione.

Mi sembra ancora di vedere il maresciallo  alzare le braccia dicendo:  "come mai - lei che è uomo di cavalli -  preferisce vedere un corazziere al trotto inglese, al trotto sollevato come lo chiama lei, piuttosto che vederlo trottare stando seduto ben attaccato alla sella ?!”
Mentre parlava il maresciallo mimava, in maniera grottesca, il cavaliere che trottava sollevato, mentre mimava correttamente quello che trottava seduto.

Signor Maresciallo – dissi - se lei paragona uno che monta bene con uno   che monta male , sarà sempre preferibile quello che monta bene, a prescindere dalla maniera di trottare ; ma la pregherei di fare un confronto tra due cavalieri che trottino bene in entrambe le maniere, e mi permetta di insistere sui vantaggi che il cavaliere ed il cavallo troveranno nell'uso del trotto leggero."...
Il maresciallo non volle sentirne di più e - bruscamente - mi congedò.

Qualche tempo dopo, andai ad una serata organizzata dal Ministro della Guerra. Quando entrai, il maresciallo era accanto al caminetto e si intratteneva col signor Girard, colonnello del 2 °Lancieri, che era stato mio insegnante a Saumur durante il mio corso di tenente istruttore.

Appena mi vide, il maresciallo fece cenno di avvicinarmi.
"Lei sa”  disse al colonnello Girard “ che intendo mandare L'Hotte a Saumur ; ma ha delle strane idee:  si figuri che vuol far adottare ai nostri cavalieri il trotto all'inglese."
Il colonnello, (gran leccaculo) confermò il pensiero del maresciallo dicendo: - questo modo di trottare diventa un autentico vizio per gli ufficiali che lo praticano.
Infatti, quando chiamo un mio ufficiale, questi si mette a trottare all'inglese anche se deve percorrere soli 500metri per raggiungermi..

Al che risposi : - " Signor Colonnello, non avreste potuto sostenere meglio le mie ragioni. Il cavaliere che ha l'abitudine di trottare sollevato si troverà così bene che trotterà in questa maniera anche quando ne dovrà fare  50 di metri."   
Detto questo, feci un accenno di inchino e mi ritirai.

Non mi scoraggiai per questi fallimenti e, quando divenni Cavallerizzo Maggiore a Saumur,   ripresi il l'argomento cercando invano di convincere gli ispettori generali che si succedettero.

Infine, venne a presiedere la Commissione Esaminatrice  in qualità di  ispettore il generale Feray.
La Commissione,  della quale anch'io facevo parte , era composta da ufficiali provenienti dai quadri della scuola.

In una delle riunioni della commissione di esame  per la prova di  plotone, chiesi    all'ispettore di poter far trottare gli ufficiali alternando il trotto seduto  a quello sollevato , affinché potesse giudicare lui stesso la differenza.
Il generale mi rispose che la prova fatta con quegli eccellenti cavalieri non avrebbe potuto essere determinante.

Alcuni maniscalchi  si trovavano presenti in quel momento, inquadrati e pronti per montare a  cavallo.
Allora feci notare al generale che quei cavalieri erano ben lontani dal figurare tra i migliori, oltre a non aver   mai praticato il trotto leggero: gli chiesi un quarto d'ora per prepararli presentarglieli.

"Ma allora lei è veramente cocciuto”, disse il generale. “E va bene !! Lo faccia !!"
Raggiunsi i maniscalchi e , una volta a cavallo, feci prender loro il trotto leggero, suggerendo di aiutarsi afferrando  un ciuffo di crini con la mano destra.
Certamente apparivano sgraziati, ma riuscivano ad evitare i contraccolpi e questo era l'essenziale. Quando tornai dal generale , il quarto d'ora non era ancora scaduto e glielo feci notare.

L'ispettore montava un cavallo di sua proprietà :  lo pregai di seguire il plotone tenendosi alla sua altezza, per poter meglio giudicare i differenti  effetti delle due maniere di trottare.

Appena fu preso il trotto seduto, si sentì il rumore delle sciabole e delle carabine  portate "alla granadiera"  e i cavalli rallentarono l'andatura.

Poi, quando si cominciò a trottare sollevati, il rumore delle armi si attenuò sensibilmente, i  cavalli si distesero nella loro andatura ed il generale fu costretto a spingere il suo cavallo per mantenersi all'altezza del plotone.

Dopo aver ripetuto varie volte questa prova, il generale mi disse:  - Ne ho abbastanza! Mi ha convinto, ma dovrò andare a  "farmi cavare gli occhi" dal Comitato della Cavalleria, per perorare la sua causa.

Finita l'ispezione, durante la licenza a Luneville  ricevetti una lettera da un'ufficiale britannico, il quale  chiedeva se fosse vero che la Cavalleria Francese intendeva adottare il trotto chiamato:  "trotto all'inglese". Scrissi subito al generale Feray per avere indicazioni sul quesito: ribadì che la sua opinione era immutata  e che potevo rispondere di conseguenza.

Ritenni, dunque, che la partita sarebbe stata presto vinta...mi sbagliavo.
Questa era la situazione quando  purtroppo il  generale Feray morì.
Inoltre era stata dichiarata la guerra del 1870, pertanto la questione rimase in sospeso fino al giorno che fui chiamato a fare - col 18° Dragoni che comandavo - le prove che precedevano la stesura del Regolamento di Cavalleria del 1876.

Quando cominciammo quelle prove, dissi ai miei ufficiali:  "Ci aspetta un lavoro impegnativo;  ma saremo ripagati cento volte della nostra fatica e renderemo un importante servizio alla nostra arma, quando otterremo due cose:  la soppressione delle inversioni 7), che faciliterà le manovre di cavalleria;   l'adozione del trotto  sollevato , che migliorerà la comodità di marcia dei nostri uomini e farà diminuire le sofferenze dei nostri cavalli. 
Perchè se  un cavaliere soffre il trotto del suo cavallo, cosa dovrebbe dire  il cavallo - se potesse parlare – quando è lui che riceve sulla schiena i colpi ed il peso del cavaliere ?

La domanda sorge spontanea:  come mai è stato così difficile far accettare alla cavalleria una maniera così vantaggiosa di trottare, usata dai cavalieri  civili,  spesso presa istintivamente per migliorare il loro conforto di marcia ?

Si sa che le abitudini e i pregiudizi sono assai tenaci e duri a morire ! Ma perchè ci si è intestarditi a proibire una cosa che portava solo vantaggi ??

Forse  una spiegazione all'ordinanza del 1829 possiamo trovarla  nel "Corso di Equitazione" scritto nel 1851 a Saumur , dal Cavallerizzo Maggiore , dove si legge:  "Sarebbe assurdo cercare di ammortizzare i contraccolpi del trotto durante le manovre militari, perchè in quegli esercizi. non si marcia ad andature distese nè si tiene a lungo la stessa direzione... Può darsi che , più in là, il trotto al'inglese  troverà dei vantaggi applicativi per quegli uomini e quei cavalli che,  per ragioni di servizio, debbano fare spostamenti rapidi e spesso lunghi.
Così può darsi che il trotto all'inglese, vietato a ranghi  compatti, torni utile  in futuro ,  per quei militari che - marciando isolati - vadano a portare ordini..."

Questa era l'opinione del conte d'Aure e questa era la sua limitata speranza.
Tuttavia, egli era inserito in quell'ambiente conservatore ed  era a capo del gregge che seguiva le idee e le pratiche equestri del tempo:  non si poteva sbilanciare oltre, pur sapendo benissimo che il trotto sollevato veniva condannato più per tradizione che per convincimenti personali.

A riprova,  lui stesso lo praticava e ne apprezzava i vantaggi, ben conoscendo gli inconvenienti che accompagnano il trotto seduto quando le andature  si  distendono e devono essere sostenute a lungo.

Bisogna dire che durante la Restaurazione, nelle scuderie del Re, si era dovuto - per gli  attacchi - decidere di mandare il "porter" al  galoppo; questo perchè  i postiglioni non sopportavano a lungo le reazioni del "gran trotto" :  i loro polmoni non resistevano, malgrado avessero una condizione fisica eccellente e montassero in una loro maniera particolare.

Questa era concepita per stare attaccati alla sella, ammortizzando le reazioni del trotto seduto: corpo fortemente inclinato all'indietro,  braccia oscillanti nella maniera tipica della loro professione, stivali fortemente appesantiti per meglio  bilanciare il peso e affondare nella sella.
In definitiva, ho tutte le  ragioni per credere che il parere espresso dal conte d'Aure , quando era Cavallerizzo Magggiore a Saumur,  derivi  da pregiudizi nei confronti del trotto sollevato, allora molto diffusi, soprattutto nei gradi più elevati della cavalleria.

La facilità con cui questa maniera di trottare si è diffusa nelle nostre file sarebbe sufficiente - se ce ne fosse il bisogno - a dimostrare i  suoi benefici che oggi  sono riconosciuti pressochè unanimemente da tutti.

Nella primavera del 1849, quando con il mio squadrone lasciai Grenoble e il mio distaccamento della  Buneratte per fare guarnigione a Lione , scoppiarono le sommosse  di Giugno, sulla scia di quelle di Parigi nel 1848.
Al mio plotone fu ordinato di sorvegliare gli ingressi della Place Bellecour, dove era insediato la Stato Maggiore. Mi era stata data la consegna di non permettere l'ingresso a nessuna persona in abiti borghesi, a meno che non presentasse un particolare lasciapassare dei servizi segreti, del quale mi era stato dato il modello.

Grande fu la mia sorpresa, quando vidi presentarsi - muniti di quel permesso - due giovani  molto eleganti che avevo conosciuto a teatro.

Avevano l'abitudine di occupare dei posti vicini a quelli  solitamente  presi da me e dai miei commilitoni.
Si erano sempre mostrati pieni di cortesia nei nostri riguardi, ma senza mai fare domande indiscrete che avrebbero potuto suscitare qualche sospetto.
Probabilmente si limitavano ad ascoltare le nostre conversazioni.

Quando mi presentarono i loro documenti, tutti e due impallidirono: senza dire una parola ma con uno sguardo estremamente eloquente con un gesto  feci cenno a quei due sbirri che potevano passare.
Da allora non li  vidi più.

Le note presto sul mio blog.
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