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Autore Topic: Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo IX  (Letto 2918 volte)

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raffaele de martinis

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Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo IX
« il: Marzo 08, 2013, 12:45:03 am »

CAPITOLO IX

Baucher (seguito) - Descrizione e particolarità dell'addestramento di:  "Kleber", "Turban", "Bloc", "Picarde", "Shador",  "Stades", "Partisan", "Neptune", "Buridan", "Gericault". -  La
scommessa vinta da Laconsme-Breves -  "Gericault" addestrato in ventinove giorni. - la perspicacia di Baucher nell'addestrare i suoi cavalli. - La bravura del cavaliere e l'addestramento del cavallo
possono essere sempre migliorate. - Le loro definizioni ideali. - La mia amicizia con Baucher.


Affinché possiate capire, almeno in parte, le difficoltà equestri affrontate da Baucher andrò a descrivere la preparazione dei suoi cavalli e allo stesso tempo farò  un loro breve ritratto mettendo in risalto le diverse arie eccentriche inventate dal Maestro, siamo a Lione el 1849. Nota 1)

Kleber:  grigio, gambe lunghe, di buona taglia, insanguato, incollatura ben arcuata e bel portamento della coda, cose  che denotavano una certa classe.
In realtà era un ronzino, una "rozza" Nota 2): Baucher l'aveva trovato abbandonato in un una scuderia di Lione, nessuno lo montava più a causa delle sue andature difettose e insicure; quando Baucher lo fece esibire per la prima volta in pubblico, lo aveva acquistato da 28 giorni e preparato montandolo due volte al giorno. Inoltre, nella prima fase dell’ addestramento, il cavallo gli fu indisponibile per 4 giorni.

Kleber era intero, si eccitava alla vicinanza delle giumente; eppure,   montato da Baucher, diveniva  indifferente alle femmine. Nota

Particolarità del suo addestramento:
Avanzando, bilanciava le anche a destra e a sinistra mentre l'anteriore restava dritto.
Rotazione delle anche attorno le spalle su tre gambe, l'arto sollevato restava nella più completa estensione. Nota 3)
Piroetta con  sollevamento dell'anteriore: l'appoggio era alternato sulle due spalle, l'arto opposto alla rotazione restava a sostegno.
Transizione senza soluzione di continuità dal galoppo all'indietro al passeggio.
Galoppo all'indietro su tre gambe, un anteriore restava in sospensione.

Turban, purosangue di piccola taglia, sauro dorato.

Assai nevrile, era di natura estremamente suscettibile.

Particolarità del suo addestramento :

Piaffo precipitato sul posto, il cavallo eseguiva una specie di trottigno rabbioso di una violenza tale che metteva in difficoltà il cavaliere. Nota

Cambiamenti al tempo dei piedi  davanti , galoppando sul posto.

Una ripresa intera, comprendente piroette sulle anche e cambiamenti di piedi al tempo. Turban eseguiva facilmente e senza interruzioni 200 cambiamenti di piedi al tempo al galoppo. Nota 5)

Bloc :  mantello grigio,  « cavallo da carretto». Aveva un’aspetto ordinario, peli lunghi alle gambe, era il tipico cavallo da « tiro leggero ».

Aveva l’incollatura corta ma ben arcuata, lungo di reni, i garretti dritti; in compenso le anche erano ben potenti.

Particolarità del suo addestramento :

piazzato correttamente, eseguiva cambiamenti di direzione, piroette ordinarie o invertite cambiamento di piede al galoppo ogni due tempi; tutto ciò, con le redini annodate sul collo, senza che Baucher usasse la mano.

Marciando al passo, stendeva completamente le gambe anteriori in avanti e marcava un piccolo tempo di arresto prima che il piede toccasse terra. Nota 6)


Tenendo un anteriore sospeso, Bloc si sollevava sulle anche e da questa posizione eseguiva una violenta rampata con la gamba alzata in precedenza;  dopodichè,   prima di toccare nuovamente il suolo, ripeteva lo stesso  movimento.

Picarde, baia, meticcia, di taglia media, senza alcuna traccia di sangue.

Aveva dato problemi particolari per farle allargare la mascella: a quel tempo Baucher era a Trieste e furono necessari tre mesi di lavoro e il ricorso alla « lingua serpentina » per ottenere un buon risultato. Nota 7)

Particolarità del suo addestramento:


sequenza di piroette ordinarie e rovesciate, sia al  galoppo che al passeggio.

En marchant au pas, les membres antérieurs s'élevaient vivement et frappaient fortement le sol à chaque foulée.

Passo spagnolo Nota 8)

Piaffo, sul posto.

Shador :   il conte Shador aveva regalato questo cavallo a Baucher durante una sua permanenza a Vienna.

Di stampo orientale, era intero, grigio trotato, di taglia media e dal carattere flemmatico.

Particolarità del suo addestramento:

transizione dal piaffo assolutamente sul posto al piaffo in avanti ed indietro.

Piaffo precipitato.

Esecuzione dei passi indietro a destra e a sinistra alternativamente , con un quarto di piroetta rovesciata tenendo le spalle in linea coi posteriori.

Sequenza di piroette rovesciate a destra e a sinistra su tre gambe e in avanti;  la gamba sollevata (quando cambiava direzione) si posava a terra senza piegarsi.

Trotto con  grande elevazione ed energica estensione degli arti anteriori. Nota 9)

Cambiamenti di galoppo al tempo.

Rapidissime piroette al galoppo:  gli anteriori toccavano terra due o tre volte durante una piroetta completa.

Stades :  baia di taglia media, ben proporzionata ma poco insanguata.

La giumenta soffriva di vertigini e  per due anni presentò dei problemi: nei primi tempi scuoteva la testa violentemente.

Durante l’addestramento gli atttacchi di vertigine sparirono e i movimenti inconsulti della testa diventarono molto rari.

Acquistata per 150 franchi, fu venduta a Parigi per 6000 franchi ma morì poco tempo dopo.

Tra tutti i cavalli di Baucher, Stades era quella con la preparazione più particolare, potrei dire la più ricca.

Particolarità del suo addestramento :

piaffo bilanciato in appoggiata. Quest’aria, eseguita con rara perfezione, riuniva tre difficoltà :  cadenza ed elevazione del piaffo,  bilanciamento, impegno per spostarsi di lato.

Avanzava con movimenti rotondi e faceva lo stesso indietreggiando:  ciascun passo indietro era preceduto dall’estensione completa dell’arto impegnato – quindi solamente – il suo caratteristico movimento rotondo. Nota 10)

Da ferma, spostava in avanti e poi all’indietro un bipede diagonale, mentre il diagonale opposto marcava il passo sul posto.

Da ferma, avvicinava i posteriori fino a circa 20 centimetri dagli anteriori, e partiva da questa posizione estrema.
Faceva i cambiamenti di piede più brillanti. Di tutti i cavalli posseduti da
Baucher, solo Capitaine li eseguiva con altrettanta vivacità.
Ma,  a causa dell’energia che lei vi metteva  e soprattutto della sua mancanza di sangue, Stades non poteva farne più di cinquanta di seguito e al tempo senza perdere la leggerezza.  Mentre Turban – come già ho detto – ne faceva facilmente duecento.

Partisan : baio- castagno, una stella in fronte, purosangue, di corporatura leggera e di forme eleganti. L’arco dell’incollatura e il portamento della coda erano stupendi. Il cavallo - nel suo insieme - era davvero attraente.

Veniva dall’Inghilterra, e fu pagato una forte somma al suo arrivo in Francia.
Quando Baucher lo acquistò per 500 franchi, era stato rovinato nelle andature e nel carattere.
Particolarità del suo addestramento :
passaggio dal piaffo precipitato e raccorciato al piaffo più nobile, lento, elevato e meravigliosamente cadenzato.
Trotto all’indietro.
Alt istantaneo, dal lavoro su due piste con una anteriore sollevato.
Bilanciamento dell’anteriore.
Galoppo all’indietro.
Cambiamenti di piede al tempo.

Era Partisan il primo soggetto sul quale Baucher tentava i suoi esperimenti; il Maestro diceva che se quel cavallo, già adulto quando l’aveva  conosciuto e montato, avesse avuto il dono della parola, gli avrebbe manifestato tutto il suo stupore per quei metodi così diversi da quelli a cui era abituato.

Nello stesso periodo di Partisan, Baucher montava in pubblico Capitaine, Neptune e Buridan : fu con questi quattro cavalli che costruì la sua fama.
Nota 11)

Erano di indole differente, due soprattutto : Partisan, il nobile purosangue e Buridan, il pesante , tozzo e flemmatico carrozziere.
Nel 1843, quando Baucher fu chiamato a far conoscere e ad insegnare il suo metodo alla scuola di cavalleria, fece venire a Saumur questi due cavalli proprio per dimostrare che il suo metodo di addestramento poteva essere applicato positivamente a qualsiasi tipo di cavallo.

Quale che sia il numero di cavalli addestrati da un cavallerizzo nel corso della sua carriera, ce ne sono sempre uno o due che egli ricorda in maniera particolare.

Così è stato per Baucher, come per d’Aure, l’altro mio maestro di equitazione del quale parlerò più avanti.

I due cavalli addestrati da Baucher che si distinsero in maniera speciale  furono  Partisan e Gericault.

Le ottime qualità naturali di Partisan furono rovinate da mani incapaci:   Baucher le riscoprì e le governò nella maniera più brillante.

Fece di questo cavallo retrivo, rigido e sgraziato nelle andature, l’animale più ubbidiente,  quello con l’atteggiamento più nobile,  il più aggraziato e il meglio cadenzato nei movimenti.

Quanto a Gericault, aveva disarcionato parecchi cavalieri dei più stimati. Il
suo carattere difficile e le sue difese erano tali che il suo proprietario, lord Hanry Seymour Nota12) , aveva scommesso che nessun cavaliere sarebbe stato capace di restargli in sella per un giro del Bois de Boulogne:  la posta in gioco era Gericault stesso.

La scommessa fu vinta dal conte Lancosme-Brèves ed è raccontata
dettagliatamente dal barone d’Etreillis nel suo libro :  « Cavallerizzi e Cavalieri » e ne « La Vita Sportiva » dell’Agosto 1884.

La relazione del barone d'Etreillis fu modificata in alcuni punti da un testimone della scommessa, Maxime Gaussen , autore di  alcuni articoli apparsi sulla «Revue des Haras » rispettivamente   nell’ Aprile e Novembre 1884 e  nel Gennaio 1885.
Troverete questi documenti nella mia biblioteca ma,  siccome le premesse della
scommessa non sono riportate, le espongo qui come de Breves stesso me le ha raccontate.

Una sera,  al circo -  Baucher, terminata l’esibizione, stava raccogliendo  gli applausi che ogni giorno gli tributavano - c’era Lord Seymour , uno dei suoi denigratori: si trovava presso il passaggio per le scuderie,  in mezzo ad un gruppo di appassionati   tra i quali  figurava de Brèves.

Quando Baucher fece piede a terra, lord Seymour disse ad alta voce che aveva
nelle sue scuderie un purosangue di tre anni sul quale lo stesso signor Baucher, malgrado il suo talento, non sarebbe riuscito a restare  in sella, e che  era pronto a scommetterci su.
Allora, si fece avanti de Bràves dicendo che  non c’era  bisogno di disturbare il
Maestro per quella scommessa: per accettarla era sufficiente un suo
allievo…lui.

La scommessa fu formalizzata come la riporta Maxime Gaussen.
Per un attimo de Brèves si pentì di essersi così esposto, perchè sua moglie era incinta e in caso di incidente le conseguenze per lei potevano essere spiacevoli.
Ma la riflessione arrivava troppo tardi, « il dado era tratto », la sfida fu accettata e vinta.

Il vincitore regalò Gericault a Baucher, dicendogli molto signorilmente che solo  grazie ai suoi consigli  aveva potuto vincere la scommessa e che la  reputazione del Maestro si sarebbe accresciuta  se  avesse addestrato e fatto esibire in pubblico quel cavallo considerato veramente « infame ».

In realtà  De Brèves restò in sella grazie alla sua forte tenuta di gambe, perchè le dure difese messe in atto da Gericault durante il giro del Bois de Boulogne non poterono essere eliminate che parzialmente. 

Tuttavia, se è vero che restò in sella, è probabile  che le difese del cavallo  sarebbero riprese energicamente al momento di cominciare il lavoro con  Baucher , perchè il cavaliere – dopo la scommessa - non si preoccupò più di montarlo e non impose al cavallo la minima  educazione.

A sorprendere, in questa vicenda,  fu il fatto che Gericault venne  presentato in pubblico dopo ventinove giorni di addestramento e non diede segni di difesa nè commise errori; ciò malgrado la luce dei lampadari, il rumore dell’orchestra e gli applausi del numeroso « pubblico pagante » .

Certamente, niente avrebbe potuto provare meglio la validità dei
metodi,  il valore dell'addestramento e l'evidenza del talento incomparabile di Baucher.

Durante questi 29giorni di addestramento, Gericault – la cui miglior qualità
era la resistenza – fu montato due o tre volte al giorno.

Per il Maestro, Gericault fu   il cavallo più difficile da presentare in pubblico: Baucher mi confidò di essere stato  molto emozionato la prima volta  che lo montò sotto le luci e tra i rumori..

Il lavoro, che gli fece fare quella sera fu sicuramente semplice, anche breve, ma assolutamente corretto.
Numerosi testimoni concordarono nel  constatarlo: tra le schiere dei sostenitori e  degli avversari dichiarati di Baucher, che “aguzzando gli occhi” spiavano tutti i
movimenti del cavallo, c’era anche Lord Seymour.

Quella sera, si celebrò un memorabile trionfo per il grande artista.
Benchè non presentasse più alcun problema sotto l’abile mano di Baucher,   Gericault ancora per molto tempo non potè essere considerato come un cavallo per tutti.

Così, una mattina che era montato da Pauline Cuzent, Nota 13)
spaventato dalla chiusura improvvisa di una tenda,  le prese la mano e non lo si potè fermare se non  dopo un numero incalcolabile di giri di pista.

A proposito dell’addestramento particolare di ciascun cavallo di Baucher,
sul quale ho dato già delle indicazioni, segnalo la perspicacia con la quale il Maestro adattava le attitudini del cavallo a questo o a quel movimento.

Ad esempio  lo straordinario trottigno di Turban, che sbalordiva gli spettatori,
gli fu suggerito dalla estrema eccitabilità del cavallo.

Fu nell’  attitudine di Kleber a sollevarsi davanti che trovò , per quel
cavallo che era privo di potenza , movimenti adatti a  dissimulare tale
carenza.

Lo spostamento dei piedi posteriori di Stades, che arrivavano quasi a
toccare gli anteriori, gli fu suggerito dalla facilità con la quale la giumenta rispondeva – fin dall’inizio – agli effetti d’assieme, ingaggiando i garretti mentre i piedi anteriori si muovevano appena.

Baucher rimediava tanto bene alle imperfezioni dei suoi cavalli quanto sapeva approfittare delle loro predisposizioni.

Così,  la facilità dell’ingaggio dei posteriori di Stades finì per generare  –
come conseguenza – dei problemi al piaffo, perchè le spalle avevano
poco movimento;  allora Baucher dette alla giumenta – forzandone l’azione
- un piaffo-bilanciato che, superata l’inerzia delle spalle, costituiva
una delle sue arie più eleganti.
Si può esercitare il diritto di critica per ogni cosa: talvolta è giustificato, altre volte è gratuito.

Ho sentito rimproverare a Baucher di non lavorare i suoi cavalli allo stesso modo, pur avendo dichiarato che il  metodo era valido per ogni tipo di cavallo.

Ora, bisogna fare una distinzione tra quelli che sono i metodi per portare il cavallo
all’ubbidienza - che possono essere generalizzati  - e l'addestramento specifico di quel dato cavallo, una volta che  è a disposizione del cavaliere: qui bisogna tener conto delle attitudini particolari di ciascun soggetto.

Il cavallerizzo che riesca a scoprirle  da già prova di sensibilità equestre. Nota 14)

Inoltre, Baucher aveva necessità di variare il lavoro dei suoi cavalli, di inventare nuove arie per tener vivo l'interesse del pubblico.

Venne il momento in cui i cavalli dell’allievo poterono essere messi a
confronto con quelli del Maestro:  la prova fu fatta con due miei cavalli , Zegris e Sicambre, che avevano un addestramento più ricco  dei suoi. Baucher stesso – nelle nostre conversazioni – si dilungava volentieri su quei soggetti.

I cavalli che ho addestrato ad andature e a movimenti eccentrici innaturali Nota 15) rappresentano un’eccezione per me che montavo e addestravo un gran numero si cavalli in maniera canonica: approfondirò le ragioni quando tratterò dei  tempi in cui ero  « Cavallerizzo Maggiore » alla Scuola di Cavalleria di Saumur.

Dunque, era logico che mi concentrassi il più possibile sul 
lavoro  di quei cavalli che sottoponevo a quell’addestramento particolare , assolutamente  estraneo ai miei doveri di ufficiale di cavalleria :  lo facevo soltanto per seguire un mio personale bisogno di apprendere e approfondire le mie conoscenze.

Per Baucher era differente:  tutti i suoi cavalli erano destinati allo spettacolo e quindi, per soddisfare il pubblico,  si trovava nella necessità di portarli tutti  allo stesso livello,  cercando di riunire nello stesso cavallo numerose arie spettacolari. 

Non sempre questo era possibile, a causa della  mancanza di qualità di alcuni soggetti; allora,
invece di perseverare nell’impossibile compito  di creare quello che non c’era, Baucher suddivideva tra i vari cavalli le diverse  arie create dalla  sua immaginazione così feconda. Questo era quello che faceva.
Il grande talento naturale del Maestro, ben evidente fin dall’inizio, crebbe  col
tempo. La  prova è in queste sue  parole,  pronunciate negli ultimi tempi della carriera equestre.

Come al solito stavo montando - sotto il suo sguardo - i suoi cavalli; appena feci piede a terra mi disse :  « Se, adesso, lei montasse i miei vecchi cavalli, un tempo tanto ammirati : Partisan, Capitaine, Neptune, Buridan,  li troverebbe male addestrati,  tale è la differenza che li separa dai miei cavalli d’oggi. » Quindi si dilungò sulle ragioni che giustificavano quelle parole.

Esagerando un po’ disse :  « Partisan, era pesante, Capitaine era forse più leggero. »
Certamente i suoi vecchi cavalli erano addestrati e addestrati bene.
Soltanto, il suo talento col tempo era cresciuto,  così come la sua sensibilità equestre si era ancor più affinata. Grazie a queste doti aveva potuto percepire il passaggio dal bene al meglio  e dal meglio all'ottimo, fino a comprendere quello che doveva essere la perfezione ; pertanto, quello che lo aveva soddisfatto un tempo non lo gratificava più il giorno che mi fece quel discorso.
 
Pertanto , sia la bravura del cavallerizzo - se  ha vera passione per la sua arte - che  l’addestramento del cavallo sono costantemente perfettibili.

Il talento del cavaliere così come l’addestramento del cavallo trovano la loro perfezione nella pulizia dei movimenti,  piuttosto che nell’esecuzione di ciò che chiamiamo – convenzionalmente – difficoltà equestri.

Questo ideale di perfezione si fonda sull’uso, sia da parte del cavaliere che del cavallo,  delle sole forze  utili a eseguire il movimento richiesto. Per raggiungere questa perfezione, bisogna – dunque - aver fatto sparire tutte le contrazioni contrarie, inutili, cioè  tutte le resistenze.

Il lavoro che ne deriva è di grande delicatezza  e richiede l’utilizzo di molteplici   combinazioni di aiuti, sostenute dalla partecipazione attiva del cavallerizzo anche nella esecuzione dei movimenti più semplici.

L’espressione  suprema della leggerezza si trova nella perfezione dei piccoli risultati , ottenuti impiegando le  forze del cavallo  che andrò a definire.

Ma, per quanto possa essere ben acquisita,la leggerezza non potrà mai essere conservata completamente, allorquando si affronterà un nuovo movimento. Nota 16)
Immancabilmente, la leggerezza sarà alterata e tante forze inutili saranno subito  messe in gioco:  solo a poco a poco  si potrà  eliminarle, lasciando in campo le sole forze utili.
Perfino di fronte ad una leggerezza meno confermata – anch’essa ha dei gradi – incontreremo delle  conseguenze analoghe.

Soprattutto verso il termine della sua vita, Baucher insisteva sui movimenti
semplici e sulla loro perfezione, dicendomi :  « In altro tempo,
attaccavo velocemente i movimenti complicati. Oggi ci metto sei mesi per
portare i  miei cavalli ad andare dritto e a girar bene. 
Quando la leggerezza completa è ottenuta procedendo sul dritto, la sensazione
di perfetta armonia che sente il cavaliere è tale che  questi esita a passare
ad altri movimenti , sapendo che sicuramente modificheranno quella  combinazione di forze. ». Aggiungeva :  « Sarà lo stesso per lei:  dopo aver
affrontato tutte le difficoltà del  “mestiere” ,  troverà la sua più grande soddisfazione nella perfetta leggerezza, per quanto semplici possano essere i movimenti. »

Il mio Maestro previde giusto. Da parecchi anni l’ho trovata.

Allor'quando nessuna delle articolazioni del cavallo resiste, o resta inerte sotto
la nostra azione, quando tutto può essere messo in gioco, si anima e vibra alla carezza dei nostri aiuti, non c’è bisogno di cercare movimenti complicati per provare della infinita goduria (. .) .

Il cavaliere si trova nella piacevole condizione di  sentire  la flessibilità morbida ed elastica di tutte le articolazioni del cavallo  animate dall’impulso, nell’armonia dei movimenti data dal giusto utilizzo degli aiuti:  da tutto ciò nasce la leggerezza.

E’ questa che, a volte, da all’equitazione superiore, all’alta equitazione,  il suo vero marchio di qualità ( « ELC » equitazione a leggerezza controllata)  e rappresenta, per il cavallerizzo che la pratica, il segno distintivo  del suo talento.

Quello che ho appena scritto  sull’equitazione e su Baucher si riferisce alla fine della sua carriera equestre, molto tempo dopo aver ricevuto le  sue prime lezioni.

Eppure, già a quel tempo, ero entrato un pochino in confidenza con lui.
Presi lezioni da lui dall’Ottobre al Dicembre del 1849; oltre a questo,  tutte le mattine – quando ero libero dal servizio – mi recavo al circo  verso le otto.

Sapevo che sarebbe stato molto indiscreto presentarmi prima  e allora,
spesso avvolto nel mio mantello, restavo fino alle dieci a contemplare il Maestro che montava i suoi cavalli, sforzandomi di carpire i suoi segreti.

Le mie visite mattutine l’avranno inizialmente importunato; in seguito però la mia costanza finì con l’ impressionarlo al punto che, nonostante fosse di indole taciturna  quando non insegnava,  cominciò a rivolgermi  frequentemente la parola,  avviando quei colloqui privati che furono - per me - molto istruttivi.

Poco a poco mi concesse la sua confidenza, mi prese in simpatia e infine,  vista la mia passione per l'Equitazione – passione che non si è mai affievolita – divenni,  per queste ragioni, il suo allievo prediletto.

Baucher scriveva malvolentieri e sovente ricorreva –  per la corrispondenza -  ad
uno scrivano.
Tuttavia, troverete nella mia corrispondenza numerose lettere scritte di suo pugno.
Ce n’è una - tra le altre - davvero interessante : è  datata  1855, anno in cui era a Versailles, impegnato  a dare lezioni alla « Cent-Gardes » . E’ molto lunga e riassume l’insieme del suo metodo.
Possiedo due sue imboccature:  la prima è un morso di briglia senza barbozzale, nel
quale il movimento di bascula si ferma con un prolungamento della parte alta delle aste che si attaccava contro i montanti di briglia. Me la regalò a Lione. L’altra è un filetto che porta stampato - nelle grandi borchie - una « B »:  mi fu regalata 15 anni più tardi, quando Baucher usava soltanto il filetto per addestrare i suoi cavalli. Nota 17)
                                                                                                                                                                    Mi sono dilungato abbastanza su Baucher;  nondimeno – per completezza di informazione - nel seguito del mio racconto sarà necessario parlare
ancora di lui. Infatti,   dopo aver descritto la figura del conte d’Aure ,  sarà interessante mettere a confronto i miei due grandi Maestri:  Baucher - d'Aure.
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