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Autore Topic: Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo X  (Letto 3022 volte)

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raffaele de martinis

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Un Ufficiale di cavalleria. Capitolo X
« il: Marzo 14, 2013, 07:26:04 pm »

CAPITOLO X
Le lezioni di Baucher sviluppano il ragionamento. - So ascoltarlo. – Guardarsi dai complimenti. – Il mio primo addestramento di un certo valore. - « Sabine ». – Vado a Saumur come tenente istruttore. -   La mia divisione. – Il colonello Jacquemin. –
Il général de Goyon ; le sue dispute col colonello Ambert.


L’equitazione praticata da Baucher mi appassionava:   principi e metodi pratici insegnati dal Maestro erano frutto della logica ;   il loro studio mi fu di grande aiuto per sviluppare questa funzione e per affinare le mie  capacità di valutazione. Nota
D’ altro canto, io non perdevo alcuna occasione per accrescere la mia cultura equestre.
Quando ebbi acquisito un certo talento equestre, Baucher mi disse :  « lei andrà lontano:  non solo grazie alla sua attitudine, alla sua volontà e al suo amore per l’equitazione, ma anche perchè lei sa ascoltare ».Nota  Aggiunse che già da tempo era stato colpito dall’attenzione con la quale seguivo le sue parole, senza interromperlo con osservazioni inopportune.
Il conte d’Aure mi fece una osservazione simile. Suo figlio Olivier lo aveva rimproverato di darmi un’istruzione equestre più completa che a lui stesso;  il conte d'Aure gli rispose : « E’ vero. Il punto è che L'Hotte ha fiducia nelle mie parole. Sa che ho più esperienza di lui e, quando gli do un consiglio, si sforza di applicarlo subito senza discussioni. Tu,  invece , reagisci a ogni mio  avvertimento  con delle obiezioni.»

In effetti, sapevo ascoltare.

Da questo ho tratto profitto per la mia carriera equestre, non solo dalle lezioni dei miei due illustri maestri, ma anche in altre circostanze.
Infatti dopo aver montato in pubblico i miei cavalli ,  ricevuti  i complimenti d’uso, ero solito rivolgermi alla persona che ritenevo più competente tra i presenti perché mi indicasse ciò che aveva trovato di scorretto.
Più di una volta una semplice osservazione mi è stata molto utile, soprattutto quando
 era riferita – con ottime ragioni - alla parte del lavoro che più aveva entusiasmato gli ignoranti e i « sedicenti esperti ». Nota
In Equitazione questi personaggi sono molto frequenti e bisogna guardarsi dai loro
apprezzamenti e dai loro elogi, che troppo spesso sono un balsamo per il nostro amor proprio.

Il mio primo addestramento significativo con buoni risultati  fu quello di Sabine, la giumenta avuta in dotazione dall’arma quando entrai alle « Guide d'Etat Major »,  che tenni per molti anni.
Cominciai il suo addestramento a Lione, contemporaneamente a quello di una giumenta di truppa chiamata  Marianne, sotto la direzione di Baucher.
Questa era una cavalla comune, dotata di pochissima azione naturale:  potete capire, dopo quello che ho detto riguardo al cavallo baucherisé del 1849, quale impegno di speroni dovetti impiegare per metterla in avanti.

Sabine è stata la mia prima vera cavalla:  per questo mi fa  piacere  descriverla e raccontare tutta la sua storia.
Era molto insanguata, baia, di buona taglia, bellissima incollatura da cigno, appiombi perfetti e un’andatura elastica di rara eleganza.
Era generosissima, dava al suo cavaliere sempre  più di ciò che le chiedeva; 
sensibilissima,  al punto tale che se – durante l’addestramento – la montavo teso per miei problemi o se - per una qualsiasi altra ragione - perdevo la morbidezza del mio assetto, lei si metteva in agitazione o si irrigidiva  condizionata dal mio stato d’animo in sella. Nota
Le sue grandi qualità  risaltavano soprattutto nel passeggio, che potevo accorciare ed estendere a mio piacimento.
Mantenuto nella sua azione media, lo faceva con una morbida elasticità,  accompagnata da un leggero dondolio che dava a quest’aria una grazia e uno charme  che non ho più ritrovato nei cavalli  addestrati in seguito.
Con questa cavalla ho fatto il mio corso di tenente istruttore; mi ha seguito poi nei Corazzieri, dove fui promosso capitano istruttore.
Quando questo reggimento ebbe la rimonta di cavalli grigi dovetti - con grande dispiacere - abbandonare la mia bella giumenta.
Alla vigilia della sua partenza per il Reggimento delle Guide, al quale era destinata, la montai per l’ultima volta, all’alba, nella solitudine più assoluta, sulla « promenade de La Roche » che dominava la citta di Verdun.
Non potrò mai dimenticare quella mattina, perchè provai una delle mie più forti emozioni equestri .
Mai la mia cara cavalla  era stata così brillante, mai  mi aveva assecondato con più prontezza e generosità.
Quando feci piede a terra e l’accarezzai per l’ultima volta....avevo le lacrime agli occhi. Notona

Al Reggimento delle Guide, Sabine fu affidata ad un ufficiale - credo  facesse il portastendardo -  e,  benchè la sua impressionabilità si fosse molto attenuata, restò  comunque assai nervosa e inadatta a quel servizio:  infatti prese più volte la mano  creando,  tra l’altro,  diversi problemi in un giorno di rivista;  per questo, finalmente,  fu mandata al maneggio di Saint-Cyr, pensando che là avrebbe « messo la testa a posto. »

Il capitano Dijon, che  comandava allora quel maneggio, mi scrisse per sapere quale fosse stato l’addestramento particolare di Sabine, alla quale nel frattempo - prima di metterla nei ranghi - avevano cambiato  il nome in Actéonie,.
Un Inglese, grande esperto di cavalli del quale ho dimenticato il nome, venne a  visitare le scuderie del maneggio di Saint Cyr :  Dijon gli mostrò Actéonie.
La giumenta era ormai anziana, risentiva degli acciacchi del tempo:  vista così sembrava una rozza e  l’inglese fece dei commenti poco garbati...allora Dijon montò la sua giumenta.

Essa aveva conservato tutto il suo pregio, e quando il cavaliere la mise al suo passeggio così eclatante, l'inglese - uscendo dalla sua flemma - si lasciò andare, e gridò a Dijon, agitando il cappello :  « Cavallo da Imperatore - monsieur - cavallo da    Imperatore ! ! »

Quando presi il comando della sezione di Cavalleria di Saint Cyr, ritrovai la mia Sabine, ma non volli montarla più; al momento di lasciare Saint Cyr per prendere il comando del maneggio di Saumur, Sabine era ormai l’ombra di se stessa, sebbene non fosse stata ancora riformata:  della grande cavalla che era stata rimaneva solo il ricordo. Nota.

Ritorno al 1849. Baucher stava lasciando Lione, quando partii per Saumur,  per frequentare il corso di tenente-istruttore.
Durava due anni:  arrivai alla scuola di cavalleria nel Gennaio del 1850.
Quel corso, frequentato anche da tenenti di artiglieria, contava 25 ufficiali. Era composto da elementi eccezionali  e fu ricordato a lungo nell’ambiente della scuola.
Due dei tenenti erano stati i primi nel  primo corso fatto a Saumur come allievi ufficiali;  tre si erano piazzati secondi e soltanto cinque non provenivano dall’Accademia o dall’Università.
Quel corso, nel quale ottenni il primo posto, mantenne ciò che  prometteva :  ne uscirono 4 generali di divisione e 4 generali di brigata.

Quando arrivai a Saumur il generale Budan de Russé stava lasciando il comando della scuola,   esercitato pro tempore dal comandante in seconda, il colonnello Jacquemin, uomo dalla viva intelligenza e dalle speciali ed alte qualità.
Nel mese di Aprile il comando di Saumur fu preso dal generale conte de Goyon.
Entrato in servizio durante la Restaurazione, era uscito da Saint Cyr, aveva fatto un corso di ufficiale istruttore a Saumur ed era al  comando del 2e Dragoni quando raggiunse il grado di generale.

Più tardi, divenuto aiutante di campo dell’Imperatore, comandò la divisione di cavalleria a Lunéville e, in seguito,   le truppe di occupazione a Roma.
Aveva tanta energia e belle maniere, ma era molto vanitoso: questo suo difetto aveva    attizzato lo spirito – a volte caustico – del suo comandante in seconda,  che era spesso in contrasto con lui;  infatti il colonello Jacquemin diceva :  « Basta fare..glou, glou, glou, perché il generale de Goyo faccia la ruota come un tacchino».

In molte circostanze, la sua vanità gli fece fare figure barbine, eccone una .
Quando il generale de Goyon lasciò il comando del 2° Dragoni, fu sostituito dal colonello Ambert.
Non tutti gli ufficiali del 2e Dragoni nutrivano la medesima considerazione per il loro vecchio colonnello: normalmente, quando un nuovo comandante si insedia, ottiene il sostegno degli  ufficiali ostili al suo  predecessore, mentre il resto dei ranghi si mantiene, sulle prime, neutrale.

Il generale de Goyon aveva conservato delle relazioni con alcuni di questi ultimi col risultato di alcune lettere « agro-dolci » scambiate tra i due colonnelli.
Dunque, l’atmosfera era abbastanza tesa tra i due, quando il generale de Goyon ebbe la bella idea di spedire la sua spada da colonnello al suo successore, accompagnata da una lettera nella quale si chiedeva di riunire gli ufficiali e di dare, in loro presenza e a suo nome,  quella spada al capitano più anziano del reggimento.
La risposta del colonnello Ambert, la cui penna era spesso aspra, conteneva questa frase :  « La vostra spada, mio  generale, non è la spada di Cesare, nè quella di Napoleone ma, come la mia, è un semplice oggetto di decoro :  l’ho rimessa al “ portaordini “ che la porterà al capitano al quale è destinata... »

Il colonnello Ambert troverà altre due occasioni per sfogare il suo rancore.
Diventato generale e consigliere di Stato, Ambert fu incaricato dell’istruttoria  per stabilire se il  generale de Goyon avesse i titoli per prolungare le sue funzioni di comandante delle truppe d’occupazione a Roma oltre i limiti d’età, come aveva richiesto;   e se il suo secondogenito potesse prendere il nome e il titolo di duca di Feltre, che era stato del nonno materno della signora contessa de Goyon.
Le conclusioni del primo rapporto furono tutte sfavorevoli e la domanda fu bocciata.
La seconda richiesta fu accolta, ma le considerazioni contenute nel rapporto a proposito di  Clarke, duc de Feltre, personaggio dal quale il generale de Goyon intendeva rilevare il nome e il titolo, non erano propriamente lusinghiere...Ambert: -  "che gran figlio di escort" !
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