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Autore Topic: Il generale L'Hotte, chi era mai costui ?  (Letto 22125 volte)

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raffaele de martinis

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Il generale L'Hotte, chi era mai costui ?
« il: Giugno 19, 2013, 05:24:06 pm »

Il generale L'Hotte


Alexis L'Hotte : 25 mars 1825 - 3 février 1904

Già dai titoli - semplici ed elegantissimi: - "Un Ufficiale di Cavalleria" e “Questioni Equestri”, il Generale, modestamente,  minimizza la sua enorme figura di cavallerizzo di talento, di sagace scrittore di cose equestri, di militare di altissimo rango e di (relative) larghe aperture mentali: intelligente, innovativo impose col suo "pugno di ferro" importantissime direttive all'equitazione francese.
“Questioni Equestri”, ritenuto dal colonnello de Saint-André,  già Cavallerizzo Maggiore del "Cadre Noir" di Saumur :"un capolavoro di eleganza e di chiarezza, il libro che tutti i cavalieri dovrebbero avere sul comodino, nel quale ancor'oggi,  il maestro d'equitazione troverà adeguate soluzioni a tutte le problematiche equestri”.
Ovviamente il libro risente, in alcuni punti, degli insulti del tempo, ma resta nel suo complesso attualissimo perché il Generale ha deliberatamente tralasciato di soffermarsi sui metodi e sulle tecniche - variabili all’infinito - e ha messo in risalto i principi equestri essenziali, ha vagliato i vari tipi di monta per giungere alla Filosofia dell'Equitazione che ha distillato nel suo celeberrimo motto: calmo, dritto e in avanti.
Nella sua autobiografia: "Un Ufficiale di Cavalleria" non vi è alcun cenno alla politica, alla religione, alle sue imprese di guerra, alle relazioni personali, al suo rapporto con le donne se non quello con sua madre e sua nonna, figura assai particolare dalla quale probabilmente discende il suo carattere.
Non ci sono riferimenti alle problematiche - al di fuori di quelle equestri -  di cui fu protagonista, non c’è alcun cenno ai suoi interventi e alle sue scelte che di fatto condizionarono l'equitazione francese e che hanno avuto ripercussioni in quell’ambito  fino ai giorni nostri.
Per conoscere meglio il Generale bisogna attingere dagli scritti di Decarpentry, di Saint-André, di Ollivier, ecc.


In compenso, L’Hotte - nei suoi "souvenirs" - disegna una serie di splendidi ritratti dei grandi Cavallerizzi che dominarono l’epoca d’oro dell'Equitazione francese, tra i quali campeggiano in assoluto i suoi due maestri:  Baucher, il genio che stravolse l'equitazione che oggi chiamiamo "classica" e d'Aure:  il Cavaliere, il "centauro" per eccellenza.  Inoltre mi è rimasta molto impressa - tra le figure dei cavallerizzi da lui tratteggiate - quella del comandante Rousselet: l'ecuyer, che duecento anni fa "parlava ai cavalli" a dimostrazione che - in equitazione - "nulla di nuovo c'è sotto il sole".


 Oltre che allievo fu amico sincero di Baucher e di d'Aure, dai quali fu considerato il loro "miglior allievo"...un po’ come se un chitarrista fosse stato il "miglior allievo" di Andrés Segovia e il "miglior allievo" di Django Reinhardt,  prendendo il meglio dai due geni ed eguagliando il primo in esecuzione classica ed in secondo in virtuosismo jazzistico.

Ho fatto quest'esempio mirabolante per sottolineare le qualità equestri del Generale;  inoltre, L'Hotte era dotato di un enorme carisma personale che , unito ad un'autorità acquisita indiscussa ed indiscutibile , hanno fatto dire all'allora colonnello de Saint-André, storico ufficiale del "Cadre Noir" :  "Se mai c'è stato un "Grand Dieu" a Saumur questi fu il generale L'Hotte"...ma chi era/chi è "le Grand Dieu" a Saumur ??

La ripresa dei cavallerizzi del Cadre Noir viene chiamata:  La "Ripresa degli Dei" o anche la "Messa Nera".

Questi termini vennero forgiati dalla "respectueuse insolence" degli allievi ufficiali della Scuola di Cavalleria, che dicevano e cantavano e scrivevano che i loro istruttori di equitazione montassero a cavallo "come degli dei", che il loro maneggio fosse "l'Olimpo"; dunque è naturale che l'ecuyer en chef, il cavallerizzo maggiore, fosse chiamato: le "Grand Dieu"...il "Padreterno".

Il "Padreterno - Il Pugno di Ferro - Il Sommo Taciturno - La luce sotto il moggio."

Così veniva chiamato il Generale, sono "ingiurie/nomignoli" che svelano una parte della sua personalità che si potrebbe sintetizzare con due aggettivi:  "autorevole e riservata...riservatissima".


Detto perché era considerato il "Padreterno" vediamo perché era chiamato:  "Il Pugno di Ferro" (Le Gant de Fer).
 Mi ripeto:  "Il generale L'Hotte, è stato - probabilmente - il cavaliere più brillante e più completo di tutti i tempi": a cavallo, sicuramente, aveva una mano leggera, delicata ed esperta.; una "buona mano", deve essere di “velluto” quando il cavallo sta agli ordini, ma deve diventare di “ferro” quando ci sono delle disobbedienze; così per tre volte il Generale ha infilato la "sua mano di velluto" in un "guanto di ferro" per orientare il destino della Scuola di Cavalleria di Saumur e dunque di tutta l'Equitazione francese.
Come lui stesso dirà:  "i principi di D'Aure o quelli di Baucher, saranno seguiti a seconda dell'equitazione scelta:  da campagna per il primo, artistica per il secondo":  dunque nessuna commistione, nessuna fusione.
La prima volta che il Generale impose il suo "pugno di ferro"  fu nel 1864, appena nominato "Cavallerizzo Maggiore" a Saumur , in sostituzione del comandante Guerin.
Questi era stato schiacciato tra due eminentissime personalità:  quella del conte D'Aure che lo aveva preceduto e quella del generale L'Hotte che gli sarebbe succeduto.
Guérin  prese il comando del maneggio con appena il grado di capitano, fu segnalato dallo stesso conte D'Aure, che malgrado conoscesse la sua propensione per Baucher - l'acerrimo nemico - non esitò a proporlo come suo successore perchè convinto delle capacità dell'uomo e del cavallerizzo.
Guérin era troppo alto per l'equitazione, malgrado ciò fu un abilissimo cavaliere ed un eccellente addestratore.
Mantenne il metodo del suo ex comandante - il conte d'Aure - certamente il più adatto alla equitazione militare ma vi aggiunse quelle tecniche di Baucher che riteneva più semplici ed applicabili per cavalieri di media bravura.
Non tentò una vera e propria fusione organica tra i due metodi...nella realtà la commistione tra le due scuole era a percentuale variabile, si prendeva un po’ più dell'una o dell'altra a seconda delle circostanze e della capacità dell'istruttore.
Preso il comando del maneggio, L'Hotte rigetta la posizione conciliante di Guérin :  il Generale si considera principalmente un militare e pertanto ritiene che la sua responsabilità sia quella di formare dei cavalleggeri.i per i quali era ampiamente sufficiente la pratica della bassa scuola; e aggiunge, riferendosi alle difficoltà di applicazione pratica del metodo Baucher:  "Non tutti possono andare a Corinto"...dunque: siccome non a tutti è dato di andare a Corinto, meglio negare l'autorizzazione a chiunque... ragionamento radicale ma indubitabilmente efficace.
Il "pugno di ferro" si fece sentire...Baucher - il suo amato e riverito Maestro - fu radiato dalla scuola, il Generale raccomandò la concisione, la praticità, il lavoro all'aperto...perfino il passage fu vietato nelle riprese degli istruttori.
Però, lui stesso ed alcuni dei suoi aiutanti si dedicarono a praticare il sistema di Baucher , ma solo coi loro cavalli personali.

L'immediato successore di L'Hotte fu il comandante De Ligneres, d'Aurista convinto che incrementò in quella direzione il dictat di L'Hotte,  anche perchè si era in guerra e dunque fu privilegiata l'equitazione da campagna, la più efficace e semplice possibile.
Ma quando De Ligneres fu sostituito da Dutilh, le "gant de fer" battè di nuovo forte il suo pugno per evitare la aborrita fusione.
Dutilh, era entrato a Saumur a 17 anni come aiuto trombettiere : per soli suoi meriti e a prezzo di grandi sacrifici divenne ecuyer en chef...Dutilh, voleva abbattere lo steccato tra l'equitazione di maneggio e quella di campagna: l'una doveva essere complementare all'altra, una visione moderna che però a quel tempo fu bloccata da L'Hotte in persona.
Guardate se quanto predicava non fosse modernissimo:  lui cominciava il lavoro con l'incollatura bassa in distensione in modo che il dorso si impegnasse a sostegno del garrese, e i posteriori "andassero sotto", questo permetteva - nella seconda fase - di rilevare l'incollatura -premessa necessaria per l'alta scuola - senza problemi e con il giusto equilibrio muscolare per poi tornare ad allungarla quando era richiesta la velocità in campagna o nello sport.
La dimostrazione vivente era Tripolien un grigio pomellato, il suo cavallo preferito che primeggiava sia nei percorsi di caccia che nella esibizione del grand passage in maneggio.
Ma il Generale vegliava, nel frattempo era diventato "Comandante della Scuola di Cavalleria", dunque diretto superiore di Duthil : si irritò come una “vespa irritata”, chiamò il capo cavallerizzo, lo mise sugli attenti e gli fece un bel cicchetto:  "questa non è equitazione militare! Questo non è il metodo D'Aure ! Stai tentando una inopportunissima fusione col metodo Baucher!"
Il povero Dutilh, era nel giusto, la strada che stava cercando di tracciare era quella buona, ma come opporsi alla autorevolezza di L'Hotte ?
Per la seconda volta il passage fu escluso dalle riprese dei cavallerizzi e il Generale impose di nuovo il metodo d'Aure.
Dutilh, scoraggiato ed umiliato, andò in depressione... in meno di due anni - forse per questo - morì.

La terza volta che il Generale impose la sua autorità fu quando - alla morte di Dutilh - si prospettò la candidatura alla sua successione di James Fillis:  baucherista eccentrico capace della più estrosa "equitazione di fantasia".
Dava molto impulso ai suoi cavalli ma era tacciato di usare la brutalità per ottenere quella eccezionale spinta in avanti.
Era raccomandato da - nientepopodimenochè - Clemanceau, il potentissimo futuro presidente del consiglio, che era suo allievo e suo estimatore, nonchè autore - si dice - della stesura dei testi di Fillis in francese che - come sappiamo - era inglese d'origine.
Ebbene L'Hotte non poteva sopportare che a Saumur, come comandante del Maneggio, fosse nominato:  un baucherista, sia pur esso eccentrico, un civile avulso dalle problematiche peculiari dell'esercito...ma soprattutto, orrore:  un cavallerizzo inglese !
Dunque, il Generale impose il comandante Pietou d'aurista convinto...la sua linea era – ancora una volta - rispettata.
In seguito, allentata la pressione del "pugno di ferro", pian piano l'equitazione superiore riprese il suo posto a Saumur ma comunque circoscritta alle riprese dei cavallerizzi o fatta a titolo personale.
Riguardo quest'atteggiamento di L'Hotte, vediamo come la pensa il generale Decarpentry,  uno dei massimi esperti di Equitazione:
"Le conseguenze della adozione del metodo Baucher nell'esercito sarebbero state molto probabilmente disastrose, a fronte di qualche sporadico successo ci sarebbero stati certamente tanti fallimenti.
Il Generale prese quelle sue decisioni in quanto "Ecuyer en chef a Saumur", dunque indirettamente responsabile dell'istruzione equestre dell'intera cavalleria francese.
Posso supporre che, se si trovasse - oggi – a capo della squadra francese di dressage, giudicherebbe i suoi cavalieri certamente "capaci di andare a Corinto", dunque consentirebbe loro l'accesso al metodo Baucher per pervenire - con esso - alla leggerezza che è il marchio indispensabile della vera arte equestre.”


Probabilmente si devono a lui anche le modifiche delle "arie alte" della "ripresa dei saltatori":  la corvetta classica diviene una pesata molto sollevata, praticamente una cabrata; la groppata si trasforma in una violenta scalciata anch’essa controllata e la capriola è resa più agevole, più naturale facendo si che il cavallo ripiombi a terra prima con gli anteriori e poi coi posteriori invece che coi quattro arti contemporaneamente, come continuano a far fare i cavallerizzi della Scuola Spagnola di Vienna.
Tutto ciò allo scopo di dimostrare che per i saltatori l'equilibrio sulle anche classico, non era necessario e poteva esser sostituito dall'equilibrio orizzontale dell'equitazione militare per eseguire i "salti di scuola", naturalmente nella versione riveduta e corretta di Saumur.
Benchè da decenni la cavalleria francese usasse la sella inglese, era prescritto che i militari trottassero seduti; il tenente L'Hotte, avendo capito i vantaggi del trotto sollevato - dando prova di spirito di iniziativa e di indipendenza - faceva trottare , in occasioni non ufficiali , il suo plotone "all'inglese".
Il trotto sollevato, leggero, detto a quel tempo "all'inglese",  fu adottato dall'esercito francese grazie alla decisione di L'Hotte che per imporlo  - a causa dell’ottuso conservatorismo militare -
dovette aspettare alcuni decenni , i gradi di Generale , la funzione di Comandante della Scuola e la presidenza del Comitato di Cavalleria...nient’altro ??
C’è da dire che il Nostro, dal punto di vista strettamente militare, non partecipò ad epiche campagne di guerra né ad imprese particolrmente significative:  fu impegnato in operazioni di routine e sappiamo che fu mandato a reprimere i disordini durante il “quarantotto” a Parigi.

Pas une ombre de femme - meme furtive - ne l’aura accompagné dans son periple.
Così scrive il colonnello de Saint-André, in una sua breve biografia sul Generale.
Il fatto - pas une ombre de femme -appare bizzarro, se si considera che gli ufficiali, in particolar modo quelli di cavalleria, erano a quei tempi - per l’immaginaro femminile - il corrispettivo degli attuali calciatori, divi del cinema e della televisione, veri “sciupafemmine” a giudicare dalla biografia di molti di essi tra i quali spicca Caprilli.
Scorriamo brevemente l’autobiografia di Hotte:figlio e nipote di militari, gli zii morti in battaglia, il padre è quasi sempre assente, in missione; il nonno è deceduto prima di poterlo conoscere.
Il piccolo Alexis cresce in un ambiente quasi esclusivamente femminile, dominato dalle antitetiche figure della madre e della nonna: la prima dolcissima e fragile, la seconda dura ed estremamente severa anche in rapporto alla rigida educazione del tempo. Sullo sfondo, due zie.
Spicca, in questo gruppo familiare, la mancanza di figure maschili di riferimento: il ragazzino che si aggira solitario nelle sale della casa paterna, alla ricerca di una possibile identità futura, trova solo racconti e ricordi di uomini che non ci sono più, trova i loro oggetti, trova la divisa e le armi del nonno che la vedova, magnanimemente, gli lascia “toccare e ammirare” di tanto in tanto. 
Il ragazzino Alexis viene allevato per diventare soldato in una casa di soldati che non ci sono, dove l’unico superstite - il padre - è quasi sempre assente e in pericolo di morte, lo testimoniano le numerose ferite ricevute in battaglia una delle quali a Waterloo.
Non è una prospettiva invogliante, se ci pensate. Però rifiutarsi è inconcepibile: non in quella società, non con quella nonna.
Sicuramente lavorando un po’ di fantasia, possiamo supporre che il piccolo Alexis abbia tentato di risolvere il dilemma accettando il suo ruolo maschile di soldato, ma identificandosi con le figure femminili di casa: in parte perchè erano le uniche presenti, in parte perchè erano vive...cosa che non si poteva dire della maggior parte dei parenti maschi.
Nella personalità adulta, quando il piccolo Alexis è ormai diventato un ufficiale, vediamo come riescono a conciliarsi  atteggiamenti virili -  fa il suo dovere primeggiando sempre e comunque sugli altri, si dedica quasi con fanatismo alla ginnastica -  con atteggiamenti/gusti femminei: da sempre ama l’equitazione che considera un’arte.
“Pour la petit histoire”, si deve a L’Hotte l'adozione della elegantissima divisa nera che diverrà il simbolo del Cadre Noir : infatti, a quel tempo la divisa ufficiale della scuola era blu scuro, forse era nero il lampion (il bicorno);  invece L'Hotte,  comandante del Maneggio della Scuola di Cavalleria,  prese l'abitudine   - con i suoi cavallerizzi - di andare vestito "tout de noir", mentre gli istruttori militari portavano un Kepì con una banda azzurra cielo...ecco come nacquero: "le Cadre Noir" e "le Cadre Bleu".
In seguito L'Hotte sostituì nell'uniforme di gala - che conservava e conserva ancora i pantaloni chiari - gli stivali flosci con quelli rigidi verniciati.
 La Hotte ha molti amici, e - nel suo “diario” li descrive - in particolare - sottolinea il rapporto con il suo collega Courtivron al quale fu legato da affettuosa amicizia per tutta la vita.
Non c’è alcun cenno ad “amiche”, solo voci vaghe - raccolte da terze persone - di un suo non ben precisato interesse per signore sposate.
Possiamo forse ipotizzare che il Generale fosse omosessuale? Sicuramente non vi sono prove certe in merito...ci mancherebbe ! Tuttavia la sua personalità, molto più complessa di quanto appaia, è compatibile con questa inclinazione.

Ad un certo punto, si scontrò con la politica e coi potenti di turno a causa di certi suoi atteggiamenti non graditi o male interpretati dal “potere costituito”,  subendo anche delle sanzioni.
Per comprendere questo aspetto, bisogna mettere in relazione le tappe dell'evoluzione dell'equitazione francese con gli accadimenti e i fatti storico-politici del periodo.
"Equitazione Sanculotta", così era chiamata "oltre Reno" - in maniera dispregiativa - l'equitazione di Baucher, più realisticamente dovremmo dire "Equitazione Rivoluzionaria", in quanto, Baucher spazzava via la "Scuola di Versailles" - tutta grazia convenzioni ed eleganza - la quale, a sua volta, aveva soppiantato la terribile "Scuola Napoletana".
Tra l'altro, sembra che Baucher - giovanissimo - abbia lavorato presso la "Accademia Milanese" diretta da Mazuchelli il quale, nell'addestrare i cavalli, spingeva all'estremo il rigore e le pignolerie che la "Scuola Napoletana" aveva predicato - in tutta Italia - nel corso del XVIII secolo.
I suoi cavalli, erano preparati - minuziosamente - prima alla corda e poi alle redini lunghe con tutta una serie di complicati  sistemi di contenzione, poi erano lavorati alla mano e ai pilieri:  per queste pratiche era necessario ricorrere all'aiuto di numerosi aiutanti muniti di bacchette, fruste e capezzoni dentati.
Può darsi, che proprio a causa del ricordo di queste pratiche dure e complicate  - in seguito -  Baucher manifesterà tutto il suo orrore per per qualsiasi tipo di marchingegno da usare nell''addestramento dei cavalli."

Ora, come sappiamo, L'Hotte "rinnega" il suo Maestro ed amico Baucher per l'altro suo Maestro ed amico d'Aure, questa scelta può essere giustificata dal fatto che essendo un militare dovette orientarsi verso un'equitazione più pratica e semplice.
Quello che non si capisce e perché - pur avendo tutti i mezzi per evitarlo - permette che le spoglie del povero Baucher finiscano disperse nella fossa comune.
Secondo me, il Generale - pur godendo di mezzi e di una grande autorità - doveva fare i conti con la politica.
Non aveva mai manifestato apertamente le sue idee a proposito ma si sapeva che era un conservatore e quasi certamente un "imperialista".
Ora, i "baucheristi" furono tacciati in blocco di essere "bonapartisti", il Generale, non contento di proibire l'applicazione del metodo di Baucher alla Scuola di Saumur, gli inflisse un "colpo mortale" redigendo egli stesso - nella più pura ortodossia d'Aurista: - "L'Istruzione a Cavallo nel Regolamento per la Cavalleria del1876".

Baucher morì nel 1873, siamo nella III Repubblica: 1871 - 1940;
L’Hotte faceva parte dello sparuto corteo funebre che accompagnò Baucher al cimitero, ma probabilmente, non se la sentì di sfidare apertamente i politici al potere, quando - circa 5 anni dopo - non fece nulla per evitare che i resti del suo amato maestro venissero trasferiti, dal cimitero parigino di Père-Lachaise, alla “trancheée gratuite” altrimenti detta fossa comune,
E’ evidente che - come il Generale - anche i numerosi allievi e amici di Baucher sentivano “l’aria che tirava”  e si guardarono bene dal prendere iniziative in quel senso; la cosa “normale” sarebbe stata fare una colletta tra di loro e fare - non dico un mausoleo  - ma almeno una lapide al più grande cavallerizzo di tutti i tempi.
il Generale aveva capito tutto, infatti nel 79 avrebbe avuto dei "grattacapi": otto giorni agli arresti e una dura reprimenda con diffida dal Ministro della Guerra per aver accolto alla scuola  (lo aveva fatto suo malgrado)  don Carlos di Borbone allora rifugiato in Francia.
L’Hotte sapeva di esser caduto in disgrazia, infatti, l’anno dopo: nel 1880 - viene rimosso dalla carica di "Direttore della Scuola di Cavalleria" ,  ma gli mancavano ancora dieci anni per andare in pensione: dunque gli conveniva “stare buono”.
Tutto sommato - alla fine - ne uscì bene perché "recuperò" ricoprendo vari incarichi prestigiosi fino al 1890, quando - per raggiunti limiti d'età - andò in pensione, tutto ciò grazie alla fama di straordinario cavallerizzo che che si era conquistato ai massimi livelli istituzionali dei maggiori paesi europei.



Quando si ritirò in pensione, portò con se i suoi ultimi cavalli: Domfort, Glorioux ed Insensèe,

 fino a quando le condizioni fisiche glielo consentirono
 continuò a montarli nel suo piccolo maneggio , poi, quando la salute venne a mancargli, si limitava a guardarli scorazzare liberi vicino casa.
 Dette disposizioni che - alla sua morte - i tre cavalli fossero abbattuti...dati i tempi, risparmiò loro una penosa “discesa agli inferi”: fu un estremo atto d’amore.
                                                                                 Raffaele de Martinis

Questa scritto, ha come fonti principali le opere di:
Decarpentry - de Saint-André - Durand - Ollivier - Caron - L'Hotte e...Internet.
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raffaele de martinis

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Re:Il generale L'Hotte, chi era mai costui ?
« Risposta #1 il: Dicembre 07, 2013, 11:16:45 am »

Circa un programma di equitazione superiore che sto impostando, ho ripreso in mano: Equitation Academique del generale Decarpentry; apro le prime pagine e l'occhio cade immediatamente su queste parole:

...più tardi, il generale L'Hotte, nelle Questioni Equestri, darà corpo ai suoi principi, ai quali la moderna Scuola di Equitazione Francese deve quasi tutto.
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raffaele de martinis

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Re:Il generale L'Hotte, chi era mai costui ?
« Risposta #2 il: Gennaio 25, 2014, 09:25:01 am »

Care ragasse, è con viva e vibrante soddisfazione che nuntio vobis cum  gaudio magno che la scuadra dei picchiatelli si è rimessa in moto per completare e revisionare "Un Officier".

Lavorando alle "questioni", abbiamo aqquisito il noau e dunque si metterà a fronte il testo originale come per "questioni", in questo caso, fatto assai importante perché la nostra versione taglia i tanti elenchi e date e prolissità messe pignolicamente dal Generale, questo grazie ad Alex - il nostro uebmaster - che ha fatto uno splendido lavoro nel sito di Cimarosa.

A proposito:Peppino è un figlio per me, dunque, lo vedo - con l'occhio orgoglioso del padre - come un futuro cavallerizzo, bene, lo hanno chiamato e gli hanno affidato la direzione/la regia del Galà di Porto Rosa, l'evento sarà il prossimo Aprile.

L'anno scorso era uno degli artisti di questa manifestatione...



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A proposito, Oddo, grazie alla cura ma sopratutto grazie alla ferratura è tornato a zompare come un polledro, Diamante - un polledro esplosivo, io l'avrei messo al salto ostacoli: è pura dinamite - non è ancora pronto ma è assai probabile che quest'anno potrà andare allo spettacolo di Verona...ma c'è qualcosa di ecceziunale in pentola, non lo dico per sgaramanzia....



« Ultima modifica: Gennaio 25, 2014, 09:38:48 am da raffaele de martinis »
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